È vero che.../Dieci verità che non vogliono farvi sapere sull'inchiesta Protezione civile

Dopo aver smascherato le dieci balle dell’inchiesta sugli appalti
per le grandi opere, oggi vi raccontiamo le dieci verità che emergono
dalle carte ma che non vogliono farvi sapere, perché tirano in ballo
pesantemente l’establishment di centrosinistra

Dopo aver smascherato le dieci balle dell’inchiesta sugli appalti per le grandi opere, oggi vi raccontiamo le dieci verità che emergono dalle carte ma che non vogliono farvi sapere, perché tirano in ballo pesantemente l’establishment di centrosinistra. Dal ruolo della «cricca di Veltroni» alle intercettazioni in cui spunta il nome di Rutelli, dalle bufale messe in giro dal gruppo «Espresso-Repubblica» fino ai pesanti dubbi che riguardano il sindaco piddino dell’Aquila. Insomma, dalle oltre 20mila pagine dell’inchiesta un dato appare certo: la sinistra dovrebbe fare pulizia in casa propria.

È vero che. Già, la seconda parte s’imponeva dopo che ieri, sulla base di dichiarazioni ufficiali e della trascrizione di alcune intercettazioni, abbiamo smascherato le balle che la sinistra ha invano cercato di seminare ad hoc in questi giorni per rimescolare, naturalmente a proprio uso e consumo, il fango dell’inchiesta sugli appalti della Protezione civile. Ecco quindi, dopo l’elenco delle bugie più grosse, qualche verità. Giusto per rimettere a posto qualche tassello del puzzle. Che i soliti noti stanno cercando di scompaginare.

1. È vero che, nello scandalo, esiste una «cricca Veltroni»
Oggetto dell’intercettazione l’appalto per la realizzazione del nuovo Auditorium a Firenze. L’imprenditore Vincenzo Di Nardo, che sperava di accaparrarselo, si sfoga al telefono con l’architetto Marco Casamonti: «No, io so com’è andata questi sono stati tutti pilotati... Eh certo! È Veltroni. Quell’architetto (Desideri, ndr) è di Veltroni, l’impresa è di Veltroni e il sindaco Domenici ha preso gli ordini da Veltroni. È una vergogna... Ma che vuoi fare?». Di Nardo non usa grandi giri di parole quando viene intercettato mentre spiega che la «grande opportunità» del Parco della Musica fiorentino «l’ha gestita tutta la cricca di Veltroni... la banda di romani», e arriva a dirsi preoccupato per l’«era Veltroni» che si prendeva tutto, da Roma a Firenze a Venezia.

2. È vero che l’architetto Desideri non è estraneo a Veltroni
Nella Roma veltroniana, il nome dell’architetto torna spesso. Si occupa dei lavori al Palazzo delle Esposizioni, del progetto di due stazioni della metropolitana capitolina. Firma il progetto della nuova stazione ferroviaria Tiburtina, una grande costruzione sopraelevata che fa da ponte tra due quartieri, sovrastando i binari. E quando su Raitre Report di Milena Gabanelli fa a pezzi il nuovo Prg del Campidoglio (che l’amministrazione di Veltroni definiva un «successo epocale»), criticandone le scelte urbanistiche e parlando di «sacco di Roma», Desideri è tra i professionisti che finiscono sotto accusa nel programma. Ma lui, schieratissimo, fedele alla causa e, soprattutto, agli amici, si difende in modo sprezzante: «È spregevole ridurre la lettura di 15 anni della storia urbanistica di Roma delle giunte di sinistra al fatto che la sinistra avrebbe imparato a fare affari. Non è vero. La sinistra ha imparato a fare regole».

