«Vietato ricorrere a trucchi per avere dati sulla salute»

Paissan, componente del Garante per la protezione delle informazioni sulla persona: l’individuo va messo al corrente e deve esprimere il suo consenso

da Roma

Il prelievo di un dato sanitario, e dunque sensibile per la privacy, senza avvisare l’interessato e in assenza del suo consenso è «illegittimo». Al di là delle critiche e degli interrogativi dopo lo scoop delle Iene, non ancora andato in onda, sui parlamentari che fumano spinelli e assumono cocaina, il servizio apre il dibattito sul metodo del colpo giornalistico. Il risultato è sensazionale, ma la procedura non è giustificata dal diritto di informare secondo Mauro Paissan, componente del Garante per la protezione dei dati personali.
Dottor Paissan, il diritto di cronaca nel caso del servizio delle Iene non può prevalere?
«Non posso commentare il servizio di una trasmissione, che non ho ancora visto, ma commento la raccolta di questi dati e non ho dubbi sul fatto che è vietato raccogliere con sotterfugi e in modo clandestino dati sanitari, che sono i più sensibili e riguardano le persone. Stiamo parlando della fase precedente il diritto di cronaca».
In cosa consiste la violazione?
«Non solo la persona deve essere informata che si stanno raccogliendo questi dati, ma deve esprimere anche il suo consenso. Senza queste due condizioni la raccolta di dati è illegittima. Parlo della raccolta, non della diffusione, che è un problema successivo. È vietata la procedura in sè, anche se la svolgesse non un’emittente, ma un’impresa ai fini dell’assunzione di determinate persone».
Per esempio?
«Mi immagino cosa potrebbe succedere se, in sede di concorso di selezione per un’assunzione, raccogliessero i bicchieri da cui si è bevuto per esaminare la saliva e stabilire il dna dei candidati, al fine di prevedere le loro patologie. Si tratterebbe di una raccolta in modo scorretto e non leale. La raccolta del dna è una materia delicatissima anche in ambito di polizia, e una trasmissione televisiva, che peraltro apprezzo, non è sovrapponibile ai carabinieri o alla polizia. Un altro esempio di raccolta con sotterfugi può essere quello di prendere mozziconi di sigaretta per fare un test di paternità. Questa procedura può dare vita a una serie di discriminazioni».
In quali campi?
«Prima abbiamo fatto l’esempio delle assunzioni, ma pensiamo alle assicurazioni, se per esempio l’agenzia scoprisse il dna di un cliente e ne risultasse una prevedibile patologia fra un certo numero di anni. Il contratto certo cambierebbe».
I parlamentari, per quanto anonimi nel servizio, potrebbero denunciare Le Iene?
«Sì, possono presentare denuncia. Diverso il caso se tutti questi tester siano stati messi in un cesto comune e analizzati a fine statistico, senza che al tampone corrispondesse un nome. Allora equivarrebbe a un questionario, non ci sarebbe mai il dato personale e il collegamento tra la persona e il tampone. Si tratta comunque di una raccolta non corretta e non leale».
I dati andrebbero comunque distrutti?
«La stessa conservazione da qualche parte del legame tra l’onorevole e l’uso di cocaina è illegittima. Andrebbero distrutti, assolutamente sì, se è rimasto il legame tra il nome e il tampone».