La «verità» dei mass media e la realtà degli avvenimenti

C’è chi si butta nello sport; chi affonda l’attenzione sul mutare degli stili della moda; c’è chi si abbandona al lugubre rosario della cronaca nera con tante litanie interminabili; c’è chi si accontenta dei titoli di politica estera di cui la trasmissione degli eventi non è quasi mai completamente comprensibile. Ma stiamo sulle generali. Uno può dire: non c’è mai stata colluvie di notizie trasmesse come oggi attraverso quotidiani, settimanali, programmi radio e tv, siti internet. Al punto che si tratterebbe di scegliere il mezzo a cui affidarsi: e il gioco sarebbe fatto. Poi, però, s’accorge che su avvenimenti controllabili, soprattutto in politica, ci si inoltra in una selva selvaggia e fin troppo debole.
Per esempio: dare e spiegare le notizie è spesso affidato a persone che di ciò che parlano non sanno quasi nulla: si fanno redigere comunicati o scalette di interventi da competenti e poi le ripetono. Un esempio recente: la Terra sta raffreddandosi o riscaldandosi? L’energia usata per il funzionamento delle macchine è davvero quella che è in uso e non sempre è la più economica? Il prezzo del prosciutto cotto sale o scende? Ciascuno dice la sua: o si ripetono in continuazione, o creano contrapposizioni talvolta artefatte. Inganna spesso anche la decisione di scegliersi un mezzo di comunicazione: se non si conosce il collegamento tra le varie testate dei mass media, si rischia di rileggere lo stesso avvenimento ripetuto con la carta carbone. Non è una favola l’interdipendenza tra diverse agenzie informative: magari per il solo motivo di attrarre più fruitori possibili e di aumentare l’influsso degli interventi.
In più di un caso l’identica fonte cambia versione col passare di non troppo tempo, fidando nella smemoratezza delle persone. Uno dei giochi più facili per evidenziare le contraddizioni delle testate potrebbe consistere nel tenere appartati i «pezzi» che raccontano le medesime vicende. C’è un abisso tra il pluralismo interpretativo e la confusione dei racconti degli avvenimenti. Il presidente del Consiglio ripete come un disco rotto ogni giorno che in Italia si abbassano le tasse e calano i prezzi, mentre i bilanci delle case e delle aziende assicurano il contrario. Questo sovrapporsi di racconti - interpretazioni a parte - impedisce quasi ogni certezza su fatti. Il paradosso aumenta quando chi governa non critica il governo stesso, senza collegarlo con la propria responsabilità. Così diviene impervio il tentativo di accordarsi tra fruitori dei mass media non soltanto sulle interpretazioni degli avvenimenti, ma circa gli avvenimenti stessi. I fatti si creano spesso quando si pubblicano, non quando avvengono, e la gente è obbligata a puntare l’attenzione su un tema piuttosto che un altro e a semplificare le riflessioni. Orwell: «Una frase ripetuta fino alla nausea insensibilmente si trasforma in una realtà». Mc Luhan: «Avviene non ciò che avviene, ma ciò che è pubblicato», il fatto è costituito dalla notizia, non dal fatto stesso.
Che tutto ciò sia un gioco perverso di una società opulenta fondata su menzogna e raggiro reciproco? Che tutto ciò sia organizzato per togliere ogni certezza rilevante? Molti si lasciano imbrogliare, ma molti altri possiedono ancora una propria capacità critica. Forse è bene non solo attingere le notizie da più fonti, ma anche confrontare le proprie convinzioni senza affidarsi ciecamente a cosiddetti esperti. Profeti retrospettivi. In fatto di religione, poi, gli esperti veri non si mettono troppo facilmente in vetrina; spesso chi si fa passare come competente, vende convinzioni che le nostre nonne avevano già superato come leggende.