Viterbo, muore in carcere tre giorni dopo l'arresto:"Forse nuovo caso Cucchi"

L'autopsia per far luce sulla morte di Cristian De Cupis parla di nessuna lesione interna. Il garante dei detenuti Marroni: "Potrebbe essere un nuovo caso Cucchi"

L’hanno trovato morto nel suo letto la mattina di sabato scorso, nel reparto di medicina protetta dell’ospedale di Viterbo, quello riservato ai detenuti. Cristian De Cupis, 36 anni, era arrivato due giorni prima da Roma, dove era stato arrestato dalla polizia ferroviaria alla stazione Termini per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Subito dopo era stato portato al pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito per alcune escoriazioni che, secondo gli agenti, si sarebbe procurato da solo nel tentativo di sottrarsi al fermo. Ma De Cupis, residente nel popolare quartiere della Garbatella, una lunga serie di precedenti penali e di carcerazioni alle spalle, riferì ai medici di essere stato pestato dai poliziotti che lo avevano arrestato.

Secondo quanto si è appreso da fonti del compartimento della polizia ferroviaria del Lazio De Cupis, quel giorno, con un pugno aveva colpito un passante poche ore prima dell’arresto, avvenuto intorno alle 8 del mattino, provocandogli la frattura del naso e trenta giorni di prognosi. L’aggressione sarebbe documentata dalle immagini di una telecamera di sorveglianza.

Non appena la notizia della morte di De Cupis è trapelata, il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni ha evocato l’ombra di un possibile nuovo caso Cucchi. "Invito la magistratura - ha detto Marroni - a fare al più presto chiarezza sulle circostanze che hanno portato a questo decesso, anche per evitare l’atroce sensazione di trovarsi davanti ad un nuovo caso Cucchi".

Secondo Marroni, tra i due casi ci sarebbe anche un’altra drammatica analogia: "La famiglia De Cupis, come quella Cucchi, sarebbe stata avvisata dell’arresto solo dopo il decesso". Il mattino successivo al ricovero al pronto soccorso del Santo Spirito, De Cupis fu trasferito all’ospedale di Viterbo, dove fu sottoposto a una serie di accertamenti clinici, compresa una Tac. Secondo quanto si è appreso, non sarebbero state riscontrate patologie gravi.

L’11 novembre, venerdì, il Gip di Roma convalidò il suo arresto, ma gli concesse i domiciliari una volta che fosse stato dimesso dall’ospedale. Stando a quanto riferito dal Garante, "l’uomo era affetto da diverse problematiche di carattere sanitario. Chi lo ha incontrato durante i giorni del ricovero - ha aggiunto Marroni - avrebbe riferito di averlo notato a tratti agitato e a tratti lucido ma, comunque, non in condizioni che potessero far immaginare una morte repentina. A conferma di ciò la circostanza che solo due giorni prima dell’arresto si era rivolto ad una struttura di orientamento per detenuti per cercare un lavoro".

Intanto questa mattina è stata eseguita l’autopsia disposta dalla procura della Repubblica di Viterbo. I primi risultati parlando di nessuna lesione di organi interni tale da causare la morte. Secondo quanto sarebbe emerso, il decesso del detenuto è stato causato da un arresto cardiocircolatorio. Sulla vicenda il senatore dell’Italia dei Valori Stefano Pedica ha annunciato un’interrogazione parlamentare.

"Desta profondo sconcerto la notizia della morte del detenuto romano Cristian De Cupis nel carcere di Viterbo, sulla quale grava il sospetto di presunti maltrattamenti. Naturalmente è doveroso attendere il risultato delle indagini e delle analisi, ma è altrettanto doveroso chiedere il massimo e urgente impegno alle autorità per fare piena luce sulla morte di questa persona di trentasei anni", ha dichiarato Filiberto Zaratti (Sel), presidente della commissione regionale sicurezza, integrazione sociale, lotta alla criminalità.