«Veneto e Lombardia alla Lega? Faremo richieste in base ai voti»

MilanoIn inglese, do the right thing. In milanese? Fà minga el stupid. Che per Umberto Bossi è «non fare l’errore di dare Milano in mano alla sinistra». Sì, dice Umberto, «riapriranno le frontiere. L’hanno già fatto. Quelli là hanno già dimostrato quello che valgono». Dunque, «è ora di cambiare, quando è tempo bisogna cambiare».
Davanti al Castello Sforzesco sventolano le bandiere leghiste, Umberto Bossi abbraccia Guido Podestà, candidato di Pdl e Lega alla Provincia di Milano: «Sarà lui il nuovo presidente e avrà uomini della Lega in giunta e in aula i voti della Lega, quindi Guido sa che deve rigare dritto». Avvertimento, «io non ho un buon carattere, quando vedo uomini che litigano per la sedia, be’ li prendo a calci nel c...».
Ma l’avvertimento e il voto leghista non vale solo per le Provinciali di Milano: «Dove non è presente la Lega, chi vota Lega dia il suo voto agli uomini presentati dal Popolo della libertà». E se qualche leghista avesse ancora un dubbio, Bossi lo tranquillizza: «È utile fare un accordo di questo tipo». Di più «c’è un patto d’acciaio Pdl-Lega. Con Silvio Berlusconi un accordo si trova sempre, per questo noi insieme possiamo fare cose incredibili». E di «cose incredibili» sui taccuini dei cronisti ce ne sono davvero tante, in primis «le gabbie salariali» made in Bossi: «Stiamo preparando le gabbie salariali e cioè dei salari che tengano conto del costo della vita. Le gabbie garantiscono salari migliori per chi vive in zone come Milano, dove il costo della vita è altissimo».
Questa, continua Bossi, è «la prossima nostra proposta sapendo che l’accordo unico nazionale dei sindacati così com’è non funziona»: «Gli impegni li abbiamo sempre rispettati. Avevamo dichiarato che avremmo realizzato il federalismo fiscale e l’abbiamo fatto: adesso sono costretti a governare bene. Avevamo detto che avremmo messo lo stop all’immigrazione clandestina e i clandestini li respingiamo: domani li aiuteremo ma a casa loro. Io e Giulio Tremonti abbiamo un progetto pronto, lo metteremo presto in pratica visto che costerebbe pochi euro ai cittadini quando vanno a fare la spesa». E, giorno dopo giorno, dopo ogni «nostro impegno è stato rispettato - continua Bossi -. La sinistra ha perso i voti del proletariato. E non dimenticate che quelli là avrebbero voluto dare i voti ai clandestini per recuperare consensi. Ma noi abbiamo portato avanti una battaglia per la gente comune che sente di dover dire che questa terra è la sua».
Una «terra» dove la Lega spera di ottenere un risultato elettorale sorprendente, «un grosso risultato. Col c... che al Nord il Pdl prenderà più voti della Lega» ma, comunque vada, prima i risultati e poi le richieste leghiste agli alleati del Pdl: «Uno di noi al posto di Formigoni? Veneto e Lombardia? Non voglio spaventare nessuno. Lascio votare la gente tranquilla e, poi, in base al numero dei voti vedremo di fare le richieste. Chi meglio della Lega?». Idem sulla possibilità di (ri)vedere un sindaco leghista a Milano: «Dopo Letizia? Vediamo». Naturalmente, Bossi sa però cosa chiederà a Berlusconi all’indomani del voto: «Cosa dirò a Silvio? Potevi darci donne». Scoppia una risata tra il popolo leghista, mentre Bossi va avanti: «Alle storie della sinistra credo poco vista l’età di Silvio, forse mi convinco anche perché guardo al mio caso: ministro e segretario di un partito che non ha neppure il tempo di andare in bagno da solo. Figuriamoci Silvio che è capo del governo. Ue’, la sinistra spara a zero ma non servirà a niente. La gente vota le proposte».
Il tema clou dei trenta minuti di comizio di Umberto Bossi è però quello con cui ha aperto: «Non fate l’errore di dare il voto alla sinistra», «non votate quella gente lì, Casini o la sinistra», «dovevate sentirlo Casini in aula, sembrava che i nostri agricoltori fossero dei delinquenti» e, ancora, giusto per capire, «quelli là pensano che chi lavora sia un delinquente, semmai delinquente è chi ha dato in pegno all’Unione europea la nostra agricoltura».