Vive la vita della sorella ammazzata dai genitori

Una bambina francese costretta a interpretare per tre anni il doppio ruolo (anche a scuola) per nascondere il delitto

da Parigi

«Emelyne mi guardava in modo malvagio», dice un uomo di 38 anni, sotto processo a Saint-Etienne per la morte e lo strazio della propria figlia. Emelyne sarebbe oggi una ragazzina di undici anni e cercherebbe forse di scrollarsi di dosso il ricordo di un’infanzia indescrivibile. Un’infanzia che non ha potuto vivere, perché suo padre Jean-Miche Bufferne-Josserand, che ha oggi 38 anni, e sua madre, Maud Beaulaygue, di sei anni più giovane di lui, l’hanno uccisa a furia di sevizie nell’aprile 2000.
Dopo averla massacrata, hanno costretto la sorellina a interpretare una tragica messinscena, facendosi passare per lei in modo che nessuno sospettasse niente.
La scena si svolge in un casolare diroccato della Francia centrale ai margini di Saint Victor sur Loire, presso Saint-Etienne, nella regione dell’Auvergne. Lì, tra cani randagi e cartelli con la scritta «proprietà privata», vive una coppia di balordi con i loro tre bambini. Jean-Michel è conosciuto come un ubriacone abituato ad arrangiarsi con lavoretti provvisori. Spesso se la prende con Maud, che a sua volta si sfoga sui figli: il primogenito è un maschietto e poi sono venute le due bambine. L’ultima della famiglia è Emelyne, che secondo suo padre avrebbe avuto (all'età di tre anni!) uno «sguardo malvagio». Una sera la bambina precipita dalle scale. Pare a causa di un calcio datole dalla madre. Sta male, ma i genitori non chiamano un medico. Continua a soffrire e loro continuano a non avvisare nessuno. Muore dopo ore - forse giorni - di agonia e i genitori bruciano il cadavere per cancellare ogni traccia.
Sandy, seconda figlia della coppia, ha solo dieci mesi più di Emelyne e le assomiglia molto. Così papà e mamma convincono la piccola a spacciarsi per la sorellina che non c’è più. La convincono talmente bene che Sandy inganna per tre anni e mezzo amici, parenti, compagni di scuola e servizi sociali, interpretando, di volta in volta, il ruolo di se stessa e quello di Emelyne. Ma nel settembre 2003, quando Emelyne avrebbe dovuto avere sei anni e frequentare dunque la prima elementare, l'atroce recita diventa impossibile anche per un’«attrice» dell’abilità di Sandy. Le due bambine dovrebbero essere nella stessa scuola, ma gli insegnanti e gli altri alunni si stupiscono di non vederle mai insieme. Quando una è a scuola, l'altra è «a casa malata». Le maestre sanno che la famiglia vive in uno stato d'emarginazione sociale e nell'ottobre 2003 avvisano i servizi d'assistenza municipali.
Il 15 ottobre Jean-Michel e Maud giocano la carta della disperazione: si inventano un sequestro di persona. É un periodo in cui la Francia intera parla di tristi storie di bambini rapiti e così anche loro inscenano la «misteriosa scomparsa» di Emelyne. Trafelati, vanno dai gendarmi e denunciano il «rapimento» della piccola, che sarebbe avvenuto durante la sagra paesana di Firminy, un villaggio della zona. Ma la nuova messinscena non resiste che poche ore e così si scopre la verità sulla morte di Emelyne e sul macabro ruolo imposto a Sandy. Maud dice che Emelyne è caduta «casualmente» dalle scale: «Stavo scendendo, ho inciampato e l'ho spinta involontariamente giù!». Aggiunge che le sue condizioni sembravano piuttosto buone e che non c'era motivo di chiamare un medico. Conclude dicendo d'essere stata stupita nel trovarla, il giorno dopo, morta nel suo lettino. Certamente i resti di Emelyne sono stati bruciati, ma gli inquirenti - pur avendo scavato tutto intorno - non hanno trovato di lei la minima traccia.
Jean-Michel e Maud sono in prigione dall’ottobre di tre anni fa e dietro le sbarre si sono sposati. Sanno di rischiare trent'anni di prigione e temono soprattutto la determinazione delle associazioni per la protezione dell'infanzia, costituitesi parte civile e mobilitatesi per fare di questa vicenda un monito all'indirizzo dell'opinione pubblica. Così il processo in corso a Saint-Etienne diventa quello alla violenza domestica, legata all'emarginazione sociale. Brutti, sporchi e cattivi. Soprattutto cattivi.