Un viaggio intorno al mondo con le fotografie del Capitano

Immagini di uomini e navi, bambini e mezzi di trasporto, scene di vita quotidiana e monumenti antichi, corredati da materiali archeologici, spolveri di meridiane, manoscritti e disegni che ci documentano uno sguardo vivo e aperto a 360 gradi, restituendo il sapore di un'epoca di sconvolgenti trasformazioni, attraverso gli occhi di un uomo pieno di curiosità, di coraggio e di ironia. Questo e molto di più nella mostra «Foto che capitano» legata alla storia avventurosa del Capitano D'Albertis e suddivisa in diverse sedi espositive che offre una selezione di fotografie tra le oltre 20.000 immagini del suo archivio. La sezione di Castello D'Albertis - fino al 15 ottobre - presenta circa 50 immagini stampate dai negativi originali (lastre di vetro e pellicole di medio e grande formato) eseguiti dal Capitano stesso, oltre ad oggetti, libri e documenti legati in qualche modo agli scatti fotografici, che non affrontano un tema specifico, ma sono stati scelti come anteprima del vasto archivio fotografico per sottolinearne la poliedricità.
Nella sezione allestita presso il Museo Archeologico del Finale, invece, vengono presentate 40 fotografie legate alla Riviera di Ponente ed in particolare al territorio di Noli e al Finalese.
Questa zona era particolarmente cara al Capitano sia per la presenza di una sua dimora estiva - l'Eremo di Capo Noli - sia per i numerosi siti archeologici in caverne da lui esplorate in compagnia di Arturo Issel.
Caratteristica delle fotografie di D'Albertis, scattate tra la fine dell'Ottocento e il 1930 circa, è l'assoluta libertà di espressione e di soggetto, unitamente alla capacità di usare, a seconda delle circostanze, registri differenti: le inquadrature a volte sembrano non studiate, specie quando colgono, con occhio ironico, aspetti di vita quotidiana, a volte invece paiono frutto di scelte stilistiche più attente e meditate. Non mancano i ritratti di personaggi illustri, colti in momenti non ufficiali, come D'Annunzio, Verdi, Vittorio Emanuele III, Luigi Salvatore d'Asburgo, Giacomo Doria, per citarne solo alcuni, accanto a pescatori, a pastori, a gente comune dell'Europa, dell'Africa, dell'Oceania.
Molte sono le immagini che ritraggono le imbarcazioni - mezzo di trasporto particolarmente amato dal Capitano - i treni, le automobili e i primi aeroplani. Altre fotografie documentano lo sviluppo tecnologico del periodo, come la costruzione e l'inaugurazione delle dighe di Assuan, accanto ai monumenti dell'antico Egitto ancora sepolti dalla sabbia. Paesaggi di montagna, deserti, inquadrature di Genova e della Riviera, immagini della costruzione e della vita quotidiana al Castello, ritratti di amici e parenti, ci offrono scorci di un'epoca e di un mondo in piena espansione economica e culturale, tra quei due secoli che hanno visto il susseguirsi delle grandi scoperte, dei viaggi di ricerca e di avventura, dell'esotismo e dell'interesse per le scienze umane.
In tale contesto è attivo protagonista il Capitano D'Albertis con l'eclettismo tipico del suo tempo così da risultare oggi personaggio eterogeneo e molteplice: è marinaio, viaggiatore, scrittore, si occupa di archeologia, di storia della navigazione, geografia umana, usi e costumi, commerci ed economia. Affronta tutto con diverso interesse e passione, sempre animato da una curiosità che lo contraddistingue: è influenzato dalla percezione emotiva del Romanticismo, così come dalla visione razionale di matrice positivista, ma anche dal fascino delle spinte liberali moderniste e nazionalistiche in quei momenti in piena crescita.
Le foto selezionate per la mostra rappresentano una piccolissima parte del patrimonio storico di Castello D'Albertis, che ci è pervenuto sotto forma di migliaia di negativi prodotti dal Capitano, nella sua instancabile vita e durante i suoi viaggi per il mondo.
I negativi, ancora raccolti nelle originali buste di carta degli studi fotografici di Genova, dell'Oceania, dell'America e dell'Africa che li svilupparono, sono giunti a noi in un baule di legno presumibilmente rimasto chiuso dal 1932 - anno della morte del Capitano - fino a pochi anni fa, quando è iniziato un lavoro di acquisizione digitale, archiviazione e classificazione, non ancora completamente terminato.
La mostra è promossa dall'Associazione Culturale Amici del Castello D'Albertis, impegnata dal 1997 a sostenere le attività del Museo d'intesa con il Settore Musei del Comune di Genova e con l'Istituzione dei Musei del Mare e della Navigazione.
Il progetto è curato da Maria Camilla De Palma (direttore di Castello D'Albertis Museo delle Culture del Mondo), Andrea De Pascale (conservatore del Museo Archeologico del Finale) e Anna D'Albertis, pronipote del Capitano Enrico Alberto D'Albertis, da anni impegnata nell'ordinamento dell'archivio fotografico. Da un punto di vista tecnico i curatori si sono avvalsi della competenza di Elisabetta Papone, direttore del Centro di Documentazione per la Storia, l'Arte e l'Immagine di Genova (Settore Musei del Comune di Genova) e di Frederick Clarke (docente di Storia della Fotografia).