3. È vero che gli indagati intercettati tirano in ballo anche Rutelli
Se torniamo alle intercettazioni di Di Nardo e Casamonti ci imbattiamo in altre sorprese. Casamonti, a proposito di un altro appalto a Venezia, dice: «Nel gruppo Sacaim (che vinse l’appalto, ndr) me l’hanno detto che non c’era verso. Ci hanno infilato un architetto di Roma che è amico di Rutelli. Hai capito? A Venezia...» Risponde Di Nardo: «Oh Marco questo ti insegna un’altra cosa... O tu diventi amico di Rutelli o Veltroni o tu puoi tornare a casa». Di Nardo, che il 29 dicembre parla della «cricca Veltroni e Rutelli», aggiunge: «Si sono messi d’accordo e si sono diviso il bottino».

4. È vero che Bersani ha cambiato idea sui grandi eventi
In questi giorni il leader del Pd non perde occasione per criticare il meccanismo dell’emergenza che induce a bypassare le regole. Evidentemente si è dimenticato che, nel 2007, chiese invano, tramite il sottosegretario Enrico Letta, lo status di grande evento persino per il congresso mondiale dell’Energia in programma a Roma. D’altra parte basta scorrere l’elenco di cerimonie, congressi e manifestazioni varie, dal 2001 ad oggi che hanno ottenuto lo status di grandi eventi per giungere ad una curiosa conclusione. Nel decennio cui ci riferiamo gli eventi promossi come grandi da Palazzo Chigi sono stati 58. Dal vertice Ince di Trieste dell’autunno 2001 al G8, dal funerale di Giovanni Paolo II all’anniversario della firma del Trattato di Roma. Di questi, i provvedimenti firmati dai governi Berlusconi sono stati 21. Quelli firmati da Prodi 15. Ciò significa che il 42 per cento dei grandi eventi (e non si è trattato solo di terremoti o alluvioni) li ha voluti il centrosinistra, che è stato al governo per meno di due anni.

5. È vero che «Repubblica» e «l’Espresso» stanno sparando bufale
Nella sua solita articolessa anti-berlusconiana pubblicata ieri su Repubblica, D’Avanzo, sposando la tesi dell’Espresso, cerca di accreditare la teoria secondo cui lo scandalo Protezione civile e grandi eventi sia la dimostrazione che il grande regista di tutto il sistema di corruzione sia il presidente del Consiglio. Che con Gianni Letta e Bertolaso avrebbe gestito, a suo uso e consumo, le emergenze. Per Repubblica e l’Espresso l’indagine in corso segna il fallimento della politica «del fare» promossa del premier con attivismo e decisionismo. Il nuovo scandalo dimostrerebbe, per i giornali di sinistra, il potere occulto di Berlusconi e dei suoi più stretti collaboratori che «non potevano non sapere». Peccato che Bertolaso quando ha saputo, anzi, quando ha avuto sospetti su De Santis, lo ha subito sostituito. E peccato che la politica berlusconiana «del fare», al contrario di quella dell’attesa e dei rinvii che la sinistra predilige, ha permesso ai terremotati dell’Aquila di avere nuove abitazioni in tempi record. Di vero c’è che Repubblica e l’Espresso, una volta di più, hanno scelto di non dire il vero.

6. È vero che anche la sinistra ha usato il «sistema emergenze»
Lo conferma Paolo Gentiloni, che ai tempi della giunta Rutelli era il braccio destro del sindaco di Roma: «Dal 2002 la Protezione civile operò senza gare e con appalti diretti con il governo Berlusconi e dopo anche con il governo Prodi». Discretamente interessante anche la telefonata intercettata di Ettore Figliolia, ex capo di Gabinetto di Rutelli, ad Angelo Balducci (che sarebbe, secondo gli investigatori, il regista degli appalti illeciti) in cui esprime preoccupazione perché Rutelli lascia il ruolo di commissario straordinario per le celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia. «Gli ho detto - riferisce a Balducci - Francesco queste cose potresti dirle anche un attimo prima... sto lavorando per adottare dei provvedimenti che vedono una qualche sistemazione di un personale che ha dato molto...».

