Tra "vaffa" e condanne, Camere tabù per Grillo

Il simbolo dell’antipolitica da anni fustiga i potenti di turno ma
qualche volta in Tribunale ha dovuto pagare salato. Ecco tutti i guai
giudiziari dell’attore. Omicidio colposo: il comico che vuole vietare il Parlamento a chi ha subìto sentenze passate in giudicato non sarebbe eleggibile

Gina Marco Chiocci - Nadia Muratore

Cuneo - «Vecchia putt...». C’era andato un tantino pesante Beppe Grillo, nel 2001, nell’apostrofare Rita Levi Montalcini durante uno spettacolo a Fossano, nell’hinterland cuneese. Non contento insinuò anche che la scienziata torinese avesse ottenuto il Nobel grazie a una ditta farmaceutica amica che materialmente le aveva comprato il premio. L’azienda tirata in ballo dal comico genovese era la Fida, della quale la Levi Montalcini era stata testimonial per il lancio di un prodotto farmaceutico (il Croniassial) dagli effetti neurotossici.
Era una sera di luglio del 2001 quando, di fronte a migliaia di spettatori, dalla piazza della città degli Acaja, Grillo scandì quelle parole, ritenute «gravemente offensive» dalla senatrice a vita che di lì a poco ordinò ai suoi avvocati di sporgere querela per diffamazione aggravata. Ne scaturì un processo dai risvolti imbarazzanti che si concluse anzitempo poiché Grillo, nell’udienza del marzo 2003 al tribunale di Cuneo, preferì non rischiare una condanna e patteggiò davanti al giudice Luca Solerio, la multa di 4mila euro. Grillo pagò ma poi fece ricorso in Cassazione per quanto concerne la liquidazione e le spese legali che il pubblico ministero di Cuneo - Guido Bissoni - aveva fissato in seimila e 100 euro. Le spese sostenute dalla parte civile nel giudizio di primo grado, da porre a carico dell’imputato Grillo, furono quindi calcolate «in complessivi 4mila e 400 euro più Iva». Dare della «vecchia putt..» alla Levi Moltalcini è costato al Masaniello ligure oltre 8mila e 400 euro. I legali della senatrice preannunciarono anche la richiesta, davanti al tribunale civile, di 500 mila euro quale risarcimento dei danni subiti.
Andrà a sentenza solo nel 2010, invece, la causa civile intentata dall’ex sindaco di Asti, Giorgio Galvagno. Il primo cittadino se la prese con Grillo perché, durante un’altra serata, lo tacciò di essere un tangentista. Era il 2004, il luogo del misfatto, il Teatro Alfieri. Galvagno era in sala, provò a replicare in diretta, chiese di salire sul palco, ma Grillo preferì proseguire oltre senza soddisfare la richiesta. Così, al pari della Montalcini, l’ex sindaco ordinò ai suoi avvocati di trascinare Grillo in tribunale chiedendo 500mila euro di risarcimento. Col tempo si arrivò, da parte di Galvagno, a un tentativo di transazione: «Non voglio niente per me, chiedo che almeno l’incasso della serata sia devoluto in beneficenza». Grillo si oppose sostenendo di non aver mai detto una cosa simile. A smentirlo, secondo Galvagno, centinaia di testimoni.
Il tribunale di Cuneo ha processato Grillo anche per un episodio che certamente gli ha segnato la vita. Era il 1981 quando su un tratto sterrato di montagna a Limone, il suo Chevrolet scuro, finì in un burrone. Lui riuscì a salvarsi gettandosi fuori dall’auto mentre tre dei quattro amici che viaggiavano con lui (tra cui un bambino di 9 anni) morirono sul colpo. In primo grado Grillo venne assolto con formula dubitativa, ossia per mancanza di prove. Il 13 marzo 1985 la sentenza venne ribaltata in appello e il comico fu condannato a un anno e 4 mesi per omicidio colposo plurimo, il risarcimento del danno e sospensione della patente.
Nelle motivazioni della condanna i giudici dissero che era «dimostrato, al di là di ogni possibile dubbio, che l’imputato risalendo la strada da valle, poteva percepire tempestivamente la presenza del manto di ghiaccio (...). L’esistenza del pericolo era evidente e percepibile da parecchi metri, almeno quattro o cinque, e così non è sostenibile che l’imputato non potesse evitare di finirci sopra». Se, dunque, Grillo «disponeva di tutto lo spazio necessario per arrestarsi senza difficoltà» e non lo ha fatto, ciò significa «che ha deciso consapevolmente di affrontare il pericolo e di compiere il tentativo di superare il manto ghiacciato (...). Farlo con quel veicolo costituisce una macroscopica imprudenza che non costituisce oggetto di discussione». L’8 aprile 1988 la Cassazione rese definitiva questa condanna che - seguendo il ragionamento antipolitico ribadito dal comico prima e dopo il V-day - in teoria precluderebbe allo stesso Grillo la sua discesa in campo e la sua eventuale ascesa in Parlamento.
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it
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