Il Vaticano: «Lo Stato laico dà priorità ai veri valori»

«I princìpi della persona devono precedere le istituzioni»

da Roma

«Sana laicità significa riconoscere le realtà, i valori e le verità che vengono prima dello Stato». Lo ha detto ieri l’arcivescovo Mauro Piacenza, presidente della Pontificia commissione per i beni culturali e Segretario della Congregazione del clero presentando a Roma, con Eugenia Roccella, il volume Alla ricerca di una sana laicità. Libertà e centralità dell'uomo (Cantagalli) curato da Gaetano Quagliariello. Il libro raccoglie le risposte di intellettuali laici e cattolici al discorso di Benedetto XVI al convegno ecclesiale di Verona.
Piacenza ha notato come il dibattito sulla laicità in Italia sia inquinato da «una situazione linguistica confusa», che contrappone i termini «laico» e «credente», attribuendo al primo le caratteristiche di spirito indipendente, al secondo quelle di spirito dogmatico e potenzialmente integralista. A partire da alcune delle più recenti prese di posizione del Papa, l’arcivescovo - uno dei suoi collaboratori più stimati - ha parlato dell’auspicio di «riuscire a trovare un consenso su alcuni principi fondamentali», come «il primato della persona e i principi di solidarietà, sussidiarietà ed effettiva libertà». Ha quindi osservato che non c’è soltanto lo Stato confessionale religioso, quello in cui vengono introdotte nella politica le realtà di fede (mentre l’essenza del cristianesimo è la distinzione tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio), ma anche lo «Stato confessionale scientista, dove il sapere scientifico si pone come assoluto e gli scienziati» decidono «sia i comportamenti individuali sia quelli comuni», pretendendo che sia la scienza a risolvere i problemi etici posti dal progresso. Così come c’è lo Stato «confessionale laicista» che «conculca e irride i valori trascendenti», tollerando solo una «religiosità costretta nell’intimo della coscienza».
La sana laicità, ha concluso Piacenza, significa per lo Stato riconoscere e promuovere «le realtà, i valori e le verità» che «in modo sorgivo appartengono alla persona umana», che «viene prima della costruzione dell’ordinamento sociale e statale». Riconoscere «i valori non negoziabili» non è un atto confessionale ma «vero servizio alla collettività».