Verso la prima prova di forza Caccia sorvoleranno i cieli libici

Francesi e inglesi pensano a azione dimostrativa prima del vertice tra Onu, Unione africana, Ue e Lega araba. In serata il regime assicura di non aver ucciso civili e di aver deposto le armi, ma a Bengasi udita esplosione e contraerea. al Qaeda ai ribelli: &quot;Non fidatevi di Usa e Nato&quot;. L'Italia darà basi, aerei e uomini. <a href="/interni/libia_senatur_di_pietro__lintervento_militare_non_ci_piace/politica-lega_nord-bossi-berlusconi-governo-no_fly_zone-risoluzione-gheddafi-libia-germania-voto-onu/18-03-2011/articolo-id=512281-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>Ma l'idea non piace a Bossi e Di Pietro</strong></a>. Obama: &quot;Subito il cessate il fuoco o attacchiamo&quot;

Tripoli - La risoluzione Onu potrebbe aver colpito nel segno. Dopo una giornata in cui gli scontri si sono susseguiti tra ribelli e lealisti, in serata il vice ministro degli Esteri del regime, Khalid Kaim, è apparso in tv e ha confermato che l'esercito libico ha deposto le armi e che le truppe fedeli a Gheddafi sono arrivate alle porte di Bengasi, ma che non entreranno Il ministro ha poi assicurato che nessun civile è stato ucciso dal governo e ha chiesto all'Onu di inviare osservatori per valutare la situazione: "Crediamo che a Bengasi, Misurata e in altre città negli ultimi giorni siano stati commessi crimini contro l'umanità e per questo voglio invitare il segretario generale dell'Onu ad inviare qui una missione di controllo il prima possibile"

Gheddafi non si arrende, Parigi minaccia attacco immediato La prima risposta era stata un'alzata di spalle. L'Onu adotta la risoluzione 1973 che impone il cessate il fuoco immediato e lo stop agli attacchi ai civili in Libia e la replica immediata di Gheddafi è un bombardamento su Misurata e una minaccia all'Occidente: "Vi aspetta l'inferno". Ma la Francia è decisa, con la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, a usare la forza per imporre la no fly zone nel Paese. E caccia militari francesi e inglesi potrebbero sorvolare i cieli libici come azione dimostrativa anche prima del vertice tra Onu, Unione africana, Ue e Lega araba. Intanto il Colonnello viene ricondotto a più miti consigli. Il rais manda in tv il suo ministro degli Esteri che parla di un "cessate il fuoco immediato. Sospesi gli attacchi ai ribelli e le operazioni militari, per rispetto della decisione dell'Onu". Tutto in stand by, dunque. Si attendono le prossime mosse. Con Parigi cauta: "La minaccia non è cambiata".

L'allarme di al Qaeda Una condanna dei "movimenti sospetti degli Stati Uniti e dei loro alleati" in Libia e un ammonimento agli insorti a "non fidarsi di qualunque ruolo Usa e Nato" nel loro paese arriva da al-Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqmi). In un file audio diffuso sui forum vicini al gruppo, il leader dell’Aqmi, Abu Musab Abdul, invita i libici a diffidare della risoluzione Onu che impone una no-fly zone sul paese e a "fare affidamento solo sulla propria forza e sull’Islam, che è lo spirito e la forza propulsiva" della rivoluzione in corso nel mondo arabo. "La battaglia che conducete oggi contro i dittatori è la stessa battaglia condotta oggi e in passato dai vostri fratelli mujahidin, che combattono i tiranni e respingono la nuova crociata", dice ancora Abdul Wadoud. Il leader del gruppo terroristico definisce quindi gli Stati Uniti e la Nato come "la causa di tutti i flagelli, i nemici. Come fate ad aspettarvi del bene o un aiuto da parte loro? Vi metto in guardia rispetto a tutti questi movimenti sospetti degli Stati Uniti e dei loro alleati.

Il pressing francese Un attacco a breve. Parigi fa sul serio. Le operazioni militari sulla Libia per fermare le forze di Muammar Gheddafi avverranno in tempi rapidi, "questione di ore", e le Francia vi parteciperà. Lo ha detto il portavoce del governo francese, Francois Baroin. La stessa fonte ha sottolineato che "l’intervento militare non sarà un’occupazione del territorio libico, ma un dispositivo di natura militare per proteggere la popolazione libica e aiutarla a realizzare la sua aspirazione di libertà".

