La verità dei verbali: su Berlusconi non c’è ombra di reato

Le carte dell’inchiesta di Bari sulle escort cancellano tutto il fango che i giornali hanno gettato sul Cavaliere

«Sesso e droga». «Aperta inchiesta». «Indagati per sfruttamento della prostituzione e cessione di stupefacenti». «Le feste del premier». «Le escort del premier» ecc... Da mesi siamo tartassati da questi strilli di quotidiani e settimanali che dipingono Berlusconi come un lenone assatanato e palazzo Grazioli come un casino di lusso. Il tutto spolverato generosamente di neve ed esportato all’estero. Questa è la pista dei giornalisti segugi, che ancora adesso pubblicano titoli ambigui annunciando di avere finalmente a disposizione i verbali, che stampano, e dai quali non emerge neppure una riga, non solo di cocaina ma tantomeno di reato, da imputare a Berlusconi. I velenosi scoop quotidiani sono scoppiati in mano a chi li aveva pompati, a volte con imbarazzante determinazione. Risolutive sono le dichiarazioni a verbale dell’unico indagato: «Le presentavo come mie amiche e tacevo che a volte le retribuivo». Questa realtà era già intuibile, perché chiara, dalla lettura delle intercettazioni telefoniche, a suo tempo pubblicate e comprensibili in questo senso a chiunque non fosse accecato dai propri personali pregiudizi. L’obiettivo della stampa, di una certa stampa, è stato in questi mesi solo quello, evidentemente, di coinvolgere il capo del governo in storiacce di droga, sesso e prostituzione, gravide di per sé di una serie di reati, di fronte ai quali le dimissioni sarebbero state inevitabili. Soprattutto qualora il panorama, stupefacente e pornografico, si fosse ulteriormente acceso sulla corruzione di minorenni e addirittura sulla violenza sessuale.
Ora, la minorenne ha parlato dimostrando a tutti i suoi limiti nell’essere, nel fare e nell’aver fatto e in questo territorio non ci può essere stato nessun intervento di Berlusconi ricollegabile a un qualsiasi reato. L’escort aveva già parlato, raccontando peraltro di avere fatto tutto quello che sanno fare le sue colleghe ma, in più, dichiarandosi fortemente delusa e arrabbiata per non essere riuscita a strumentalizzare il capo del governo, come avrebbe voluto, per suoi interessi personali. Di fatto, lei ci ha guadagnato, ma solo grazie alle sue grazie e ai nemici di Berlusconi che l’hanno esposta al mondo.
Ora ha parlato anche il festaiolo pusher di femmine, che ha candidamente affermato che «lui non sapeva» e che «il ricorso alle prostitute e alla cocaina si inserisce in un mio progetto teso a realizzare una rete di connivenze nel settore della pubblica amministrazione perché ho pensato in questi anni che le ragazze e la cocaina fossero una chiave di accesso per il successo nella società». E, a riprova di questo, nello stesso verbale, racconta di suoi analoghi comportamenti con politici del centrosinistra, di appartamenti messi loro a disposizione per incontri sessuali, di accordi economici per forniture ospedaliere ecc... Mentre in questi ultimi episodi segnalati sembrano ravvisarsi ipotesi di reato, per il coinvolgimento diretto di politici nella contropartita richiesta, non è proprio possibile capire quale reato avrebbe commesso il pur ludico e, anche sessualmente, instancabile, Berlusconi. La sua casa non è un club per scambisti e minorenni, non ha fatto uso di droghe, non ha pagato nessuno, non era consapevole di essere strumentalizzato. Avrebbe dovuto capire qualcosa quando il gaudente pugliese gli ha chiesto un incontro con Bertolaso? Forse ha capito, perché infatti dopo quell’incontro «non è successo più nulla».
E allora di che cosa stiamo parlando? Di un capo di governo che è potente non solo sul piano politico? Di un premier che è solidamente al governo anche della sua camera da letto? Di un uomo, da tempo separato di fatto dalla moglie, che approfitta delle occasioni di incontro con ragazze, che a loro volta approfittano della ventilata amicizia con lui di un lussuoso zerbinotto interessato, che vogliono incontrare l’uomo in tutti i sensi più potente d’Italia?
Può non essere condivisibile - e io non lo condivido - il comportamento spensierato, vitaiolo e super erotico di chi ha gravi responsabilità nel nome di tutti. Però è genuino, privo di risvolti penali (in senso giuridico) e, comunque sia, accompagnato da diurni comportamenti politici di tutto rispetto. Il ganimede che gli ha fornito il divertimento notturno sostiene, appunto, che «lui non sapeva» di tutto il traffico con sfumature illecite che si muoveva alle sue spalle. Cosa dirà ora la stampa nemica del Cavaliere? Certamente tirerà fuori la ormai stantia e ridicolizzata affermazione metagiuridica: lui non poteva non sapere. Ma questo non è reato, almeno in nome della legge.