«Viaggi gratis per abortire»

Giuseppe Salvaggiulo

Il fotogramma di un aereo in decollo, la grande scritta «Voli gratis in Europa»: sembra la solita pubblicità di una compagnia a basso costo. Invece è un’inserzione politica. Originale, anzi di più: radicale. La Rosa nel Pugno regala 15 biglietti aerei così divisi: 5 a Parigi per sottoporsi ad aborto farmacologico, 5 a Barcellona per praticare un ciclo di fecondazione assistita, 5 a Londra per visitare i laboratori sulle cellule staminali embrionali.
Lo slogan dell’iniziativa «Vola e vota» non tragga in inganno: non c’è voto di scambio. Le donne e i ricercatori che vogliono partecipare non devono impegnarsi a barrare il simbolo della Rosa nel Pugno sulla scheda elettorale. Né aderire a manifestazioni elettorali. Se vorranno, saranno seguiti da un operatore televisivo per documentare il viaggio.
C’è un mese di tempo per partecipare al concorso: iscriversi è facile sul sito internet www.mauriziomian.it. Ti chiedono nome cognome, città di partenza per organizzare il viaggio, «struttura sanitaria, laboratorio di ricerca o centro di fecondazione assistita che si vuole raggiungere», motivazioni e recapito telefonico. Il resto lo fa la velocità: i primi quindici in ordine di tempo vincono il viaggio, gli altri restano a casa. Il tam tam su internet è già partito.
La data di lancio del «Vola gratis per un diritto» non è casuale: il 10 marzo 2004 entrava in vigore la legge sulla fecondazione assistita. Le città scelte nemmeno: qualità estetiche a parte, Parigi, Londra e Barcellona sono all’avanguardia per aborto farmacologico, ricerca sulle cellule staminali embrionali e fecondazione assistita.
«È l’uovo di Colombo: visto che per esercitare i diritti civili gli italiani sono costretti ad andare all’estero, noi diamo concretamente una mano a farlo», spiega il promotore Maurizio Mian. Problemi legali? «Nessuno, abbiamo studiato bene l’iniziativa e per l’aborto farmacologico abbiamo messo il limite del rispetto dei termini previsti dalla legge 194. Altrimenti rischieremmo un’imputazione penale».
Mian, 50 anni, è un personaggio eccentrico. Medico e imprenditore, gestisce il patrimonio che il pastore tedesco Gunther ha ereditato da una nobildonna tedesca. Con quei soldi ha comprato negli anni il Pisa Calcio, la discoteca «Il Pappafico» di Marina di Pisa, il 20 per cento del quotidiano l’Unità.
Ora, nel nome della libertà di ricerca scientifica, si candida nella lista toscana della Rosa nel Pugno. Non è l’inizio di una carriera politica, perché si è fatto sistemare al trentacinquesimo posto su 38. Per essere sicuro di non essere eletto, come il fotografo Oliviero Toscani, il regista Marco Bellocchio e il filosofo Biagio De Giovanni che lo seguono nella lista.
Di radicale, l’iniziativa di Mian ha tutto: rompe gli schemi senza infrangere le regole. Perché anche la disobbedienza civile ha un codice di comportamento e secondo l’insegnamento di Marco Pannella «la fantasia richiede molto rigore». Quindi la sera prima di pubblicare l’inserzione sull’Unità (costata 2mila euro più Iva), Mian ha mandato una copia in anteprima alla sede del partito a Roma. Visto, si stampi. Il segretario Daniele Capezzone gradisce e non teme polemiche: «È la fotografia sorridente e spiritosa di un problema drammatico. Diranno che è una provocazione? Sì, perché vuol provocare una discussione seria». Volare per credere.
giuseppe.salvaggiulo

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