«La vita di questi giganti ora è tutta sotto i nostri occhi»

Uno dei ricercatori: «È una prospettiva anche sull’evoluzione delle specie successive»

da Milano

«Abbiamo ora una fotografia quasi completa della crescita di questi dinosauri: è un evento unico»: è il primo commento di Mike Raath, il paleontologo del Bernard Price Institute di Johannesburg che, insieme ad altri quattro studiosi, ha firmato la scoperta pubblicata su Science.
Professore, perché si tratta di una scoperta così unica?
«Innanzitutto per l’età degli embrioni, risalenti a 190 milioni di anni fa: i reperti più antichi, fino ad ora, erano più recenti di un centinaio di anni. Non si tratta solo dei feti più vecchi di dinosauro mai rinvenuti ma, in assoluto, dei più antichi embrioni di vertebrati viventi sulla terraferma».
Di che tipo di dinosauro si tratta?
«È un prosauropode, un Massospondylus: è un antenato di “giganti” erbivori come il branchiosauro. Anche per questo la scoperta è stata eccezionale: i fossili erano così ben conservati che abbiamo potuto dire con sicurezza: “si tratta di questa specie”. È la prima volta che possiamo affermare che un embrione ha lo stesso aspetto di un certo adulto, senza ombra di dubbio».
A quale stato erano gli embrioni?
«Le uova stavano per schiudersi. Uno dei piccoli sembra sia morto proprio mentre stava uscendo dal guscio: il grosso del corpo, infatti, è rimasto all’interno dell’uovo, mentre la testa era già fuori. A questo proposito, le nostre analisi ci hanno rivelato un dato sorprendente: i cuccioli di dinosauro non avevano i denti. E questo apre un altro problema: come facevano a procurarsi il cibo? Il fatto che fossero senza denti significa che dovevano essere nutriti da un adulto, almeno per un certo periodo. E ora, grazie a questi due fossili abbiamo la prova che, anche presso specie così antiche, era diffusa la cura da parte dei genitori. Le testimonianze, fino ad ora, risalivano al massimo a 100 milioni di anni fa».
Che cosa ci dicono i due fossili studiati della vita e delle caratteristiche di questo dinosauro?
«I due embrioni, con la loro grossa testa e la coda piuttosto corta, ci rivelano che questo prosauropode camminava a quattro zampe. Ma i fossili di adulto di Massospondylus ci dicono che si trattava di esemplari capaci, talvolta, di movimenti su due zampe. Questo significa che, rispetto all’embrione, l’adulto ne conservava alcune caratteristiche ma, nel corso dell’evoluzione, ne ha modificate altre: si tratta di un fenomeno noto come “paedomorphosis”».
Si tratta di un fenomeno unico?
«No, non è unico in generale ma mai, in precedenza, lo si era constatato in relazione ai dinosauri. Era però già conosciuto per quanto riguarda altre specie, anzi, secondo alcuni studiosi, sarebbe lo stesso tipo di trasformazione avvenuta dallo scimpanzé all’uomo».
La scoperta può gettare una nuova luce anche sulla storia dei dinosauri in generale?
«Certo. Ad esempio, i successori del Massospondylus, erano quadrupedi, anche da adulti: quindi si può dire, in un certo senso, che fossero “meno avanzati” dei loro predecessori. Inoltre, grazie agli scheletri degli esemplari adulti, già in nostro possesso, siamo riusciti ad avere un quadro quasi completo di tutte le fasi della vita e della crescita di questa specie».