Il vizietto filo-arabo

Quale invincibile cecità, quale peccato originale obnubila la sinistra quando si parla di questione mediorientale, per cui ogni apparente progresso viene subito vanificato da errori? Si tratta di perversione concettuale, o di cecità morale? Era sembrato sperabile, una volta ancora, che la visita di Prodi in Medio Oriente contenesse, sia pure in maniera limitata, una revisione degli errori storici della sinistra verso Israele e, insieme, di quelli sul terrorismo islamico. Non è così: e la delusione è tanto più cocente in quanto a causarla sono due personaggi in genere molto distanti fra loro quando si parla di politica estera, Massimo D’Alema e Piero Fassino, ambedue rappresentanti onorati della maggioranza. Ci tocca a trovarceli uniti uno, Massimo D’Alema, che chiede di alleggerire le sanzioni all’Iran e che in una lettera aperta a Tony Blair insiste con altri nove ministri della Comunità Europea di aprire a Hamas, e l’altro, al contrario di D’Alema, uno dei leader di sinistra più moderati in politica estera, che chiede di “sedersi a un tavolo con Hamas” anche se non riconosce Israele. In più D’Alema, siccome Prodi ha tenuta bassa la polemica togliendo ufficialità al gesto del suo ministro, lo ha ribadito polemicamente anche ieri. Si tratta di uno scandalo politico e concettuale. Politico, perché la cosa (col seguito piccato di D’Alema e Fassino immerso in una guerra di leadership) sa di ricerca di chiasso e di caccia al consenso verso i terreni dell’odio antisraeliano propri della sinistra estrema che decenza vorrebbe fosse abbandonato quanto prima e invece rifiorisce sempre: è da quando la Guerra Fredda dichiarò lo Stato degli Ebrei nemico pubblico, colonialista, imperialista, amico degli americani, che la sinistra ha abbracciato l’odio antisraeliano, ha sollecitato con la sua compiacenza il terrorismo, ha assolto il mondo arabo da ogni responsabilità facendo il suo fatale danno, ha bruciato in piazza le bandiere israeliane con quelle americane e aggredito Israele con accuse di criminalità internazionale mentre si costruiva, dall’Iran alla Siria agli Hezbollah a Hamas fino ad Al Qaida un vero esercito conquistatore, negazionista, antisemita, anticristiano. L’esortazione di Fassino e di D’Alema a parlare con Hamas indebolisce il già fragilissimo tentativo di creare un fronte moderato e delegittima Abu Mazen che rifiuta il contatto. Sul fronte interno, crea una imperdonabile lesione morale nel rapporto fra classe dirigente e il cittadino di un Paese democratico che faccia della libertà e dei diritti umani la propria bandiera. Che cosa insegna una simile esortazione se non tolleranza verso la violenza più inaudita? Se non negazione del rilievo strategico e soprattutto morale del terrorismo? Che cosa deve arrivare a fare un’entità politica per risultare infrequentabile all’Italia? Assediare case private e ucciderne gli abitanti sul posto? Uccidere col colpo in testa tre donne selezionate fra una massa di profughe di Gaza, scegliendole una sedicenne, una ventottenne e una settantatreenne dal mucchio? Gettare cittadini dal 16° piano? Assalire un ospedale a colpi di bazooka? Trascinare per strada il nemico e giustiziarlo sul posto alla presenza della propria famiglia? Giustiziare con un colpo alla testa bambini che vanno a scuola in macchina col proprio padre? Tagliare teste col coltello? Rapire innocenti? Hamas ha fatto tutto questo. Che cosa deve dire una forza politica per essere dichiarato incapace di intendere il linguaggio della mediazione? Dichiarare guerra totale all’Occidente? Promettere nella propria carta costitutiva lo sterminio degli ebrei? Negare la Shoah? Dichiarare reo tutto l’Occidente di empietà? Deve mandare in onda alla tv Topolino per ordinare ai bambini di farsi “shahid”, martiri per la gloria di Allah? Deve mandare madri incinte a farsi saltare per aria? Distruggere denaro e serre e investire milioni di dollari in violenza e odio, reclutare dentro le moschee nei campi estivi bambini per insegnare loro a usare cariche esplosive? Questo Hamas lo fa. Ed è onesto: il suo messaggio ripete chiara la determinazione a distruggere Israele, a conquistare all’Islam il mondo. Parlare con Hamas, cosa significa? Già ci si parla per arrivare a uno scambio di prigionieri che liberi Gilad Shalit a caro prezzo; ci si parla per consentire il passaggio di cibo, medicine, malati, beni necessari. Israele seguita a fornirgli elettricità, benzina, medicine, gas, altri beni, anche se ne riceve in cambio solo missili kassam. Che questo sia. Ma invitare all’accettazione di Hamas come interlocutore è inammissibile perché aumenta i rischi di guerra e terrore: Ahmadinejad, Hanje, Nasrallah, Assad, Bin Laden si sentiranno vieppiù sulla strada della vittoria. E questa nostra società a rischio di crescente violenza incrementerà la sua deriva, legittimerà qualsiasi cosa. Non lamentiamoci in futuro delle scelte di un giovane italiano che viene invitato a sedersi con chiunque.
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