7. È vero che la sinistra deve far pulizia in casa propria
Sì, lo dicono autorevoli personaggi non certo di centrodestra. Come Cesare Salvi, ex ministro Ds: «Mi permetto di dare un consiglio a Bersani: si assuma le proprie responsabilità di dire che nei due anni in cui eravamo al governo abbiamo usufruito di questa normativa che apre la porta al rischio di quegli arbitri che oggi chiediamo di modificare». «Bisogna essere molto rigorosi in casa propria - aggiunge Savi - se si vuole essere credibili. E le candidature al Sud di alcuni governatori non sono le migliori per pretendere le dimissioni di altri».

8. È vero che l’ex pm Toro, costretto alle dimissioni e accusato di corruzione, abbia avuto legami a sinistra 
L’ex procuratore aggiunto di Roma è stato capo di gabinetto del ministro comunista Bianchi, nell’ultimo governo di centrosinistra guidato da Romano Prodi. Toro si è dimesso non appena nell’inchiesta è uscito il suo nome. Lo ha fatto, ha spiegato, per difendere la sua «onorabilità» e quella del figlio Camillo (pure coinvolto nell’indagine) dopo che è risultato indagato per rivelazione di segreti investigativi. Ora la sua posizione si è aggravata: i giudici di Perugia, cui è passata l’inchiesta sugli appalti per i lavori del G8 alla Maddalena, ipotizzano a suo carico anche i reati di corruzione e di favoreggiamento.

9. È vero che il sindaco Pd dell’Aquila non è tranquillo
Ricordate Massimo Cialente? Sì, il sindaco dell’Aquila che nei giorni dell’emergenza terremoto anziché in tenda, come gran parte dei suoi concittadini, aveva trovato alloggio in una villa su due piani vista mare a Tortoreto, con piscina e idromassaggio. Ebbene, il complesso residenziale di cui parlavamo otto mesi fa è quel «Borgo Il Castello» realizzato da due noti costruttori aquilani, Romano Marinelli e Giulio Vittorini, quest’ultimo molto amico di Cialente. Col tempo più di qualcuno inizia a storcere il naso perché si accorge che proprio Marinelli, quale vice presidente, e Vittorini, in qualità di consigliere, fanno parte del Consorzio Federico II (assieme a Ettore Barattelli, presidente, e Liborio Fracassi, consigliere e direttore tecnico) che, in deroga, hanno ricevuto in appalto direttamente dall’amministrazione Cialente numerose «opere provvisionali». Vuoi vedere che c’è qualcosa che non quadra?

10. È vero che anche il Comune dell’Aquila ha concesso appalti sospetti
In effetti la lista delle opere provvisionali concesse in appalto all’Aquila agli amici di Cialente è piuttosto lunga. Vi figurano, per esempio, la Camera di commercio, la Biblioteca provinciale, la Cassa di Risparmio dell’Aquila, un vasto complesso fra corso Vittorio Emanuele, Tre Marie, via Platini, piazza Duomo, palazzo Branconi Farinosi più tutti gli edifici ricompresi fra piazza San Silvestro, via Del Guasto, via di Ghignano eccetera. Ma nel consorzio Federico II non figurano solo i quattro costruttori aquilani. Risulta infatti associata la società al centro della maxi inchiesta fiorentina, quella Btp (Baldassini-Tognozzi-Pontello) di cui fanno parte l’indagato e plurintercettato Riccardo Fusi, quale presidente del Cda (s’è dimesso avant’ieri) Vincenzo Di Nardo, amministratore delegato, e Roberto Bartolomei, vicepresidente. Forse è il caso si indagare sugli affidamenti del Comune. E sui finanziamenti pubblici per la ricostruzione ricevuti con la rapidità della corsia preferenziale dalla disastrata «Accademia dell’Immagine», di cui il sindaco Pd è, guardate che stranezze, presidente.