Villa Lazzaroni, da nobile residenza a discarica

Gian Piero Milanetti

Un secolo fa, era la villa «di delizia» di una famiglia della nuova nobiltà romana. Ora, il palazzo dei baroni Lazzaroni, sede del IX municipio, è in gran parte imbrattato da scritte e scarabocchi con vernice spray. Proprio come il muro del parcheggio che il «minisindaco» della circoscrizione, Maurizio Oliva, ha fatto decorare da writer finanziati come operatori culturali. A Villa Lazzaroni, infatti, come mai dalla sua municipalizzazione (anno 1979), regna il degrado. I prati, con l’eccezione di pochi fazzoletti incolti, sono solo quelli recintati (nel 1994) per il rischio cedimenti. Tra lo spazio cani e i bagni Ama ci sono due discariche. E, poi: il bar comunale (abbandonato da anni) è devastato, panchine e cestini sono rotti. Due fontane, appena restaurate, perdono copiosamente... Né c’è traccia, infine, del sistema di videosorveglianza annunciato per la fine del 2005 e per il quale il IX municipio ha stanziato, lo scorso novembre, 100mila euro. Il degrado assedia massicciamente la stessa ex villa nobiliare. La piccola facciata neoclassica a tre aperture, sotto il terrazzo con balaustra (l’angolo più pregevole della dimora), è ormai un tatzebao in muratura per writers e per ragazzi sbandati che bivaccano sotto il piccolo porticato. Il tutto, nell’assenza pressoché totale di vigilanza, da quando, nel maggio 2001, i vigili urbani del 9° gruppo si sono trasferiti in via Macedonia, in un piano della succursalae dell’Istituto Professionale Duca d’Aosta. E tutto questo proprio sotto le finestre dell’ufficio del minisindaco Maurizio Oliva! Una sorta di contrappasso, dicevamo prima, per chi, per le attività culturali del IX municipio per l’anno 2003-2004, ha votato, col consiglio municipale, il 19 maggio 2003, la risoluzione 24 che prevedeva uno stanziamento di circa 2.500 euro, per l’iniziativa «Graffiti: gli stili di Roma». In pratica, lasciare mano libera ai writers di spruzzare vernice sul muro perimetrale interno del parcheggio circoscrizionale sul lato di via Fortifiocca. Ma i writers non si sono limitati ai muri. A lato della facciata, una statua di Maria col bambinello, è stata trasformata in una sorta di «madonna nera», con spray nero. Oltre il viale d’accesso, dietro tre transenne metalliche, ecco un pozzo creatosi per sprofondamento del terreno, mesi fa. Sempre per cedimenti, ma recintati addirittura dal 1994, due spazi di diverse decine di metri quadrati. Quello con la recinzione più fatiscente, costeggia il viale d’accesso dal parcheggio agli uffici della nona circoscrizione, a lato dell’ufficio del minisindaco Oliva. A poche decine di metri, nell’angolo est del parcheggio, una discarica di sampietrini, secchi, calcinacci, con le transenne e la rete arancione abbattute. Il degrado chiama degrado ed ecco, tra lo spazio per i cani e i bagni Ama, un’altra discarica di terriccio e materiale inerte. La ringhiera di protezione attorno alle scale che scendono alle toilette pubbliche manca di un intero quadrante. La parete esterna dei wc è ancor più imbrattata del muro del parcheggio. Tra i bagni e gli uffici dell’Ama con ingresso su via Fortifiocca, c’è un piccolo sfasciacarrozze: il furgoncino del Servizio Giardini del Comune di Roma L 075 con i vetri sfondati, è carico di lavandini di alluminio, cassette e birilli di plastica. Attorno, carrelli dei supermercati, pieni di ciocchi degli alberi della villa, birilli di segnalazione, segnali stradali. Costeggiando il lato su via Raffaele de Cesare, verso via Appia Nuova, ecco il secondo e più ampio spazio recintato. È adiacente al più grande dei due spazi per i bambini e sulla rete sono affissi i cartelli gialli di pericolo: dal 1994! Lo spazio, con la recinzione sollevata in un angolo, è utilizzata come spazio per i cani più feroci. Villa Lazzaroni dimenticata del tutto? No, qualcosa è stato fatto: le fontane con scogliere in tufo, a secco da più di dieci anni, sono state restaurate da pochi mesi. Sì, ma già perdono. Accanto all’ingresso princiale, il degrado tocca il fondo. La casupola per la guardiania, trasformata in bar, è in pieno abbandono. «È chiuso da due anni», spiega una vigilessa del nono gruppo, in servizio, su via Appia Nuova. I vetri delle finestre e della porta sono sfondati: dietro le inferriate, segate, ammaccate, forzate, si vedono, sul bancone, bottiglie spaccate, cataste di cioccolatini. Sul pavimento, secchi della spazzatura e sedie rovesciate. La porta dell’ambiente sotterraneo del retrostante ninfeo rustico in blocchi di tufo è usata come vespasiano dagli anziani che passeggiano sulla via Appia Nuova.