Condizioni non negoziabili Forte della decisione Onu, Barack Obama ha lanciato l'ultimatum a Gheddafi che "adesso ancora una volta ha una scelta. La risoluzione approvata dall'Onu dà condizioni chiare da soddisfare e queste condizioni non sono negoziabili: se Gheddafi non le rispetterà si dovrà procedere ad una azione militare". Le condizioni sono dettate da Usa, Regno Unito, Francia e stati arabi che "sono d'accordo per un cessate il fuoco immediato: Gheddafi deve fermare le sue truppe dall'avanzata a Bengasi, Agedabia, al-Zawyia e Misurata e deve ristabilire forniture d'acqua e favorire l'ingresso di aiuti nel Paese". Gli Stati Uniti, inoltre, non
invieranno truppe di terra: "Non useremo la forza per andare oltre al nostro scopo principale - ha precisato Obama - che è quello di proteggere i civili.

Gheddafi non ha paura Seif al Islam, uno dei figli di Gheddafi, ribadisce che la sua famiglia non "ha alcuna paura" della no-fly zone imposta dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu e un eventuale attacco multinazionale. "Siamo nel nostro Paese e con il nostro popolo. E non abbiamo paura" ha detto il secondogenito del colonnello, intervistato dalla Abc News, in collegamento telefonico dalla capitale libica. "Non abbiamo paura, venite pure. Voglio dire, però, che non aiuterete la gente bombardando la Libia, uccidendo i libici. Se distruggerete la nostra nazione, nessuno potrà gioire".

Il rais minaccia Gheddafi ha promesso "l’inferno" a coloro che proveranno ad attaccare la Libia. Lo ha riferito la tv locale, a poche ore dall’approvazione della risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell’Onu che autorizza l’uso della forza contro il regime di Tripoli. "Se il mondo è impazzito, diventeremo matti anche noi. Risponderemo. Trasformeremo la loro vita in un inferno" ha dichiarato Gheddafi in un’intervista concessa alla tv portoghese Rtp qualche ora prima che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu approvasse la risoluzione che autorizza l’uso della forza in Libia. "Cos’è questo razzismo, questo odio? Cos’è questa pazzia?" si è chiesto il Colonnello.

E bombarda Misurata Le forze fedeli a Gheddafi stanno martellando Misurata, città 200 chilometri a Est di Tripoli in mano agli insorti, dopo una notte di spari con armi pesanti. Lo ha riferito un portavoce degli antigovernativi. Secondo la tv satellitare al Jazeera in lingua inglese, combattimenti fra "lealisti" e insorti sono in corso a Misurata e ad Ajdabiya, 200 chilometri a Sud di Bengasi, la principale roccaforte degli antigovernativi. "Decine di bombe di tutti i tipi si abbattono da ieri sera sulla città" ha detto il portavoce degli insorti alla France Presse. "Ci sono ancora intensi tiri di artiglieria" ha aggiunto, precisando di ignorare se ci sono vittime. Ieri il regime aveva detto che i lealisti avevano ripreso Misurata, ma un portavoce degli antigovernativi aveva smentito.

Il passo indietro Le forze libiche fedeli al regime hanno sospeso tutte le operazioni militari per garantire la protezione dei civili, in linea con la risoluzione Onu che ha imposto la no fly zone. "L’immediato cessate il fuoco" è stato annunciato dal ministro degli Esteri libico, Mousa Koussa, conversando con i giornalisti a Tripoli. E la Libia si impegna a proteggere gli stranieri nel paese e i loro beni. Eppure secondo i ribelli, le truppe di Gheddafi continuano l’avanzata verso Bengasi e si troverebbero ormai a 50 km da Bengasi. In serata, inoltre, nella roccaforte degli insorti si è sentita una forte esplosione seguita da una contraerea.

Ma i ribelli annunciano: "E' un bluff" È di 25 morti il bilancio delle vittime degli scontri avvenuti oggi a Misurata tra le brigate fedeli a Gheddafi e i ribelli. Lo riferiscono fonti mediche alla tv satellitare al Arabiya. Intanto sia la tv emiratina sia la concorrente al Jazeera confermano che gli attacchi delle truppe di Gheddafi sulla città della Tripolitania proseguono nonostante il cessate il fuoco annunciato dal governo. Il comandante degli insorti, Khalifa Heftir, ha dichiarato che il cessate-il-fuoco annunciato dal ministro degli Esteri "non è importante" per l’opposizione, definendolo un "bluff".

