Una vampira emerge dalla Laguna. Il fascino del non-morto colpisce ancora

Trovati in un sito archeologico a Venezia i primi resti documentati di una «donna vampiro»: i teschio, risalente al Medioevo, è «impalato» con una pietra. Per impedire al cadavere di mangiare cadaveri e uscire dalle tombe...

Quello del vampiro è un mito eterno e universale, che si tramanda da millenni in ogni cultura, a qualsiasi latitudine, seppure in forme e con nomi diversi. Il fascino esercitato sull'immaginario collettivo dalla figura del non-morto che trae "linfa" dal sangue dei vivi è irresistibile: il successo del vampiro nella letteratura, nel cinema, nei fumetti, nelle serie televisive, nella narrativa di consumo (anche recentissima, basti citare «Twilight») ne è un esempio. Anche e soprattutto se il vampiro diventa una vampira, dalle «lamiae» della mitologia greca alle sexy-vampire dei fumetti come Jacula, Zora, Sukia... Fra Dark lady e Femme fatale. E oggi il mito della vampira viene rilanciato da una straordinaria notizia di cronaca, a metà fra l'archeologia e la storia del costume: durante una serie di scavi nella laguna di Venezia sono stati trovati quelli che potrebbero essere considerati i primi resti documentati di una «donna vampiro». Il teschio della donna appare infatti impalato con un piccolo mattone in bocca, secondo le usanze indotte dalle superstizioni dell'epoca - il Medioevo - cui risale il teschio.
I resti sono stati rinvenuti dal gruppo di Matteo Borrini dell'Università di Firenze nell'isola del Lazzaretto Nuovo che è un'area di grande interesse storico nella Laguna Nord di Venezia vicino Sant'Erasmo e deve il suo nome al fatto che nel 1468 con decreto del Senato della Serenissima vi fu istituito un Lazzaretto con compiti di prevenzione dei contagi, detto «Novo» per distinguerlo dall'altro già esistente vicino al Lido, dove invece erano ricoverati i casi manifesti di peste. Quando la peste colpiva in maniera particolarmente violenta, dilagava anche la credenza che gli untori fossero donne-vampiro.
L'idea delle «vampire» veniva probabilmente dal fatto che spesso chi moriva di peste emetteva un rivolo di sangue dalla bocca, come i vampiri appunto. Inoltre secondo la leggenda, le «vampire» non-morte, sepolte a fianco dei cadaveri degli appestati, si nutrivano del sangue di questi ultimi per poi uscire dalla tomba e contagiare altre persone. Per scongiurare il "contagio", coloro che erano addetti alla sepoltura dei cadaveri degli appestati inserivano quindi un palo nella bocca delle sospette donne-vampire per impedire loro di mangiare. Ed è esattamente così che è stata ritrovata la «vampira» veneziana, con un mattone in bocca che le ha frantumato tutti i denti.