In Valbisagno «Chi ha taroccato è un imbecille»

Non si è ancora spento (anzi...) il clamore destato dalla manipolazione di alcune fotografie storiche dei partigiani, volutamente e tendenziosamente creata dal presidente della Regione Claudio Burlando e inserite nei manifesti commemorativi per la celebrazione della festa della liberazione del 25 aprile e affissi lungo le strade di tutta la Liguria, che giungono testimonianze e rivendicazioni da tutte le parti di Genova e dintorni. Dichiarazioni di ex partigiani che in tempi non sospetti avevano rafforzato, attraverso dirette testimonianze, il fatto che Genova fù liberata dalle forze americane e non dai partigiani, scesi a valle solo quando seppero che gli alleati erano alle porte della città e il nemico batteva la ritirata. Come Renato Innocenti Livi, ex partigiano non comunista dell'alta Valbisagno che afferma: «Ma quale liberazione! Ho già dichiarato e nessuno mi ha smentito che Genova non è stata liberata da noi ma dalle truppe anglo-americane, noi siamo scesi quando sapevamo che gli alleati erano vicine a Genova e i tedeschi si stavano ritirando». Una propaganda tanto falsa quanto grottesca che tende a insabbiare alcuni fatti ormai certi, fatti che solo chi ha combattuto in montagna può rettificare e rendere plausibile. Come Giordano Bruschi, storico ed emblematico rappresentante della sinistra della Valbisagno, non che ex partigiano e promotore di innumerevoli mostre sulla resistenza, il quale non riesce a darsi una spiegazione sui manifesti incriminati e censurati anche dagli storici: «Condivido il parere dei partigiani che si sentono offesi, si sa che l'uso delle armi è legittimo in caso di guerra, la censura della fotografia fa supporre che qualcuno voglia nascondere qualcosa e questo mi rammarica, avrebbero potuto mettere qualche altra foto». Lo stesso parere lo abbiamo chiesto ad Agostino Giannelli, presidente del Municipio di Molassana e figlio di ex partigiani: «Con la Resistenza non si scherza, definisco imbecille e sottolineo questa parola, chi ha modificato quella foto in quanto nessuno può pensare che si esca dalla dittatura senza armi, la storia non si cancella modificando una fotografia». Emblematica infine, quanto sincera, la testimonianza di Laura Mangini, presente all'evento e che si tira fuori dichiarando: «L'Anpi non ha più ragione di esistere, ormai è diventata uno strumento politico di sinistra che specula indegnamente sulla memoria dei poveretti che diedero la vita per un ideale». Più chiaro di così!