"Vi spiego il problema dell'euro"

<p>Il premier: "L'euro è la nostra moneta. E' proprio per difenderla dall'attacco speculativo che l'Italia sta facendo pesanti sacrifici". Poi puntualizza: "Il problema è che è l'unica moneta al mondo senza un governo comune, senza uno Stato, senza una banca di ultima istanza. Per questo può essere oggetto di attacchi". E in una lettera inviata al <a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/10949" target="_blank">Foglio</a>: "Ci siamo impegnati per la crescita, per lo sviluppo, per più efficaci regole di concorrenza, di competitività, di mobilità sociale, non per deprimere l’economia e rilanciare la lotta di classe, che come ho detto in parlamento è finita da un pezzo"</p>

In serata il presidente del Consiglio Berlusconi placa le polemiche subito divampate dopo alcune critiche da lui espresse nei confronti dell'Euro: "Come al solito si cerca di alzare pretestuose polemiche su una mia frase interpretata in maniera maliziosa e distorta. L'Euro è la nostra moneta, la nostra bandiera. E' proprio per difendere l'euro dall'attacco speculativo che l'Italia sta facendo pesanti sacrifici". Poi ha spiegato meglio il senso del suo discorso: "Il problema dell'euro è che è l'unica moneta al mondo senza un governo comune, senza uno Stato, senza una banca di ultima istanza. Per queste ragioni è una moneta che può essere oggetto di attacchi speculativi".

Il presidente del Consiglio si era soffermato nel pomeriggio sulla moneta unica europea intervenendo agli Stati generali del commercio estero: "C’è un attacco all’euro che come moneta non ha convinto nessuno, perché non è di un solo Paese ma di tanti che però non hanno un governo unitario né una banca di riferimento e delle garanzie". "L’euro è un fenomeno mai visto ecco perché c’è un attacco della speculazione ed inoltre risulta anche problematico collocare i titoli del debito pubblico".

Ma in cima all'agenda del premier non c'è solo la divisa continentale. In una lettera inviata al Foglio, che sarà pubblicata sabato dal quotidiano di Giuliano Ferrara, il Cavaliere torna a parlare delle misure per la crescita del Paese concordate con l'Unione europea. Troppi fraintendimenti e troppe critiche ai provvedimenti sul mercato del lavoro, Berlusconi vuole fare chiarezza e affida il suo pensiero alle pagine del quotidiano romano per contrastare "una campagna fatta di ipocrisie e falsità". La norma che prevede il licenziamento per le aziende in crisi ha scatenato un putiferio di critiche: in testa alle proteste la Cgil di Susanna Camusso e la sinistra. La minaccia è sempre la stessa: bloccare il Paese con lo sciopero generale. 

"Si va purtroppo dipanando una campagna fatta di ipocrisie e falsità, che tende a rovesciare come un guanto il senso delle cose", attacca il Cavaliere. Poi torna a spiegare, e difendere, le misure per la crescita inviate e approvate dall'Unione europea:
"Ci siamo impegnati per la crescita, per lo sviluppo, per più efficaci regole di concorrenza, di competitività, di mobilità sociale, non per deprimere l’economia e rilanciare la lotta di classe, che come ho detto in parlamento è finita da un p.ezzo. La rete di protezione sociale - prosegue il presidente del Consiglio - in specie sul tema del lavoro, è tutto sommato abbastanza solida in Italia, e nessuno vuole sfilacciarla". Un progetto che, secondo il premier, va di pari passo con un latro obiettivo: "Ridurre le cattive abitudini, scongiurare un’estensione abnorme del lavoro precario, offrire un futuro qualificato ai giovani e alle donne".

E poi una bastonata a tutti quelli che hanno voluto trasfigurare la norma sul mercato del lavoro in una tagliola contro i lavoratori e in un perno per poter ribaltare il governo, magari con una serie di scioperi generali. "Gli imprenditori del XXI secolo non sono i padroni delle ferriere dell’Ottocento, non si svegliano al mattino con l’impulso di liberarsi di manodopera per gonfiare profitti. E i lavoratori sono titolari di forza contrattuale e di diritti, non schiavi sociali. Non dobbiamo sottometterci alla caricatura di noi stessi".