La verità sugli "orfani" di Haiti? Se li sono venduti i loro genitori

Solo tre bambini su dieci ospitati negli istituti sono senza famiglia. E
migliaia di loro sono finiti nelle grinfie di spietati sfruttatori

«No al traffico di bambini mascherato da adozione»: è il grido d'allarme di Terre des Hommes, un'organizzazione non governativa in difesa dei più piccoli. Sei mesi dopo il terribile terremoto a Haiti vengono alla luce gli incubi peggiori. Almeno 1800 bambini sono stati trasferiti in Canada, Stati Uniti, Francia, Paesi Bassi e Svizzera con procedure non proprio regolari. Spesso e volentieri pagando mazzette per ottenere la documentazione. Poi c'è il problema più grave, dei bimbi letteralmente scomparsi. «Dai censimenti effettuati in questi mesi a Haiti ci siamo resi conto che in alcuni orfanotrofi, o presunti tali, mancano all'appello fino alla metà dei bambini. Nessuno sa che fine abbiano fatto, ma potrebbero essere entrati nel circuito dello sfruttamento sessuale, del lavoro forzato o del traffico di organi» denuncia al Giornale Paolo Ferrara, di Terre des Hommes Italia.

Frantz Therminillus, capo della polizia giudiziaria di Haiti sostiene da mesi: «Questi cosiddetti orfanotrofi che hanno aperto negli ultimi due anni non sono tali. Servono da copertura per organizzazioni criminali, che approfittano della gente senza tetto e affamata. Per loro il terremoto è diventata una grande opportunità».

Secondo Terre des Hommes, su 10 bambini ospitati in questi centri 7 non sono neppure orfani. Marlène Hofstetter, della costola svizzera dell'organizzazione umanitaria, è appena rientrata da una missione a Haiti lanciando l'allarme. «Subito dopo il sisma almeno 1.800 bambini haitiani sono stati trasferiti in Canada, Stati uniti, Francia, Paesi Bassi e Svizzera con procedure di adozione perlomeno affrettate» si legge in un comunicato della ong. Nel caos dell'emergenza si poteva portare a casa un bimbo di Haiti con circa 10mila dollari, metà dei quali in mazzette per oliare le procedure ed ottenere in fretta i documenti. Ferrara fa notare che «non essendoci stato un opportuno scrutinio dei genitori "adottivi" nessuno ci può garantire che fra loro non si nasconda un pedofilo».

Per questo motivo Terre des Hommes, che in Italia fa parte della rete pro Haiti di Agire, sta lottando per fare votare dal Parlamento dell'isola sfortunata una rigorosa legge sulle adozioni. Non solo: negli orfanotrofi vicini all'epicentro del terremoto l'ong «ha registrato 438 bambini abbandonati e sta lavorando per favorirne il ricongiungimento con i loro familiari per prevenirne la sparizione».

I volontari, coordinati dall'Unicef, stanno spulciando tutti i registri degli orfanotrofi. «In alcuni casi mancano all'appello il 5% dei bambini e può trattarsi solo di negligenza, in altri la cifra aumenta al 20 o al 50%» denuncia Ferrara. Personaggi senza scrupoli «si sono presentati dopo il terremoto in questi centri dicendo che portavano i bambini in ospedale per dei controlli. Siamo andati a controllare e non erano stati registrati in ospedale. Sono spariti nel nulla». Se 1800 sono quelli "adottati" frettolosamente i numeri degli scomparsi potrebbero essere il doppio o il triplo. «In un solo orfanotrofio di Port au Prince, la capitale, sono spariti nel nulla 12 bambini su 35», rivela Ferrara.

Ogni anno duemila piccoli haitiani finiscono sul mercato del sesso a Santo Domingo. I trafficanti guadagnano dagli 80 ai 100 dollari americani su ogni baby schiavo. Le guardie di frontiera dominicane chiudono un occhio per 50 pesos, l'equivalente di due dollari e mezzo per bimbo.

Per non parlare della piaga del Restavek, che in creolo significa «stai con». In pratica i genitori poveri, che non riescono a mantenere i propri figli, li cedono a famiglie più abbienti. Molti restavek (dai 90mila ai 300mila a seconda delle fonti) diventano dei veri e propri schiavi domestici. Secondo l'Unicef e Save the Children, prima della scossa gli orfani o bimbi abbandonati di Haiti erano 380mila e 700 gli orfanotrofi solo nell'area di Port au Prince.

Alcuni centri per gli orfani sono stati distrutti, mentre altri sorgevano ad hoc dopo il terremoto. «Molti bambini non sono neppure registrati. Così è più facile farli sparire, magari con la scusa di curarli - spiega Ferrara -. In altri casi una parte dei minori viene registrato per l'adozione internazionale legale e gli altri entrano nel circuito di quella illegale».
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