«Il vero problema di Genova è la complicità degli oppositori»

A proposito della riunione del «Fattore X» in via Mascherona, presso la Scuola d'Arte Cinematografica diretta da Maurizio Gregorini. Ora identificando al meglio l'essenziale delle diverse posizioni, mi chiedo se sia di per sé in grado di conseguire il fine che esso dice di proporsi («Non facciamoci scippare le idee e restiamo tutti uniti»). Va detto che ogni movimento che produce di per sé effervescenza positiva nell'ambito del centrodestra (o di una parte di esso) va guardato come un qualcosa di utile (pensiamo alle ripetute primarie che il Giornale è venuto sviluppando fra i suoi lettori, ecc.) e quindi anche il «Fattore X» a suo modo lo è. Tuttavia per affrontare i temi politici di fondo del presente che urgono (e le loro radici nel passato) e delineare le prospettive di fondo è necessario che tale sforzo sia assunto dal centrodestra nel suo insieme (o per lo meno dalle sue componenti separatamente). Se si riescono a sviscerare le cause (profonde) della situazione in atto nel centrodestra a Genova (ma anche nelle altre province), l'effetto traducendosi in autentiche prospettive, dovrebbe risultare benefico alla successiva azione politica. Certo, le analisi se sono dotate di autentico senso realistico (indipendentemente dai sentimenti, dai desideri, più o meno pii, ecc.) dovrebbero inquadrare nella loro crudezza le motivazioni effettive che si sono costituite come remore alle vittorie del centrodestra (non vi è dubbio che contano anche i meriti dell'avversario di sinistra ma essere stati tagliati fuori ripetutamente nel lungo periodo dall'ondata vincente di Berlusconi, è un qualcosa che deve dare da pensare insistentemente). È chiaro (almeno per chi scrive) che il Pdl deve trasformarsi in un partito di lotta sulla base di un programma che possa attirare il potenziale elettorato che va oltre l'area consolidata del centrodestra. Insisto per astenersi da quel continuo elogio del moderatismo che ha creato fraintendimenti diversi. Nessuno penso che sia politicamente disposto a negare l'importanza della componente moderata dell'elettorato ma che essa sia la componente esclusiva del centrodestra è un errore pensarlo perché se così fosse la remissività degli uni finirebbe con l'esaltare definitivamente l'aggressività degli altri (guarda caso le «guardie rosse» sono diventate da quarant'anni a questa parte una componente endemica della nostra storia). Spiace doverlo dire ma se le Forze dell'Ordine non vogliono (o vorrebbero ma sono frenate da chi di dovere) garantire la legalità nella sua pienezza, i cittadini o singolarmente o in gruppo - «ronde», associazioni, ecc. - hanno il diritto-dovere di intervenire al fine di difendere se stessi, i loro cari e i loro averi. Va ricordato che il principio della remissività o della tolleranza (perché non si può o non si vuole reagire) porta all'insediamento del potere dei racket e delle mafie (anche di quelle che dicono essere se stesse «rivoluzionarie». Se a tutto questo si aggiunge il rinnovato slancio delle illegalità dovute ai soggetti comunitari ed extracomunitari è visibile l'aumento del degrado civile). Credo che occorra rispondere colpo su colpo (sotto altro profilo lo si dovrebbe fare anche a livello nazionale, vista l'aggressività dei pubblici ministeri avanguardisti contro il premier e il centrodestra in generale). Tornando alle molte rughe politiche e civili della tuttavia bella Genova, che va guardata con innocenza e cinismo, possiamo osservare che essa è stata stuprata da un gruppetto di famiglie ma è altresì vero che la sinistra mediatrice, essendo serva e padrona al tempo stesso, ha realizzato una regia che tuttora gode la fiducia di circoli elitari e del ceto medio in buona misura (assieme naturalmente agli antichi «fedeli» le cui bandiere riportano le diverse sfumature di rosso). Dunque s'è prodotta una collusione che nel corso dei vari cicli amministrativi è divenuta un meccanismo via via più raffinato. O si produce un movimento capace di scardinare questa pluridecennale complicità o il confinamento nel ruolo degli eterni oppositori diventerà un vero e proprio destino per gli esponenti del centrodestra. Naturalmente a questo proposito continua ad emergere il problema determinante della loro effettiva credibilità (legata a determinati suggestivi programmi) nei confronti proprio di quelle cerchie ristrette che dominano la nostra città e con le quali occorrerà «fare i conti» (sebbene l'avversario autentico continui a restare il fronte della sinistra che nel corso dei decenni si è arricchito dei transfughi della vecchia Dc e di una parte del centro (si pensi all'Udc). Volendo concludere un intervento che, per forza di cose, è assai esteso e tende a dilatarsi, aggiungerei che alcuni punti si possono sottolineare: 1) Non ha senso rincorrere Enrico Musso; 2) Occorre ritrovare nell'ambito delle forze produttive un candidato a sindaco che sia all'onor del mondo e dia garanzie, proprio per questo, a tutti i genovesi; 3) La stima e l'appoggio all'on. Claudio Scajola per quanto ha fatto nell'imperiese non possono portare a forme di indebolimento, comunque sia, delle posizioni del Pdl genovese nell'ambito di un disegno trasversale della ripartizione delle influenze politiche nel loro complesso; 4) Il rinnovamento nelle cariche interne al Pdl genovese è, se la scelta delle persone viene fatta oculatamente, un elemento importante per riprendere la lotta politica in vista delle elezioni prossime venture; 5) Non c'è dubbio che tutta una serie di «gesti eclatanti» ben fondati nel denunciare il «malgoverno» e mirati a colpire l'immaginazione dei genovesi (Maurizio Gregorini) vadano posti in essere; 6) È opportuna la formazione di una commissione per la stesura del programma elettorale, composta da specialisti e competenti nelle diverse materie.
*filosofo, docente liceo D’Oria