Vacanze, ecco la mappa dei Paesi a rischio

Tra gli Stati più pericolosi l’Afghanistan, il Pakistan e l’Irak, in particolare nel triangolo sunnita

Gian Marco Chiocci Claudia Passa

da Roma

Turismo e terrorismo, un binomio con cui fare i conti. Con le bombe di Londra e l’attacco al bus di turisti in Turchia nuove bandierine vanno a colorare la mappa cromatica con le mete da evitare disegnata dagli 007 italiani. Oltre alle «classiche» aree turbolente afghano-pakistana, israelo-palestinese e irachena, l’ombra del terrorismo si allunga verso quei Paesi arabi e del quadrante euroasiatico che si sono «allineati» alle posizioni occidentali. Ovviamente, dopo gli Usa e le nazioni europee già colpite, gli obiettivi privilegiati restano gli Stati del vecchio continente (Italia, Lettonia, Polonia, Danimarca) che hanno aderito alla coalizione in Irak, e in più Germania, Francia, Olanda e Belgio dove cellule integraliste potrebbero risvegliarsi e colpire.
Afghanistan: la situazione è deteriorata ovunque per l’ostilità nei confronti della presenza occidentale, l’ingovernabilità del Paese, le sacche talebane vicine ad Al Qaida e ai militanti Hezb-i-Islam. Il rapimento di tre funzionari Onu e della cooperante Clementina Cantoni a Kabul è un segnale di pericolo. Algeria: gli oltre 80 morti da maggio ad oggi rendono il Paese africano particolarmente pericoloso. Alla lotta contro i gruppi integralisti armati si deve l’avvio di manovre militari con gli Usa nel Sahara lungo le frontiere con il Mali e il Niger, infestate dal Gspc che nel 2003 sequestrò 32 turisti europei. Arabia Saudita: sono numerosi gli attentati contro obiettivi occidentali, nonché assassinii mirati di europei o americani. Dopo le bombe a Gedda e a Riad, e l’uccisione di 15 attivisti islamici (fra cui Saud al-Qotaby, cervello degli attentati di Madrid) la situazione potrebbe precipitare. Si sconsigliano viaggi. Australia: l’adesione alla missione in Irak espone l’area a un livello di rischio analogo a quello che incombe sull’Europa. Azerbaigian: da evitare le zone al confine con l’Armenia e il Nagorno-Karabakh. Bahrain: non si escludono possibilità di attacchi terroristici, massima attenzione per il «Foro per il Futuro» a novembre. Bangladesh: nelle campagne proliferano bande di estremisti islamici. Resta alto il rischio di agguati dopo l’offensiva contro due Ong. Egitto. Gli attentati al Cairo (ad aprile tre turisti uccisi, sei feriti tra cui l’italiana Francesca Catellani) portano la firma di Ayman al Zawahri che ha minacciato l’Egitto appellandosi alla Jamaat al-Islamiya e alla Jihad islamica egiziana. Tra il 1997 e il 2004 ben 106 turisti sono stati uccisi. Emirati Arabi Uniti: segnalato pericolo intorno a zone militari, moschee, piattaforme e campi petroliferi. Eritrea: l’intervento dell’Onu e il trattato del 2000 hanno stabilizzato l’area, resta off-limits il confine col Sudan. Etiopia: elevatissimo rischio anche contro obiettivi italiani. Filippine: alta soglia di attenzione per ripetuti attentati fra Mindanao e le isole a sud-ovest per i sequestri di persona e gli scontri fra l’esercito e i terroristi di Abu Sayyaf. A rischio la regione del Pampanga per le azioni dei terroristi del Npa contro cittadini occidentali. Gaza, Cisgiordania e Israele: il forte rischio di attentati è dovuto all’azione di gruppi come Hamas e Brigate Al Aqsa. Viene sconsigliato il passaggio in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Giordania: elevata allerta per il pericolo di attentati contro obiettivi occidentali. Sei mesi fa sventato un attentato a quattro archeologi americani ad Irbid. Tensione per il recente arresto dello sceicco radicale Abu Mohammad al-Maqdisi. India: pericoloso addentrarsi nello Stato del Jammu e Kashmir. Persiste un po’ ovunque il pericolo di attentati ad opera del movimento naxalita. Indonesia: da tempo il Paese è oggetto di atti e minacce contro obiettivi occidentali. A