La vera catastrofe sono i catastrofisti

Il blocco antismog del traffico domenicale è diventato per i milanesi un'abitudine come il dolce alle meringhe di zia Antonia. La Stampa ha voluto però ricamarci sopra e ha chiesto allo scrittore Antonio Scurati un articolo sullo stop meneghino. Il premio Bancarella si è subito posto il quesito: «Come posso reinventare una simile banalità dandole contorni memorabili?». Così ha caricato le tinte e col sobrio titolo, L'apocalisse di Milano, ha evocato l'inizio della fine dell'umanità.
Chi ha letto ieri Scurati avrà cominciato a toccare legno dalle prime righe: «Vivo a Milano, come tutti - esordisce già eccedendo perché io, per dire, vivo altrove -. Appartengo all'umanità, una specie destinata all'estinzione, come tutte. Parrà che si esageri - aggiunge, azzeccandoci - ma la correlazione tra queste due circostanze si è resa particolarmente stringente in questa città... Mentre scrivo, infatti, siamo giunti al diciottesimo giorno consecutivo di violento sfondamento delle soglie d'allarme per l'inquinamento... In altri termini: respiriamo veleno». Gesùmmaria che paroloni: «Violento sfondamento», «allarme», «veleno».
Scurati, che doveva trovarsi in uno stato d'animo particolarmente tetro, descrive la Milano di queste ore simile a un lazzaretto: «Forte aumento dei ricoveri ospedalieri per bronchiti e polmoniti... picco di ictus, infarti, crisi respiratorie gravi». Poi, con crescendo rossiniano, osserva che la città reagisce con fiacchezza alla «catastrofe» e filosofeggia: «Del resto, da sempre l'umanità ha preso atto delle catastrofi soltanto quando erano già accadute». Osservazione metastorica gli dà il destro di evocare - sempre con riferimento alla domenica a piedi di Milano - «l'11 settembre», «lo scioglimento dei ghiacci ai Poli», «le foreste amazzoniche disboscate», «la terra avvelenata», «la fine dei tempi che si è già realizzata molte volte e ci parla attraverso i fossili... i molari di giganteschi crani primitivi». Verso l'epilogo della balsamica riflessione, Scurati assicura che «la storia della vita è storia di estinzioni e che sono bastati pochi secoli di caccia a mettere fine a milioni di anni di storia biologica». Quindi - dopo uno sguardo dalla finestra sul via vai di biciclette e di genitori con le carrozzine - conclude ottimista: «La fine è arrivata. Milano, per esempio, ha già finito di essere una città vivibile. Non aspettiamoci l'apocalisse dell'avvenire. L'apocalisse è un fatto quotidiano».
Quanto sopra è un bell'esempio di dove porti l'ecologismo sfrenato, il quieto benessere insofferente di qualsiasi scomodità, la confusione tra qualche punta di polveri sottili e cataclismi come quello, per esempio, che avrebbe estinto i dinosauri. Un eccidio, da quel che se ne sa, causato da un meteorite. Per appagare il cupio dissolvi di Scurati ho il piacere di dirgli che secondo l'astronoma Margherita Hack nel 2036 l'asteroide Apohis impatterà con la Terra. La palla celeste, 400 metri di diametro, causerà danni molto più devastanti di una bomba nucleare. Mi chiedo, dopo avere sparato tutte le sue cartucce catastrofiste per lo smog di Milano, quali ulteriori parole troverà il nostro Bancarella per commentare il prossimo evento.
Lo scrittore, che già come tale è un ipersensibile, va capito. È napoletano e lo smog di Milano gli guasta l'umore. Nella sua veste di docente, si cimenta in studi sul «linguaggio della guerra e della violenza». Il protagonista di un suo romanzo è uno studente che fa una carneficina a scuola. Un altro suo libro tratta di pedofilia. Scurati ha, dunque, una caratteriale visione infernale dell'esistenza. Per di più, come apprendiamo dall'articolo di ieri, è papà di un bimbo in tenera età che - causa il deturpato clima padano - «ha la tosse e il catarro per l'intera durata dell'inverno e il raffreddore da fieno per l'intera durata di quella che un tempo si definiva la bella stagione». Anch'essa sparita, sottintende, per mancanza di coscienza ecologista dell'uomo contemporaneo. Ma dove sono più, ahimè, le stagioni di una volta, signora mia?
Numeri alla mano, Milano è una normalissima metropoli del Duemila. Per lo smog, è a metà classifica tra le città italiane. Una cittadina rivierasca come Ancona - sono dati di questi giorni - sta peggio di lei. L'aria meneghina è più pulita di quanto fosse 30 anni fa: le auto e il riscaldamento sono raddoppiati ma inquinano meno. Tutte le città dell'Occidente, nonostante il forsennato urbanesimo degli ultimi secoli, sono più accoglienti di cinquecento anni fa. Gli italiani, che ancora nel primo dopoguerra vivevano mediamente 60-65 anni, hanno oggi una speranza di vita che supera gli ottanta e sono tra i più longevi del mondo. L'altezza media degli uomini che era di 1,65 negli anni '40, sfiora oggi 1,80. Per le donne, idem. Alla Loren che all'epoca sembrava un granatiere, la Carlucci oggi le mangia in testa.
L'aspirazione di Enrico IV, re di Francia, era di consentire a ciascuna famiglia di mangiare un pollo la domenica. Adesso, l'aspirazione è di scansare le calorie e mettersi a dieta. La popolazione mondiale, che negli anni Cinquanta non superava i due miliardi di persone, ora è tre volte tanto. Segno, che alla faccia di Malthus, la Terra ci sostenta tutti. E dove va male è colpa della politica - Sahel, Africa nera, ecc. - non della tecnica, dell'inquinamento, dello smog o delle «attività antropiche» di cui blaterano verdi ed ecologisti per accaparrarsi voti e prebende.
Nel 1870, o giù di lì, l'abate Stoppani, il geografo itinerante autore del Bel paese, giunto sul ghiacciaio dello Stelvio osservò: «Sta regredendo» e aggiunse: «Il fenomeno, come si sa, è in corso da decenni». Prendeva saggiamente atto che la Terra aveva iniziato l'attuale, naturalissima fase di riscaldamento. Non ha pensato un istante di stracciarsi le vesti o lanciarsi nelle apocalittiche intemerate scuratiane. Tornato a Milano, mentre gli omnibus trainati dai cavalli lo inzaccheravano di neve fuligginosa, l'abate ringraziò il Signore di essere nato nel suo secolo e godere gli effetti del progresso umano.