L'Italia in campo L’Italia, nel quadro dell’attuazione della risoluzione Onu per la crisi in Libia, potrebbe mettere a disposizione della coalizione internazionale le basi militari, ma non è escluso neanche un coinvolgimento di mezzi e uomini. Questa l’indicazione emersa dalla riunione del consiglio dei ministri straordinario a Palazzo Chigi. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha riferito al Cdm che "ogni decisione" sulla crisi in Libia "viene adottata in accordo con il presidente della Repubblica" e che "il parlamento sarà costantemente informato ai fini delle decisioni che intenderà adottare". Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha anche detto in serata che le basi italiane sono "la chiave del dispiegamento di forze" e che per questo l'intervento Onu ha bisogno di una partecipazione italiana. Ma, a differenza della Francia, la Farnesina ritiene indispensabile "l’ombrello della copertura della Nato" prima di avviare qualsiasi azione.

Le basi e gli aerei Tra gli assetti messi a disposizione dell’Italia vi è la "forte capacità di neutralizzare radar e ipotetici avversari" in Libia "e su questo potrebbe esserci una nostra iniziativa: possiamo intervenire in ogni modo" ha detto La Russa in Parlamento. Il governo chiederà "l’autorizzazione" alle Camere di "aderire alla coalizione di volenterosi" cui spetterà far rispettare la risuluzione Onu sulla Libia. L’Italia interverrà con gli altri paesi disponibili e con le organizzazioni internazionali, "offrendo le basi, ma senza nessun limite restrittivo all’intervento, quando si ritenesse necessario per far rispettare la risoluzione Onu" e garantire la tutela dei cittadini. Sono sette le basi aeree che l’Italia può mettere a disposizione in relazione alla situazione in Libia: Amendola, Gioia del Colle, Sigonella, Aviano, Trapani, Decimomannu e Pantelleria. Quanto all’eventuale impiego di aerei, probabile l’utilizzo dei caccia F-16 e degli Eurofighter. Possibile anche il ricorso agli Harrier Av8. Particolarmente adatti alla missione di bombardamento delle difese aeree nemiche, riferisce una fonte, sarebbero inoltre i Tornado, che furono impiegati per compiti analoghi in Kosovo, assieme a velivoli tedeschi. 

Chiusa l'ambasciata Già effettuata la chiusura dell’ambasciata italiana a Tripoli. Frattini spiega che si tratta di una "misura coerente con l’ attuazione della risoluzione dell’Onu". Il ministro ha aggiunto - riferendo in Senato - che l’Italia ha chiesto, "alla Turchia, secondo le convenzioni internazionali, di curare gli interessi dell’Italia in territorio libico". La Turchia ha accettato la richiesta italiana. "L’aereo con il nostro personale dell’ambasciata e alcuni giornalisti che si trovavano in territorio libico è decollato seppure con forte ritardo" spiega il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. 

La risoluzione Onu Il Consiglio di Sicurezza ha approvato la risoluzione 1973 che autorizza la no fly zone sulla Libia e il ricorso a "tutte le misure necessarie" per proteggere la popolazione civile dalla minaccia rappresentata dalle forze leali al Colonnello, fatta eccezione per un intervento terrestre. La misura è stata varata con dieci voti favorevoli, zero contrari e cinque astenuti, tra cui Cina e Russia, che non hanno esercitato il proprio diritto di veto, e Germania. Funzionari americani ed europei hanno subito fatto sapere che un attacco aereo contro le forze fedeli a Gheddafi è possibile "nell'arco di ore". E nella notte il presidente degli Stati uniti Barack Obama ha chiamato il capo di stato francese Nicolas Sarkozy e il primo ministro britannico David Cameron per coordinare una strategia: "La Libia deve conformarsi immediatamente alla risoluzione e le violenze contro la popolazione civile devono finire" hanno concordato i tre leader. Subito dopo il voto dell’Onu, anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha avuto un colloquio con il ministro della Difesa Ignazio La Russa e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta per discutere della situazione in Libia. Della discussione è stato informato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.