Venditti canta per la tutela del paesaggio

Antonello Venditti sarà a Genova in un concerto a favore del Fai. L'appuntamento è fissato per domani sera al Teatro Carlo Felice. Sarà l'occasione per godere della musica dell'artista e per avvicinarsi alle tematiche di tutela e valorizzazione dell'arte, della natura e del paesaggio promosse dalla Fondazione. Venditti è il cantautore italiano fra i più popolari e tra i più prolifici della cosiddetta Scuola Romana, dal 1972, anno del suo debutto discografico, ha condensato nel suo repertorio canzoni d'amore e d'impegno sociale. Il cantautore romano ha fatto la storia della musica leggera italiana, scrivendo e interpretando capolavori come «Roma capoccia», «Sara», «Ci vorrebbe un amico», «Ricordati di me»: un musicista completo che da sempre ha dimostrato una grande attenzione non solo ai testi ma anche alla musica e che nelle sue canzoni ha parlato di amore, di passioni ma anche di attualità. Venditti è uno dei pochi artisti che con la sua ricerca musicale e con le tematiche proposte - dai sentimenti, alla droga, dall'amicizia al mondo della scuola - possa vantare un affezionato pubblico multigenerazionale. Il concerto di Genova proporrà un viaggio attraverso la memoria e le emozioni delle sue canzoni: dai grandi successi degli anni Settanta e Ottanta a quelli più recenti fino ad arrivare ai brani dell' album «Dalla pelle al cuore».
A Genova, Antonello Venditti, «metterà a disposizione» le canzoni più belle, e la potenza della sua voce. Da poco è stato pubblicato il suo libro autobiografico intitolato «L'importante è che tu sia infelice», che prende il titolo da una frase che gli ripeteva spesso sua madre. «Me lo diceva sempre mia madre, Antonello caro, l'importante è che tu sia infelice» racconta Venditti. E così, quando ha deciso di scrivere un libro e di raccontarsi, Venditti ha voluto quella frase come titolo, come spunto per un viaggio nella memoria in cui mettere insieme aneddoti, personaggi, racconti semplici, l'adolescenza passata nel quartiere Trieste, la scoperta del centro di Roma, città che sarebbe diventata ispirazione di tante canzoni e che non aveva mai visto, le vacanze a Olevano romano, l'amicizia con De Gregori, gli anni del Folkstudio, quelli della contestazione studentesca, della Rca, del successo, i rapporti con la casa discografica (che non voleva che si sposasse con Simona Izzo perché temeva che il pubblico femminile gli volgesse le spalle), gli incontri con Fellini e il Dalai Lama. Il centro della narrazione di «L'importante è che tu sia infelice» (146 pagine, Mondadori), però è l'ambiente familiare: il padre anarchico, un fratello mai nato, una madre che avrebbe preferito un figlio avvocato. «Quando comprai la casa di Trastevere ci portai subito mamma, ma lei non varcò la soglia - scrive Venditti - Rimase a guardarla da fuori perché c'erano cinque scalini. Non che non potesse farli, piuttosto detestava l'idea che non fosse stata pensata su misura per lei. Era una casa per me, un meraviglioso spazio senza di lei, quindi non andava bene». Una figura decisamente dominatrice quella di tua madre. «È stata una figura molto severa, anche se questo libro alla fine la assolve».