Le verità diverse delle gemelle: "È fasulla la foto con Chiara"

Stefania Cappa smentisce la sorella e conferma il fotomontaggio. Poi accusa: "Il caso l’hanno creato stampa e tv"

Garlasco (Pavia) - Alla fine le «gemelline» si sono rese conto della stupidaggine e confessano: «Sì quell’immagine con Chiara è falsa, anche se vero è l’affetto per lei. Quel fotomontaggio è stato semplicemente un atto d’amore». A parlare anche per la sorella Paola, è Stefania Cappa, 23 anni, che al telefono ammette la «marachella». Una marachella che, inserita però in un’inchiesta per omicidio premeditato, ha creato alle due sorelline un bel po’ di grattacapi. La loro giornata nera, infatti, inizia di buon mattino quando il settimanale Oggi, esce con il memoriale esclusivo di Paola. La ragazza si racconta in quattro pagine fitte fitte, ricordando la figura di Chiara, la ventiseienne massacrata a colpi di martello nella sua villetta lunedì 13 agosto. In particolare ricorda quella vacanza a Loano di cinque anni fa in cui erano lì tutte e tre. Lei, la sorella e Chiara. E racconta della famosa foto che le ritrae insieme. Peccato che quel «clic» non sia mai stato fatto in Liguria.

Il giorno del delitto, infatti, Stefania andò dalla fotografa di Garlasco con due foto per creare un’unica immagine. Innescando una ridda di sospetti e supposizioni che forse nemmeno loro potevano immaginare. «Le due foto - ammette ora Stefania al telefono - sono state scattate effettivamente durante la vacanza a Loano, quindi non sono “inventate”. Abbiamo solo pensato, dopo la tragedia, di creare una specie di ricordo comune per tutte e tre. Ma non l’abbiamo fatto per finire sui giornali».

Certo però avete deposto il mazzo di fiori con il fotomontaggio davanti ai flash dei fotografi e alle telecamere.
«Potevano fare a meno di riprenderci. Avete fatto tutto voi, creando un caso».

Poi Stefania attacca a testa bassa giornali e tv che hanno riportato una serie di notizie, comprese quelle relative alle condizioni di salute della sorella Paola, che da sei anni soffre di anoressia, e che recentemente avrebbe anche tentato il suicidio.

Certo signorina, queste dichiarazioni non sono state inventate da noi, bensì rese spontaneamente da voi davanti a telecamere e stampa.
«Sì, ma poi voi eravate tenuti a chiederci l’autorizzazione a mandarle in onda e a riportarle sui giornali».

Ammesso e non concesso, poi c’è il famoso memoriale di sua sorella in cui ripete per filo e per segno tutte le dichiarazioni...
«Non è un memoriale. È stata un’intervista. E in ogni caso abbiamo subito diffidato, e per ben due volte, il settimanale Oggi dal pubblicarla».

Va bene, ma almeno ammetterà che vi siete comportate con un po’ di ingenuità?
«Ingenuità noi? Ci siamo semplicemente comportate con sensibilità e il nostro dolore è poi stato da voi passato come sciacallaggio. Il vostro è stato un comportamento scorretto dal punto di vista deontologico».

Voi certe dichiarazioni comunque le avete rese.
«Non ci eravamo rese conto con chi avevamo a che fare. La nostra era, come dire, una semplice chiacchierata coi giornalisti».

Davanti alle telecamere.
«Ci sono dei limiti che voi non avete rispettato. E in questo modo avete creato tragedia su tragedia: prima la morte di nostra cugina poi quello che avete fatto a noi».

Voi proprio non vi attribuite nessuna responsabilità?
«Assolutamente no. La responsabilità è solo vostra perché avete inventato un sacco di cose e accusato degli innocenti». Inutile continuare perché la gemellina non demorde: i cattivi ancora una volta, sono sempre e solo i giornalisti.