Il vegetariano che mangia i sindacalisti

Adalisa Mei

da Milano

È il Bill Gates del mondo biologico. John Mackey, fondatore dell’impero Whole Foods, è un tipo assai curioso. Ha istinto imprenditoriale, è competitivo, è ultraliberale, ma è soprattutto vegetariano e antisindacalista. È considerato allo stesso tempo un eroe e un anti-eroe dei nostri tempi. Mackey è un innovatore: ha creato una azienda che l’anno scorso ha conseguito un fatturato superiore ai 5 miliardi di dollari e un margine operativo lordo di oltre 1,6 miliardi. Dà lavoro a 26mila impiegati (il doppio di Apple Computer). Il titolo quotato al Nasdaq vale circa 62 dollari contro i 2,9 dollari del ’92, quando la società si è quotata.
Insomma ha schiacciato la concorrenza del più famoso Wal-Mart, creando, in pochissimo tempo, l’azienda dal nulla. Nel 1978 con la sua fidanzata Renee, John apre in un garage della sua casa in Austin (Texas), la sua prima bancarella di frutta e verdura. In 28 anni è diventata un impero. Whole Foods conta a oggi 181 supermarket. Solo due anni fa ha inaugurato il più grande supermercato di Manhattan, nel Time Warner Center in Columbus Circle. Si parla di un «negozio» con 42 casse e 390 impiegati, un carnevale di frutta e verdura, alti soffitti, grandi corridoi, un sushi bar con 11 dipendenti, un pizza bar che prepara 14 tipi di pizza, un salad bar con 40 tipi di insalata e una tavola calda indiana, asiatica ed europea.
Le sue ambizioni sono globali: ha già cominciato a espandersi in Europa (a Londra) e apre in media 5 negozi l’anno. Al Whole Foods si può trovare di tutto. Ma la frutta e la verdura sono i protagonisti assoluti. La frutta è pulitissima, brillante e invitante. Ed è soprattutto biologica. Si tratta quindi di prodotti, venduti tra l’altro a caro prezzo, coltivati senza l’uso di sostanza chimiche e utilizzando come fertilizzanti prodotti derivati dal mondo naturale.
Mackey, che ha studiato filosofia in Texas, ma senza conseguire una laurea, viaggia con voli di linea e possiede, anzi affitta, auto di piccola cilindrata. È un «vegan», rifiuta cioè qualsiasi prodotto di derivazione animale. Il suo unico neo? Non è apprezzato dai suoi dipendenti. Lui odia i sindacati (sono «parassiti e nemici degli imprenditori», dice). Molti sono gli aneddoti sul suo conto, ma alcune sue idee sono addirittura pubblicate sul sito ufficiale di Whole Foods. Eccone alcune in breve. Ogni negozio è suddiviso in vari team: i cassieri, gli addetti al banco pesce… Essere assunti da Whole Foods implica una procedura particolare: ciascun impiegato viene arruolato solo provvisoriamente. Dopo 4 settimane però deve sottoporsi al voto degli altri membri del team. Per l’approvazione servono i 2/3 dei voti. La votazione è fondamentale, quindi ragionata, perché alla fine dell’anno solo il team che avrà raggiunto gli obiettivi otterrà un bonus in denaro. Non è tutto. Ogni negozio ha nel proprio ufficio un volume su cui sono registrate le buste paga di ogni lavoratore. Il registro è accessibile a tutti in modo che ognuno può confrontare il proprio stipendio con quello dei colleghi ( «no secrets management»). Pare inoltre che qualche tempo fa Mackey abbia licenziato, con un preavviso di 10 giorni, tutti gli addetti alla pulizia. Meglio una società esterna, spiegò. E ancora fu accusato di aver licenziato una coppia di coniugi solo perché iscritti a un sindacato. Lui si difende: «Avevano rubato».
Adesso i lavoratori di Whole Foods hanno un proprio sito dove raccontare i loro problemi. «Mackey ha più rispetto degli animali che per noi» è scritto tra le righe. In questo modo però i dipendenti hanno ottenuto di potersi vestire liberamente all’interno dei negozi. Ed è previsto un piano di stock option, una copertura assicurativa e 20 ore di lavoro pagate per le attività di volontariato.
(2- Continua)