giugno la Cia ha allertato i connazionali a Giakarta dopo la strage nell’isola cristiana di Sulawesi che ha provocato 22 morti. Fermento nelle enclave integraliste per la conferma della condanna ad Abu Bakar Bashir (sospettato di essere la mente della Jemaah Islamiah nella strage di Bali). Iran: le esplosioni a giugno e aprile invitano a tenere alta la vigilanza specie al confine con Irak, Pakistan e Afghanistan. Irak: la situazione è nota. Kenia: timore per attacchi attorno a Nairobi e a Mombasa, al confine con la Somalia. Kuwait: l’Sos-attentati è aumentato dal 10 gennaio, da quando si susseguono scontri tra fondamentalisti e polizia. Libano: la bomba del 6 maggio a Jounieh, a nord di Beirut, conferma il clima di pericolo e forte instabilità che sconsiglia le trasferte nel Paese minacciato dagli Hezbollah e dall’Esbat al-Ansar. A rischio la zona di Sidone, la Bekaa meridionale e i campi palestinesi. Maldive: il tasso di rischio è equiparato a quello generale, Malaysia: compresa, perché l’elevato afflusso di turisti può attirare kamikaze. Marocco: gli attentati di Casablanca del marzo 2003, e nuove fibrillazioni integraliste, evidenziano il rischio-bomba per il diffondersi di affiliazioni al gruppo Gspc. Mauritania: l’allerta è cresciuto da giugno, quando un commando ha ucciso 17 soldati. Nigeria: scontri nel nord tra cristiani e musulmani per l’introduzione della Sharia. Impensierisce l’attività del gruppo taliban. Pakistan: allarme per i ripetuti blitz islamici contro interessi occidentali e luoghi di culto, per gli scontri fra terroristi ed esercito al confine con l’Afghanistan, per la guerra a nord fra sunniti e sciiti. Qatar: l’attentato del 19 marzo contro il Doha Players Theatre frequentato da stranieri (un morto, 12 feriti) ha innalzato il livello di allerta. Russia (e Cecenia): dopo i numerosi attentati nella capitale,e dopo la strage dei bambini di Beslan,in Ossezia, non sono da escludere nuovi attacchi suicidi. Si sconsigliano luoghi affollati (come la metro, dove un kamikaze ha ucciso 40 persone) e viaggi nelle zone calde della Cecenia e del Daghestan. Serbia-Montenegro: massima attenzione riservata agli scontri interetnici. È sconsigliato recarsi in Kosovo e in alcune zone della Serbia meridionale. Siria: l’instabilità dell’area e la recrudescenza del terrorismo in vari Paesi del mondo suggeriscono cautela. Somalia: l’assenza di un governo riconosciuto e l’incidenza di bande islamiche integraliste (come Al-Itihad al-Islamiya) fa sconsigliare viaggi a qualsiasi titolo. Sri Lanka: nonostante il processo di pacificazione del febbraio 2002 con la guerriglia Tamil, le elezioni del 2 aprile lasciano incertezza nel Paese. Sudan: accanto ai disordini per la crisi del Darfur si evidenzia il reale pericolo di attentati contro interessi occidentali. Thailandia: instabile il profondo sud a maggioranza musulmana, con attacchi quasi quotidiani contro pubblici ufficiali. Rischio attentati contro obiettivi occidentali fra Bangkok, Pattaya e Phuket. Timor Est: livello di allerta cresciuto dopo gli attentati dell’ultimo anno nel Sud-est asiatico. Tunisia: potenziata la sicurezza nelle mete turistiche. Vale il discorso del Marocco, per il diffondersi del Gspc. Turchia: l’attentato dell’altro ieri a Kusadasi conferma che l’escalation di attacchi registrata nel 2004 potrebbe anche ripetersi. Uganda: c’è il pericolo di attacchi mirati in aree del nord da parte del Lord’s Resistence Army nei confronti di cittadini occidentali. Uzbekistan: l’offensiva contro il penitenziario di Andijan a maggio e le incursioni terroristiche tra marzo e luglio 2004 evidenziano la precarietà dell’area. Yemen: nervosismo fra i numerosi gruppi di stampo terroristico, specie a Sa’ada, dove ad aprile la polizia si è scontrata con la Gioventù credente. Zanzibar: al rischio di attentati va aggiunta la segnalazione di un incremento delle aggressioni armate ai danni di turisti.