«La vita va tutelata dall’inizio alla fine»

Appello di Benedetto XVI contro eutanasia e aborto: «Noi siamo i custodi di un dono che viene da Dio»

Elena Jemmallo

«L’uomo non è il padrone assoluto della vita ma il suo custode e amministratore». Papa Benedetto XVI torna a difendere con forza il diritto alla vita, dal suo concepimento alla sua fine naturale. «Ogni vita umana, in quanto tale - ha detto il Pontefice ieri durante l’Angelus - merita ed esige di essere sempre difesa e promossa». Nel giorno in cui in Italia si celebra la «Giornata per la vita», è tornato a criticare la società contemporanea fondata su quello che lui stesso ha definito «un benessere edonistico» che rischia di cancellare la vita nel momento in cui è debole, emarginata o malata. «Questa verità – ha proseguito il Pontefice - rischia di essere spesso contraddetta dall’edonismo diffuso nelle società del benessere: la vita viene esaltata finché è piacevole, ma si tende a non rispettarla più quando è malata o menomata». Così accanto al tema classico del no all’aborto e all’eutanasia, il Papa ha voluto invitare i fedeli a riflettere su un tema più ampio: la negazione della vita nasce dalla mancanza di rispetto verso l'altro e quindi dalle varie forme di discriminazione che si vivono nella società contemporanea. In particolare il pensiero di Ratzinger è per la dignità spesso dimenticata di quanti sono emarginati e dei malati, che soffrono in maniera grave.
Le parole pronunciate di fronte ai fedeli accorsi in Piazza San Pietro per l'Angelus, fra i quali spiccavano i volontari del Movimento per la vita, a cui Papa Ratzinger ha dedicato un ringraziamento speciale, hanno fatto seguito ad un altro importante intervento che Benedetto XVI ha tenuto nella prima parte della mattinata di ieri, celebrando la messa nella parrocchia di Sant'Anna in Vaticano. Durante l’omelia, il Pontefice ha parlato di «un’umanità ammalata dalla febbre dell’ideologia»: «il Signore – ha detto - ci dà la sua mano, ci solleva e ci guarisce. E lo fa in tutti i secoli; ci prende per mano con la sua parola, e così dissipa le nebbie delle ideologie, delle idolatrie».
Tornando al tema della difesa della vita, ha parlato poi della sua enciclica, Deus caritas est: «Alla luce della mia recente Lettera Enciclica sull'amore cristiano - ha detto -, vorrei sottolineare l'importanza del servizio della carità per il sostegno e la promozione della vita umana». È quindi tornato a criticare la società moderna che considera l’uomo come il padrone assoluto della vita. Mentre invece, ha ribadito Ratzinger, ne è «solo il suo custode e amministratore».
Benedetto XVI ha spiegato come nel contesto attuale si contrappongano due mentalità che, pur partendo dal riconoscimento comune del valore della vita, arrivano a conclusioni «inconciliabili». Una ritiene che la vita umana sia nelle mani dell'uomo, l'altra riconosce che essa è nelle mani di Dio. Ma non per questo l’invito del Pontefice vuole essere quello di rinunciare alla modernità, ma piuttosto un monito a non cancellare l’idea di Dio. «La cultura moderna – ha detto - ha legittimamente enfatizzato l'autonomia dell'uomo e delle realtà terrene. Ma, come ha affermato chiaramente il Concilio Vaticano II, se questa autonomia porta a pensare che le cose create non dipendono da Dio, e che l'uomo può adoperarle senza riferirle al Creatore, allora si dà origine a un profondo squilibrio, perché la creatura senza il Creatore svanisce».