Un vaccino universale per combattere l’influenza «a vita»

Eviterebbe a molti individui a rischio, anziani, bambini e donne incinte, lo stillicidio dell’impegno annuale per la prevenzione. Si chiama «Flu-v» ed è un vaccino «a vita» contro l’influenza quello messo a punto dalla «Seek», una società londinese che presenterà su scala internazionale, domani al Congresso sull’Influenza di Washington, i risultati dei test.
Ci vorranno ancora da tre a cinque anni per renderlo disponibile su larga scala e ulteriori test ad ampio spettro, ma il rimedio potrebbe rappresentare una svolta per milioni di persone nel mondo che ogni anno si sottopongono al trattamento.
Il vaccino è in grado di prevenire diversi tipi di virus influenzali, compresa l’influenza aviaria e quella suina che tanto clamore e allarme ha suscitato negli ultimi anni. Le prove di laboratorio hanno dimostrato che il nuovo vaccino è capace di ridurre il contagio in maniera significativa e di combattere anche contro i sintomi dell’influenza.
«Nel 2009, quando è esplosa l’influenza suina, ci sono voluti diversi mesi prima che fosse disponibile un vaccino», ha spiegato il professor John Oxford, virologo del St Bars and Royal London Hospital di Londra, che ha condotto i test clinici. «Un vaccino universale potrebbe mettere fine a queste lunghe attese e ridurre anche la necessità della gente di vaccinarsi a ogni stagione».
I vaccini hanno l’obiettivo di allenare il sistema immunitario perché possa riconoscere i virus e costruire una difesa contro di essi, ma i virus dell’influenza cambiano continuamente il loro aspetto esteriore, rendendo più complicato il loro rilevamento. Se si allena il sistema immunitario del corpo a riconoscere questa corteccia esterna, sarà possibile rilevare e combattere ogni tipo di virus influenzale.
Alla conferenza internazionale che si apre domani a Washington, gli scienziati britannici sveleranno come alcuni volontari a cui è stato somministrato il «Flu-v» hanno mostrato sintomi meno accentuati e hanno registrato meno virus nel loro flusso sanguigno di coloro a cui non è stato somministrato alcun vaccinato e mostreranno anche come il loro sistema immunitario di chi ha ricevuto il «Flu-v» sia attivo anche contro l’influenza aviaria e quella suina.
«I nostri test dimostrano che è sufficiente una sola dose - spiega Gregory Stoloff, presidente di Seek -. Dobbiamo ora esplorare i livelli delle somministrazioni e se una seconda somministrazione potrebbe rendere il vaccino ancora più efficace».