«V come vendetta» un fumetto che vale

da Berlino

V come vendetta è stato ieri in concorso al Festival di Berlino, come Sin City era in concorso al Festival di Cannes: i supereroi sconfinano dal fumetto al grande schermo. Questi film sono generalmente modesti, partecipano però ai grossi festival per attrarre il pubblico giovanile e - nel caso di V come vendetta - perché sono girati nel Paese ospitante. Il regista di V come Vendetta John McTeigue ha fatto però una buona scelta, che in parte bilancia la cattiva (ispirarsi alle storie di Alan Moore e David Lloyd, manipolate dai Wachowski): ha per protagonista Hugo Weaving, l’agente dell’Fbi nei Matrix. Ma gli ha messo una maschera, perché mascherato è il personaggio dei fumetti. Costui agisce come un conte di Montecristo dedito al terrorismo in un’Inghilterra formalmente del futuro, ma che ha tratti orwelliani, da 1984, e lati thatcheriani (le storie sono degli anni Settanta/Ottanta) che oggi si direbbero blairiani. Nel film di Michael Radford tratto da 1984, John Hurt era la vittima del Big Brother: qui è il Big Brother in persona, che si chiama Adam Sutler proprio per evocare Adolf Hitler.