La verità di Leyla che difende il padre separato

Questa è una recensione sulla parola. Sui generis. Mi scrive una ragazza che sin dalle prime parole si capisce bene quanto meriti la nostra attenzione.

«Mi chiamo Leyla Ziliotto. Sono una ragazza di 25 anni genovese autrice di un libro dal titolo Mia madre mi odia. Si tratta di un testo che sto presentando in tutta Italia. Le racconto la mia storia cercando di essere concisa quanto esaustiva. Sono figlia di genitori separati, di padre italiano e madre marocchina. Sono cresciuta con i nonni paterni che si sostituiscono alla scarsa maternità di chi mi ha messo al mondo. All'età di 16 anni quando i miei si separano in maniera conflittuale, io e mio fratello decidiamo di rimanere con il papà. Inizio così a frequentare sempre più spesso le aule di tribunale dove assisto nostro malgrado ad una forte discriminazione di mio padre in quanto uomo e a una tutela a 360 gradi nei confronti di una donna che mai ha esercitato il proprio ruolo materno. Non mi dilungo su cosa mio padre abbia negativamente trascorso per via della separazione e quali pesanti conseguenze essa abbia lasciato su di lui e noi figli, fatto sta che... All'età di 18 anni circa decido di aderire ad un'Associazione destinata al supporto dei padri separati in Liguria e partecipo alle manifestazioni atte a difendere i diritti dei padri separati, svolgendo volantinaggio per la città tra gli occhi increduli di donne che mi definiscono per lo più maschilista o pazza, e gestendo lo sportello della bigenitorialità in una delle più malfamate vie genovesi.

Nel 2014 divento vice-presidente del direttivo genovese di quest'Associazione e sempre di più vengo a contatto con realtà davvero spiacevoli: incontro padri alienati dai propri figli da anni e anni, padri che hanno figli sequestrati all'estero, uomini falsamente accusati di aver compiuto abusi sui propri piccoli, uomini costretti a dormire in macchina e a fare la coda alla Caritas per mangiare. Nel frattempo, inoltre, mio fratello si ammala, contraendo il diabete mellito nell'ambito della sempre più conflittuale separazione genitoriale. Desidero avere giustizia. Anche io sono una donna, ma la violenza che subisco non è maschile. Decido così di scrivere un libro. Un libro che possa testimoniare realtà così silenziose. Decido di farlo da donna, da figlia che non ha mai abbandonato suo padre. Abbandono così l'associazione e mi concentro solo su questo. Non sono un padre separato, né un uomo naturalmente. Ma sento fortissimo il bisogno di dar voce a questa problematica prettamente maschile. Mia madre mi odia finalmente diventa un testo vero e proprio romanzo, sebbene non puramente biografico. Esce inizialmente come opera autopubblicata perché ai pochi editori locali cui viene sottoposta non piace l'idea che nelle librerie si possa leggere un titolo così forte e anormale. Un titolo che offende l'angelica figura materna e che racconta situazioni in cui gli uomini sono vittime e non carnefici. Per di più vittime della violenza femminile. Tuttavia, successivamente i diritti del libro vengono acquisiti da un editore abruzzese (Tabula Fati, ndt) che lo ripubblica, distribuendolo su suolo nazionale».

Lunedì 11 giugno, alle ore 20,30, sarà a Milano ospite dell'Associazione Papà Separati Milano e presenterà il suo libro.