Visco: "Gdf, le nomine le decido io" Berlusconi: "Basta, torniamo alle urne"

Il viceministro dell'Economia cercò di influenzare le decisioni sulle Fiamme gialle. <strong><a href="/a.pic1?ID=182937">Il Cavaliere: &quot;Non si può governare contro la maggioranza del Paese&quot;</a></strong>. <a href="/a.pic1?ID=182934"><strong><font color="#ff6600">E Mastella incontra l'Udc: &quot;Sostegno alla Gdf&quot;</font></strong></a>

Un’altra pressione di Vincenzo Visco, un’altra ingerenza nella Guardia di finanza. Questa volta accadde appena tre mesi fa. Il vice ministro voleva mettere parola, meglio vincolare addirittura la scelta del capo e del sottocapo di Stato maggiore. Ovvero, il numero tre e quattro nella gerarchia delle Fiamme gialle. È quanto emerge, invero in modo netto, da una missiva che appena tre mesi fa proprio Visco mandò a Speciale. Per condizionare scelte che secondo tutte le norme devono essere proprie del comandante del Corpo militare. Ovvero le nomine dei suoi più stretti collaboratori.

Quelle nove righe di fuoco Così lo scorso 16 marzo Visco scrisse nove lapidarie righe. Che riportiamo integralmente: «Signor generale, ho ricevuto la sua lettera in data di ieri con la quale mi informa della designazione del capo di Stato maggiore e del sottocapo di Stato Maggiore. Ne prendo atto. Devo per altro ribadire nell’occasione che eventuali ulteriori ipotesi di designazioni dovranno avvenire solo all’esito di un preventivo e approfondito confronto sulle motivazioni delle stesse con l’autorità politica, cosa che anche in questa circostanza non è avvenuta. Vincenzo Visco».

Dal tenore della lettera si capiscono tre cose. Primo: Visco voleva che la nomina del generale di divisione Paolo Poletti, scelto come capo di Stato Maggiore e del vice generale Morera avvenissero dopo un approfondito confronto con «l’autorità politica», ovvero lui stesso. Interferendo quindi nelle scelte del comandante generale. Infatti al ministro spetta, come indica la normativa, la nomina del comandante generale e le politiche di indirizzo. Nient’altro. Non a caso il decreto Bassanini ha scisso la responsabilità politica da quella amministrativa. Al di là delle pressioni di Visco il comandante generale gode di ampia autonomia e risponde delle sue scelte all’autorità politica solo attraverso il raggiungimento o meno degli obiettivi dalla stessa prefissati. In pratica, Visco poteva indicare gli obiettivi (immigrazioni, verifiche fiscali, lavoro nero) senza mettere parola nelle scelte interne degli avvicendamenti.

La scelta dei collaboratori Il secondo aspetto è altrettanto rilevante. Proprio Visco voleva influenzare ogni scelta del personale della Guardia di finanza. E quindi il piano andava oltre quello pressante denunciato da Speciale su Milano. Si ricorderà il foglietto mostrato a Speciale da Visco il 14 luglio con il vice ministro Visco che chiedeva l’azzeramento dell’intera gerarchia della GdF in Lombardia. Se c’era carattere d’urgenza per le Fiamme gialle della Madonnina quest’ultima lettera denuncia un tentativo di ingerenza nella scelta addirittura dei collaboratori più stretti del comandante generale. Infatti il capo di Stato maggiore ricopre un ruolo strategico nelle decisioni e, di fatto, è addirittura più importante del comandante in Seconda al quale vanno più deleghe istituzionali. Le minacce a Speciale L’ultimo aspetto riguarda proprio le polemiche di questi giorni. Questa lettera fa infatti cadere tutte le accuse rivolte agli ufficiali milanesi da «rimuovere».

Ovvero di essere vicini all’ex ministro Giulio Tremonti o di essere frutto di una gestione privatistica del Corpo. È vero proprio il contrario. Emerge infatti che Visco intende la Guardia di finanza come un Corpo militare sul quale può esercitare pressioni incredibili. Ovvero chiedere con impellenza che quattro ufficiali facessero le valigie e lasciassero Milano. Richiesta che nel luglio scorso si fece sempre più perentoria, stando alla denuncia di Speciale, che ricorda così l’ultima telefonata con Visco: «Sono stato informato dal colonnello Carbone che il col. Ortello lo aveva chiamato riferendogli che avrei dovuto chiamare subito il vice ministro Visco. Contattatolo questi mi ha riferito di ritenermi responsabile di quanto accaduto, di non aver rispettato alcuna regola deontologica non avendo dato esecuzione istantanea a quanto mi era stato da lui ordinato, di riunirmi subito con i generali Pappa e Favaro per dare a quegli ordini esecuzione immediata e di concordare con loro una risposta da dare alla Procura di Milano.

Il vice ministro Visco ha aggiunto che se non avessi ottemperato a queste direttive, erano chiare le conseguenze cui sarei andato incontro. Io risposi che l'osservazione delle regole è stato il faro di tutta la mia vita... Piuttosto che assecondare le richieste ero pronto a rassegnare il mandato». Alla fine è andata proprio così, pressione dopo pressione, lettera dopo lettera, ingerenza dopo ingerenza, Speciale è stato messo alla porta. A Visco sono state tolte le deleghe. Ma solo temporaneamente, finché la procura di Roma non farà chiarezza.

gianluigi.nuzzi@ilgiornale