La vita di Guglielmo uomo invisibile in lotta con il padre

Non lo conosceva nessuno, passava i giorni sul divano e non riusciva a laurearsi. Solo la madre lo difendeva

nostro inviato a Brescia
Guglielmo che non parla. Guglielmo il ragazzino educato, silenzioso e geniale dei tempi della scuola e l’adulto senza lavoro, studente perenne alla facoltà di Ingegneria a Milano con un libretto riempito solo in poche righe. Guglielmo, l’uomo che si spaccia per ricercatore e assistente in Facoltà, forse per evitare che il papà lo accusasse di non aver voluto seguire i suoi consigli di trovarsi un lavoro invece di perdere tempo sui libri a quarant’anni suonati. Guglielmo, il presunto mostro. Presunto, perché senza parlare ha comunque fatto capire di sentirsi innocente. Guglielmo l’incomprensibile. Spariscono gli zii, lui riceve l’allarme dell’altro nipote di Aldo e Luisa che arriva a Brescia dalle Marche: «hai notizie?». Poi quando Luciano avvisa i carabinieri, lui è tranquillo; parla con i magistrati, dice di volerli aiutare ed è sempre tranquillo; capisce che forse sospettano di lui ed è ancora più tranquillo. Lo prelevano da casa, lo portano in caserma, lo vogliono interrogare. Guglielmo, lo sconosciuto. Perché nessuno lo conosce davvero. Nel quartiere tutti raccontano di averlo visto poco sia quando era piccolo, sia adesso. Qualche mese fa quando è morto il papà, ha accettato le condoglianze di decine di persone, ma nessuno era lì per lui. Erano in fila a stringergli la mano perché conoscevano suo padre. Guglielmo, l’uomo invisibile. Il fantasma che appare in questo giallo dell’estate il primo agosto e poi il 5 quando parla davanti alle telecamere. È un uomo invisibile. Abita al primo piano della villetta di via Ugolini, il cui pian terreno era occupato da Aldo e Luisa Donegani. Lui è rimasto solo nell'appartamento dopo che i genitori sono morti: la madre Mariarosa, sorella di Aldo Donegani, due anni fa, il padre Giuliano Gatti nel giugno scorso. E il rapporto con il papà forse è quello che ha cambiato Guglielmo. Si racconta che con lui avesse un legame difficile, fatto di litigi e incomprensioni, di silenzi, di incomunicabilità. Con la mamma, Gatti andava d’accordo: lei voleva che il figlio continuasse a studiare. Lo voleva vedere laureato perché da quando era piccolo gli insegnanti dicevano che era uno studente in gamba, un po’ taciturno, ma bravo, intelligente, capace. Il padre, no: voleva che il figliolo dopo aver provato con Ingegneria mollasse per trovare un posto. Ecco il servizio militare e quel trauma subito durante la leva. Guglielmo, cambia. Ancora più cupo, sempre più chiuso, sempre più invisibile.
Adesso che Gatti è in carcere col sospetto più grave addosso, quella storia non convince più. E qualcuno dei vicini sostiene che Gatti l’abbia gonfiata: il papà voleva che «mettesse firma», che cominciasse la carriera militare professionale. Posto e stipendio fisso. E allora raccontare di aver subito un torto dai commilitoni, qualcosa di spiacevole che ti lascia il segno, era il modo giusto per evitare l’argomento, per lasciar cadere l’ipotesi di ritornare in una caserma. Così di nuovo a casa. Anzi, sempre in casa: pomeriggi interi davanti al computer, sul divano, con un libro o il telecomando in mano. L’estate stessa scena, ma sul dondolo in terrazzo. Poi la malattia della mamma. Poi quella del papà. Guglielmo solo, in quella casa al piano di sopra della villetta di zio Aldo e zia Luisa. Soli anche loro, senza figli. Da loro aveva comprato la mansarda della villetta. Con loro ogni tanto divideva la casa di Aprica: è di proprietà di Guglielmo, perché apparteneva ai suoi genitori. Gli zii la frequentavano e lì avevano deciso di trascorrere il Ferragosto. Interessi patrimoniali. Per il resto, ora si dice che Guglielmo non amasse trascorrere del tempo con i parenti. Si racconta che Luisa avesse detto a un’amica di non capire il nipote: lei lo invitava spesso a cena, ma lui rifiutava quasi sempre. Ma non per uscire con degli amici. Per restare a casa, senza compagnia. Un ragazzo solitario, rimasto senza genitori e secondo molti depresso. Così depresso, così invisibile da non comprendere la voglia di vivere e di mostrarsi al mondo di Aldo e Luisa. Loro si divertivano, loro da pensionati uscivano, vedevano gente, viaggiavano. Loro una vita normale. Lui no.