Il valore della Resistenza e il bluff di Franceschini

Berlusconi e l’originaria formazione di Forza Italia non hanno mai avuto complessi di inferiorità rispetto al dibattito che riguarda il regime fascista, la Resistenza, il 25 aprile. Forza Italia è nata su una piattaforma garantista e liberale, caratterizzata dall’antitotalitarismo, dall’antifascismo e dall’anticomunismo. Ciò vale anche per ciò che riguarda il Pdl nel suo complesso, perché il punto di partenza di An è consistito in un chiaro superamento, a Fiuggi, dell’Msi e di ciò che l’Msi ha rappresentato come «partito-nostalgia». Allora il nostro giudizio sulla presa del potere di Mussolini, sul regime fascista, sulla Repubblica di Salò è assai chiaro: il fascismo prese il potere sia grazie a un esercizio «sistematico» della violenza politica, sia per gli errori gravissimi della sinistra massimalista e comunista (il «biennio rosso») sia perché giolittiani, socialisti-riformisti e cattolici del Ppi (questi ultimi per un veto vaticano) non si allearono fra di loro.
Gli assassinii di Matteotti, Don Minzoni, le aggressioni a Giovanni Amendola e a Piero Gobetti non possono essere dimenticati e considerati degli episodi. La gestione autoritaria con tendenza al totalitarismo nei vent’anni a guida Mussolini vanno condannati come negativi ancor prima della tragedia delle leggi razziali del 1938. Questa condanna globale non può impedirci di rilevare gli elementi di modernizzazione introdotti dal fascismo (l’azione di Beneduce e la nascita dell’Iri, una serie di grandi opere pubbliche, un’architettura molto significativa) e anche registrare gli «anni del consenso» analizzati da un grande storico come Renzo De Felice. La successiva esperienza della Rsi è stata orribile, ferma la buona fede di molti dei ragazzi che morirono per una causa sbagliata.
Il fascismo fu sopravanzato in negatività dai due grandi stati totalitari che hanno insanguinato il XX secolo, cioè il nazismo e il comunismo sovietico. Il nazismo raggiunse con i lager e la Shoah i vertici del «male assoluto», ma l’Urss di Stalin con i gulag, con l’uccisione sistematica dei kulaki, con la carestia provocata in Ucraina con le fosse di Kathin e altro ancora, non è stata da meno: solo nel 1941 lo stato sovietico si alleò con le potenze democratiche perché fu Hitler, e non Stalin, a rompere il patto Ribbentrop-Molotov e a invadere l’Urss. Solo allora Stalin e il movimento comunista internazionale (Pci e Pcf compresi) riscoprirono l’antifascismo.
In questo quadro la nostra valutazione della Resistenza è positiva: migliaia di giovani italiani scesero in campo e si batterono per la libertà. Da questo punto di vista anche il 25 aprile è un giorno positivo. In Italia ad essere determinanti nella sconfitta del fascismo repubblicano e dell’esercito nazista guidato da Kesselring furono le truppe anglo-americane: noi dobbiamo la nostra libertà a quelle migliaia di giovani americani che riposano nei nostri cimiteri. Il ruolo dell’esercito anglo-americano fu duplice: ci liberò dai nazi-fascisti ed evitò che l’Italia divenisse una democrazia popolare, cioè una dittatura a guida comunista come avvenne ogni qual volta a sconfiggere i nazisti fu l’Armata Rossa. È la storia tragica dell’Europa dell’est finita solo nel 1989 con il crollo del comunismo.
Dobbiamo anche aggiungere che il movimento della Resistenza non fu univoco. Ci furono due resistenze, quella di chi (democristiani, liberali, monarchici, socialisti riformisti, una larga parte di persone senza tessere di partito) si battè contro il fascismo per approdare a uno stato democratico e quella di coloro che (i comunisti, i socialisti fusionisti, una parte degli azionisti) ritenevano che la liberazione fosse solo una tappa e che quella successiva dovesse essere la presa del potere, anche per via armata, da parte del movimento partigiano di obbedienza comunista. Fu Stalin e non Togliatti a evitare una seconda guerra civile, bloccando il Pci sulla base di una visione lucida e realista della divisione internazionale del mondo.
Per alcuni aspetti il 25 aprile fu segnato da questa contraddizione. Esso fu in tutta Italia una festa della Libertà, ma a Milano, a Piazzale Loreto avvenne qualcosa di orribile (e altrettanto orribile fu ciò che di opposto segno era avvenuto quindici giorni prima, con l’esposizione dei partigiani impiccati). Come ci ha ricordato Pansa nei suoi libri, la «mattanza» non solo di fascisti e di parenti di fascisti ma anche di sacerdoti, di proprietari agricoli, di democristiani, di liberali, di socialdemocratici continuò per tutto il 1946. Fortunatamente il ritorno dell’autorità dello stato bloccò quella deriva. Allora è bene ricordare il 25 aprile, il «25 aprile» di coloro che si batterono per l’avvento di uno Stato democratico non per la sostituzione di una dittatura all’altra.
Esistono mille sedi e occasioni che consentiranno a Berlusconi di ricordare quella resistenza per la libertà. Di fronte all’ipotesi, avanzata con una certa dose di ipocrisia e di paternalismo da parte di Franceschini, che Berlusconi vada alla manifestazione di Milano a Piazza del Duomo del 25 aprile, ci sono già molti esponenti della estrema sinistra che hanno contestato questa possibilità. Riteniamo che essi sono stati leali mentre Franceschini è stato ipocrita. I precedenti di Bossi e del Sindaco Moratti parlano chiaro. È emblematico che a tanti anni di distanza ancora il 25 aprile sia ragione di polemiche. Comunque oggi l’Italia non ha bisogno di incidenti, di manifestazioni di settarismo, di scontri. La sinistra ha una interpretazione della Resistenza, del 25 aprile, del ruolo dell’Urss e del Pci, dello stesso Piazzale Loreto. I liberali, i cattolici, i moderati, i riformisti ne hanno un’altra. Non c’è ancora, a nostro avviso, una storia realmente condivisa, a meno di non dare per buona quella che fino a qualche anno fa è stata l’interpretazione egemonica da parte della sinistra. Un’interpretazione oggi messa in crisi dalla stessa ricerca storica. È bene quindi che, in un clima sereno, ognuno faccia la sua parte, e celebri la Resistenza e il 25 aprile sulla base dei suoi valori, della sua cultura e della sua interpretazione della storia d’Italia.
*Capogruppo del Pdl alla Camera