«Vi racconto perché Lorenzo Bozano mente»

(...) Noi come vigili urbani lavorammo bene, tanto che sia il questore sia il procuratore capo ci fecero i complimenti».
Cosa scopriste?
«Fummo noi a trovare la spider rossa, una macchinetta sgangherata, alla fine die conti direi... la individuammo grazie alla testimonianza di un panettiere che ce la segnalò posteggiata in via Galli, una traversa delle piscine di Albaro. Trovammo l’auto e risalimmo alla proprietà: era proprio di Bozano».
C’era qualcosa di strano?
«Aveva il cofano aperto e dentro trovammo una torcia... Ma l’importante per noi venne dopo».
Ci racconti.
«Lorenzo Bozano aveva detto più e più volte di essere innocente e lo dimostra adesso anche il suo nuovo tentativo di far riaprire il processo, nonostante le molte prove a suo carico. Ma da subito fu sbugiardato»
Come?
«Noi vigili urbani per esempio potemmo smentirlo quando lui ripetè più volte di non essere mai stato nella zona dove abitavano i Sutter, ma noi avevamo le contravvenzioni che gli erano state elevate. E non alla macchina in sosta, ma contestate proprio a lui in persona: una era per la mancanza di bollo sulla patente un’altra volta invece lo fermammo perché aveva la marmitta rumorosa. In tutto cinque o sei verbali di multa che furono acquisiti dai magistrati».
Prove che furono usate al processo?
«Certo, dimostravano che lui mentiva: Bozano diceva di no, invece si era recato più volte nella zona di viale Mosto, dove viveva la famiglia Sutter. Ma non fu solo questo punto a incastrarlo».
Cos’altro?
«Gli fu trovato in tasca il numero di telefono della scuola Svizzera, frequentata dalla ragazza».
I vigili urbani ebbero dunque un ruolo importante nel caso Sutter, riceveste i complimenti del capo della Mobile, Angelo Costa.
«Anche del questore, e del magistrato che accusava Bozano, Nicola Marvulli».
Ora una nuova perizia difensiva tenta di affermare che secondo le correnti il cadavere della bambina potrebbe essere stato gettato in mare in Versilia.
«Io posso solo dire che Bozano ha mentito su molte cose ed è stato smentito: la prova principe fu la cintura da sub che fu trovata addosso alla bambina per appesantirne il cadavere: Bozano ne aveva una identica che non fu mai trovata».