La vita ai tempi del caro-benzina

Giuseppe De Bellis

da Milano

Nessuno spegne più il motore ai passaggi a livello. Tutti fermi, con l’auto accesa: così si consuma meno benzina. Che è sempre più cara e allora un po’ di smog in più è meglio di qualche euro in meno in tasca. Vale anche per i fari accesi anche di giorno: obbligatori nelle strade extraurbane, ma non in città. Fino a qualche giorno fa, nessuno ci pensava, arrivava da fuori e non li spegneva. Oggi sì: a luci spente l’auto consuma il 2 per cento in meno. Cioè si risparmia. Dettaglio anche questo, come tutti. Per esempio i bagagli: viaggiare senza troppi pesi può valere qualche chilometro in più, come sgonfiare un po’ le ruote o tenere i finestrini chiusi.
Al tempo del caro benzina più forte degli ultimi dieci anni, i dettagli presi tutti insieme fanno un fenomeno: la vita cambia davvero, si modificano le abitudini, gli usi e i costumi. Uno ci pensa più di prima, ora parcheggia l’auto e se la dimentica più facilmente: nel 2005 i consumi di benzina in Italia sono calati dell’8,2 per cento. Significa che i mezzi di trasporto privato hanno circolato di meno perché costava di più usarli. E il gasolio che doveva esplodere perché meno costoso della «senza piombo» è cresciuto solo dell’1,2 per cento.
La verità è che ci s’ingegna per risparmiare. Quello che non hanno potuto le domeniche senz’auto e le campagne anti-smog può la benzina sempre più costosa. L’Italia ha paura di spendere soldi inutili, come la Francia, dove il consumo di carburante è diminuito del 6 per cento e dove le consuetudini si sono modificate allo stesso modo. Qualche settimana fa, il quotidiano parigino Le Figaro ha pubblicato una ricerca Ac Nielsen che racconta un Paese terrorizzato dall’idea di pagare sempre di più per usare l’automobile: la maggioranza dei francesi oggi non viaggia mai oltre i 130 chilometri all’ora in autostrada, aumentano i passeggeri dei mezzi pubblici, ci si unisce per andare al lavoro con una sola automobile in più persone. In Italia è lo stesso: autobus, tram e metropolitane nell’anno 2005 hanno imbarcato l’un per cento delle persone in più. Sono tantissime. L’esempio di Milano vale per tutti: sette milioni di passeggeri in più: 597 milioni 480mila e 708. Ovvero l’1,2 per cento in più, leggermente sopra la media nazionale nella quale si ritrovano anche città come Bari e Napoli, da sempre capitali del traffico congestionato e del parcheggio selvaggio. Certo le variabili sono tante: il traffico e la difficoltà di trovare parcheggio, tra le altre. Però il peso del caro carburante si vede facendo il raffronto con l’anno precedente. Nel 2004 i mezzi pubblici milanesi avevano trasportato meno persone (590 milioni e 539mila) rispetto al 2003. Nel frattempo Milano non ha aumentato il suo numero di abitanti e non ha modificato la sua conformazione. Semplicemente gli indecisi, quelli dell’eterno dilemma prendo-l’auto-oppure-no, hanno preferito risparmiare sulla benzina, tanto più che il parcheggio era comunque difficile da trovare.
Anche l’atteggiamento in autostrada è cambiato grazie all’aumento costante del prezzo del carburante: come in Francia anche in Italia la velocità media si è abbassata. Ecco, invece di spingere sull’acceleratore in perfetto stile anni Ottanta e Novanta, in tutto il 2005 le infrazioni per eccesso di velocità sono diminuite del 37,4 per cento rispetto al 2004: sarà stato anche merito dei punti e delle sanzioni più aspre, però quelle c’erano anche nel 2004, quando però il prezzo dei carburanti non era ancora esploso, perché il costo al barile del greggio era stabile e molto sotto i settanta dollari.
Si va più piano. E non si fa il pieno. Secondo un sondaggio del Codacons solo il 20 per cento degli automobilisti italiani riempie fino all’orlo il serbatoio della propria auto. La metà del popolo dei motorizzati arriva al distributore e chiede un rifornimento di una somma compresa tra i dieci e i venti euro. Dicono sia una questione psicologica: non vedere sgonfiarsi il portafoglio è meglio che vedere la lancetta del livello di carburante stare sempre su. Psicologia o no resta un cambiamento delle abitudini, un adattamento alle circostanze. Lo stesso che qualcuno pensa di esaurire col vecchio trucco del «succhio della benzina». Il caro carburante ha portato anche a questo, a un tipo di reato di cui s’era persa traccia. Invece ora i carabinieri segnalano più di un caso di furto di benzina: è successo a Torino, è successo anche a Milano, dove una organizzazione criminale faceva proprio questo mestiere. Rubava il carburante dalle pompe per rivenderlo alla metà del prezzo: gli acquirenti c’erano. Erano tutti quelli ai quali prima si potevano piazzare le auto rubate. Prima. Oggi non le cerca nessuno: 7.500 in meno, un calo del 3,5 per cento. Non conviene più: per portarle in un luogo sicuro bisogna fare benzina. Ci si rimette.
Giuseppe De Bellis