Veltroni «elegge» Petruccioli presidente Rai

Ds e Margherita mandano un segnale al Professore: devi adeguarti. Curzi: se vogliono imporre un direttore generale chiamo i carabinieri

Fabrizio De Feo

da Roma

Le ultime perplessità e resistenze vengono spazzate via dalla «dichiarazione di voto» di Walter Veltroni. «Ho una grande stima di Claudio Petruccioli» dice il sindaco di Roma. «Claudio, che conosco da anni, è una persona rigorosa, della quale ho sempre apprezzato e apprezzo l’onestà intellettuale, il coraggio e la coerenza politica, che sono uniti a un grande equilibrio e a un profondo rispetto delle istituzioni. A queste caratteristiche si accompagna una competenza nel campo delle comunicazioni che è davvero non comune».
È il segnale definitivo che i Ds, ma anche la Margherita, voltano pagina e scelgono di uscire dalla zona grigia delle incertezze, appoggiando la candidatura a presidente della Rai dell’attuale numero uno della Vigilanza. Una indicazione che contiene una postilla chiarissima: Prodi dovrà adeguarsi. La strategia del «ticket» presidente e direttore generale di garanzia stabiliti in anticipo, su cui il Professore aveva puntato forte, è fallita. Ora si torna all’iter canonico, con la scelta del direttore generale che ricade, almeno ufficialmente, nelle competenze del consiglio di amministrazione. I nomi in lizza sono quelli di sempre: Alfredo Meocci in prima fila, con Agostino Saccà, Flavio Cattaneo e Carlo Sartori (manager Rai di lungo corso con un passato in Mondadori, con potenziale gradimento anche presso l’opposizione) a inseguire. Non è escluso, però, che si possa anche fare ricorso a un manager esterno.
Nel frattempo qualcosa si muove anche all’interno della Rai. Il consigliere anziano, Sandro Curzi, punta ad accelerare i tempi. Per questo chiederà al ministero dell’Economia di designare un nuovo presidente entro martedì 7 giugno, giorno in cui è prevista la riunione del cda che ha tra l’altro all’ordine del giorno proprio la nomina del presidente. C’è poi un auspicio che Curzi rilancia: «Mi auguro che il direttore generale sia un dirigente interno alla Rai. Per quanto mi riguarda sono anche pronto a lasciare l’incarico di presidente pro tempore a un consigliere più anziano di me di quattro mesi, comunque non mi dimetto». Così, con il sorriso sulle labbra, l’ex direttore del Tg3 allude all’ipotesi che il governo possa indicare come nuovo presidente Rai Francesco Alberoni che, in caso di bocciatura da parte della Vigilanza, prenderebbe comunque il posto di Curzi come consigliere anziano e dunque come presidente facente funzioni. L’importante, aggiunge Curzi con tono ironico, che non ci sia un’imposizione sul nuovo direttore generale: «Come ho detto scherzosamente al telefono a un ministro chiamo i carabinieri. Di nomi di candidati dg, non ne voglio sentire né in inglese né in romano né in camera caritatis».