La vittoria di San Patrignano: sette su 10 liberi dalla droga

Effettuato anche l’esame tossicologico su 287 ex ospiti che hanno passato in comunità tre anni

Enza Cusmai

da Milano

Invidia, diffidenza e semplice scetticismo. Sta di fatto che la notizia rimbalzata ieri da San Patrignano ha sollevato un coro di reazioni. Molte positive, alcune negative. Ovvio. Affermare che sette tossici che entrano a San Patrignano su dieci si liberano dalla droga dopo aver completato il programma di recupero (circa tre anni) è una bella e buona notizia. Ma anche difficile da accettare soprattutto perchè la percentuale di chi esce «pulito» dopo essere stato inserito in una diversa comunità di recupero oscilla tra il 30 e il 45%. L’effetto San Patrignano invece è ben più rilevante: 72% di giovani recuperati, un risultato che ironicamente i radicali hanno definito «mirabolante» mentre di ironia su questa materia sarebbe bene non farla visto che i dati sono basati anche su oggettivi esami tossicologici (analisi del cuoio capelluto) delle persone uscite dalla comunità.
Ma tant’è. Fuori dalla polemica a sfondo politico, la ricerca, svolta dalle università di Pavia e Urbino è molto interessante. È stata effettuata su un campione soprattutto di ex eroinomani ed ex cocainomani. In totale sono stati analizzati 511 ragazzi usciti dal 2000 a 2002, tutta gente che aveva completato tre anni di percorso e che aveva scelto di misurarsi con il mondo esterno. Da questo microcosmo è stato possibile raccogliere informazioni attendibili su ben 287 persone (gli altri non erano reperibili, la gente che esce spesso cambia vita e città). Il 72 per cento del campione non si droga più a distanza di due, tre e quattro anni. A dispetto degli scettici, gli esperti che hanno svolto la ricerca, Giorgio Manfrè e Giuliano Piazzi e Aldo Polettini, precisano di aver ottenuto risultati «oggettivi e incontrovertibili» sulle condizioni di vita drug free di tutte le persone che hanno terminato il percorso di recupero.
A San Patrignano, dunque, i tossici ritornano alla vita normale. Il segreto del successo sembra semplice: offrire un motivo di vita a chi la vita l’aveva già bruciata nell’eroina o cocaina. Ma come dice Andrea Muccioli «non esistono persone irrecuperabili» e quando un tossico si presenta a San Patrignano ha già una mansione da svolgere, un modo per fargli capire che può tornare a essere utile e produttivo.
Impegno e costante assistenza (soprattutto da parte degli «ex») riescono a far uscire lentamente i ragazzi dalla spirale della dipendenza e a fargli riaquistare dignità e interesse nella vita. Le aspirazioni di ogni giovane non vengono mai frustrate, nel centro di Muccioli. Se uno si vuol occupare di cucina, può lavorare ai fornelli e seguire le indicazioni di un grande chef, come Fulvio Pierangelini, che periodicamente si presenta al gruppo e si dedica a lezioni di cucina. Un altro ama i salumi? Massimo Spigaroli, uno dei più grandi produttori di culatello, svela i segreti per fare degli ottimi insaccati. Vittorio Beltrame invece si occupa di formaggio, Riccardo Cottarella di vini.
Questo percorso formativo funziona anche per gli irriducibili. Ben 97 persone, sulle 252 che hanno partecipato alla parte sociologica dell'indagine - realizzata attraverso questionari-intervista - hanno dichiarato un periodo di tossicodipendenza superiore agli 11 anni, e 51 di questi di oltre 16 anni. Il 60% di essi non ha più alcun rapporto con le droghe mentre si sono guadagnati un’esistenza autonoma: soltanto il 33% del campione studiato vive con i genitori, gli altri hanno una famiglia propria, spesso con figli e soprattutto risiedono in una città diversa da quella in cui hanno vissuto la loro esperienza negativa di vita.