Viaggio a Sodoma modello di vizi esportato in Italia

SodomaDal vostro inviato a Sodoma. Non è una metafora del caso italiano, dei suoi giri viziosi e ricattatori, sono davvero nel luogo biblico della città più viziosa del mondo, modello universale di Turpilandia.
Tutti parlano da noi di Sodoma, o di Gomorra nel senso di Saviano; e mi incuriosiva vedere, o almeno sfiorare, l’originale biblico. Risalendo da Aqaba in Giordania verso il mar Morto, si incontra il sito più sciagurato del mondo, distrutto nel 2009 avanti Cristo, o giù di lì. Due antiche città che si presume fossero Sodoma e Gomorra, furono in effetti ricoperte da uno strato di cenere assai denso e qui si sono rintracciate migliaia di tombe. È il tramonto e da lontano si intravedono le luci di Israele, la Terra Santa, i luoghi della Salvezza. Forse non fu Dio in persona a ordinare il massacro dopo la pretesa dei sodomiti di abusare perfino degli angeli; forse fu un cataclisma naturale.
Un terremoto può aver risvegliato i gas sotterranei, scosso fiumi di bitume e provocato la distruzione delle città sul mar Morto e la riduzione di alcuni suoi mitici abitanti in statue di sale, come Lot. Ma le due città, o forse cinque, furono rase al suolo e l’agente atmosferico della catastrofe, stando alle tracce ritrovate, sembra che sia stato davvero col fuoco lo zolfo, il diabolico zolfo.
Si avverte nell’aria qualcosa di osceno e sulfureo in questi luoghi, un odore ancestrale di eros e di morte, di piaceri andati a male, di corruzione dei corpi per stravizi o per decomposizione. Ci sono ancora nella zona i biblici pozzi di fango citati nel Vecchio Testamento, anche se la maledizione si secolarizzò in terapia e ora non servono per punire le coscienze sporche ma per pulire la pelle sulle rive del mar Morto.
Se fossimo integralisti islamici, ebraici o cristiani, o semplicemente dirigenti della Regione Lazio, organizzeremmo gite d’istruzione nei luoghi della corruzione per mostrare come finiscono male le città travolte dal vizio sessuale. Eppure pochi chilometri più su, c’è il luogo del battesimo di Gesù Cristo, c’è Monte Nebo dove Mosè mirò alla Terra Promessa e morì col suo desiderio irrealizzato, e al di là delle acque c’è Betlemme, la città del Pane, c’è Gerusalemme, ci sono i luoghi santi. Quasi a conferma che il Male è coinquilino del Bene, non abita agli antipodi ma accanto...
Francesco Fransoni, ambasciatore d’Italia ad Amman, mi dice che c’è chi ha progettato di far rinascere nel sito di Sodoma e Gomorra una zona gaudente di casinò e annessi, ma la Giordania è già il luna park dei Paesi arabi e forse un’idea del genere sarebbe troppo per un Paese islamico. Oggi sulle rive del mar Morto i corpi beati galleggiano nel mare, gambe all’aria, grazie alla presenza massiccia del sale, quel lago salatissimo nel punto più basso della terra, a quattrocento metri sotto il livello del mare. Un lago morente, privo di vita in cui scende ogni anno il livello dell’acqua.
A pochi chilometri dai resort si sentono e si vedono esplosioni militari in direzione di Israele, ma gli arabi non sembrano preoccupati. Impressionano nel mar Morto le donne islamiche che fanno il bagno intabarrate nei loro vestiti e copricapi; la religione nega loro il piacere elementare di corpi liberi nelle acque e li obbliga a tenersi l’umidità dei loro vestiti addosso. Persino le bambine di cinque anni fanno il bagno coperte fino al collo, mentre i loro coetanei maschi se la spassano nudi; il loro tagliando per la libera circolazione fu la circoncisione. Sono numerosi i bambini arabi in vacanza con la famiglia, tutti molto disciplinati; i più irrequieti saranno stati uccisi? (Scherziamo). A pochi chilometri dal Bene e dal Male, nel deserto della Giordania, campeggiano i sette pilastri della saggezza, la montagna spettacolare dalle sette rocce accavallate l’una sull’altra che affascinò Lawrence d’Arabia. Luogo biblico la Giordania ma anche cinematografico, se si considera che qui fu girato il mitico film su Lawrence d’Arabia con Peter O’Toole e a Petra, dove fu girato vent’anni fa Indiana Jones, che sembra una fiction di Hollywood tanto è irreale il suo paesaggio: le rocce ed i templi scavati nelle sue pietre sembrano cartapesta di un set e invece sono granitica realtà. E così i passaggi esoterici tra le rocce, le dune rosse di sabbia del Wadi Rum, i castelli arabi e crociati, come a Karak, le rovine di Gerasa.
I giordani sono tra gli arabi forse i meno ringhiosi e più affabili e sorridenti. Ma l’islam si affetta pure qui con il coltello, tanto è spesso. A Petra in piena notte e al primo chiarore dell’alba, siamo stati svegliati più volte dagli altoparlanti del minareto che diffondono le preghiere del muezzin e dei devoti per i giorni del Sacrificio: noi ci poniamo il problema di offendere la sensibilità degli islamici semplicemente con un discreto e muto crocifisso disperso in una parete, loro non si pongono il problema di svegliarci con altoparlanti a palla che ripetono per un’ora le loro invocazioni religiose. Una religione invasiva, in tutti i sensi. Contrappasso di un’irreligione invasiva, quella di Sodoma e Gomorra, divenuti i pilastri della follìa del nostro tempo. Dal Medio Oriente non esportiamo solo monoteismi ma anche antichi modelli sodomiti di vita. Il rovescio dell’islamizzazione, il suo lato b, è la sodomizzazione d’Italia.