Il Vaticano scomunica Prodi: «Cerca voti e lacera la famiglia»

«L’Osservatore Romano»: sulle coppie di fatto ha posizioni inaccettabili. «Anche la Costituzione italiana tutela le unioni fondate sul matrimonio»

Massimiliano Scafi

da Roma

L’accusa è pesante: «Cerca voti lacerando la famiglia». L’accusatore è autorevole, L’Osservatore Romano, e si trascina dietro quasi tutta la Cdl e una parte dei cattolici del centrosinistra. L’accusato è «stupito e addolorato» per la polemica e si difende così: «Non ho mai parlato di adozioni - dice Romano Prodi -, non mai equiparato le coppie di fatto ai matrimoni. Sui Pacs ho solo ripetuto la linea di tutta l’Unione che è totalmente differente dalle proposte di Zapatero».
Ma la ferita con il Vaticano è di quelle destinate a sanguinare parecchio, anche perché lo strappo tra il «cattolico adulto» Prodi e la Santa Sede segue la recente spaccatura sul referendum sulla fecondazione assistita e forse precede un’altra futura divaricazione sull’aborto. Stavolta lo scontro si accende sulla lettera che il Professore ha scritto a Franco Grillini, presidente dell’Arcigay, per rassicurarlo sul suo impegno per regolamentare i diritti delle coppie di fatto attraverso i patti civili di solidarietà. «Alla ricerca di voti lacerando la famiglia», titola L’Osservatore, che in questa maniera scomunica il Prof e bolla la sua presa di posizione. «Una dichiarazione - scrive il quotidiano - che chiama direttamente in causa nella competizione politica la famiglia. la realtà alla quale sono naturalmente inclini l’uomo e la donna. Una realtà fondata, come la stessa Costituzione italiana ammonisce, sul matrimonio». Quello di Prodi sarebbe quindi «un tentativo di relativizzare e ideologizzare la realtà della famiglia, una lacerazione inaccettabile».
E non si tratta, insiste L’Osservatore Romano, di una conversione al laicismo, ma di un semplice calcolo elettorale. «Alcuni di questi pronunciamenti sono, occorre credere, frutto di riflessioni articolate e complesse che hanno costituito la base per preparare quella che si preannuncia come una campagna elettorale orientata al procacciamento di tutti i voti rastrellabili sul territorio». Prodi, impegnato in questo nelle trattative per l’ingresso dei radicali nella coalizione di centrosinistra, punterebbe insomma ai quattro milioni di voti omosessuali e all’ancora più grosso serbatoio dei conviventi. La reazione vaticana gli accorcia però la coperta e gli riduce il mercato: quanti sono infatti gli elettori cattolici che può perdere per strada?
Forse non pochi, vista la prontezza con cui replica. «Sono stupito - afferma - dalle polemiche sui Pacs. Io ho ripetuto le stesse parole dette il 21 luglio e fatte proprie da tutta l’Unione e da esponenti come Carra, Fioroni, Castagnetti». Prodi non risponde direttamente al Vaticano, ma agli attacchi arrivati da Clemente Mastella. «Io non ho mai equiparato le coppie di fatto ai matrimoni e non ho mai parlato delle adozioni. Ho anzi messo in chiaro la differenza completa con le proposte di Zapatero. Tutti i Paesi europei hanno delle leggi sulle coppie di fatto e in Spagna sono state fatte da Aznar e non da Zapatero. Su questo tema c’è una linea concorde in tutta l’Unione».
Resta il problema personale dei rapporti di un «cattolico adulto», come il Professore si è autodefinito all’epoca del referendum, con una Chiesa che vuole continuare a dire la sua anche nel campo politico, come è successo nel caso-Fazio e come potrebbe succedere in un eventuale governo Prodi. Ma quando glielo chiedono, lui nega seccamente che ci sia una relazione. «Parliamo della Banca d’Italia, però non vedo cosa possa entrarci la questione del governatore con il Vaticano».