Vladimir torna sull'IsolaLuxuria inviata tra i naufraghi

Dal ribelle "Muccassassina" a "donna immagine" della tv di Stato L’icona alternativa torna dove si era consacrata. Sulla spiaggia dell'Isola dei Famosi, che riparte il prossimo 24 gennaio

Una, due, magari un milione di volte avrà ripensato a quella serata tutta paillettes e primi piani di sudore da diretta tv. Adesso ritorna lì, all’Isola dei Famosi che ricomincia il 24 gennaio, e al novantanove per cento farà l’inviata in mezzo ai suoi ex colleghi, i naufraghi spalmati su di una spiaggia che per molti è l’ultima: o la va o si spaccano e dopo c’è l’oblio. Quella sera dunque Simona Ventura le alzò il braccio, era il 2008 mica un secolo fa, e Vladimir Luxuria vinceva la sua seconda vita, non solo un reality show. Ne aveva già fatto uno, in fondo, di reality, lungo quasi vent’anni dal debutto al cinema e poi sul marciapiede e infine come direttrice della squassante serata Muccassassina al circolo Mario Mieli di Roma.

Aveva finito pure quel reality come ex, stavolta ex onorevole ma comunque sempre naufrago, visto che era sulla barchetta di Rifondazione Comunista per la seconda legislatura più breve della Repubblica, una rotta così veloce che neppure un pedalò a Riccione. «Non è vero che conduco l’Isola dei Famosi» ha detto ieri pomeriggio la gentilissima Vladi al telefono appena dopo che il sito del settimanale Oggi l’aveva consacrata al posto di Paola Perego, rimasta in sala d’aspetto in vista di una prima serata su Raiuno. «Stiamo trattando in queste ore».

Condurrà Nicola Savino, magari, forse, si dice, chissà, con Victoria Cabello, già battezzato come presentatore one shot al posto della Simona Ventura (adesso in festa per il botto di X Factor su Sky) che in poche ore aveva fatto i bagagli per salvare in Honduras un’edizione con il fiato corto. Condurrà il deejay appena staracademizzato, dunque, e sarà lui a chiamare Luxuria dallo studio, Vladi Vladiiii, per farsi raccontare come stanno i disperati che nell’epoca del premier con il loden se ne stanno seminudi a friggere al sole, magari da soli, immancabilmente più tesi di un centometrista sui blocchi alla finale delle Olimpiadi.

Mentre il Grande Fratello srotola un’umanità sempre più stereotipata (e mediamente più abbronzata di un naufrago al centesimo giorno), l’Isola che salva i Famosi deve trovare il naufrago.2, gente nuova, imprevista o quantomeno imprevedibile altrimenti sarebbe l’edizione del riciclo, quella dell’ex: l’ex presentatore di riserva, l’ex vincitrice e via via l’ex gieffino, l’ex tronista, l’ex quello che volete purché si faccia attenzione che poi il pubblico non sia di ex telespettatori. Intanto per Vladimir Luxuria, classe 1965, centodieci e lode e orgoglio transgender, è il rientro in corsa dopo un po’ di vacanza televisiva, o di esilio dipende dai punti di vista, iniziata l’anno scorso al termine della finale. Lei, c’è da dirlo, sa il fatto suo e, neanche volendo intervistarla con il piglio da Iena stile Enrico Lucci, cade in difficoltà. Sa badare a se stessa, e benone. Sono i suoi tifosi che la mettono in difficoltà. Ad esempio, quando ha vinto l’Isola battendo Belen Rodriguez, l’organo ufficiale del suo partito, Liberazione, l’ha paragonata a Barack Obama, stessa capacità di emancipare i costumi.

Nientemeno. Adesso le mancano solo Martin Luther King e poi Dio e il quadro è completo. Hanno fatto più danni, a questa foggiana organizzatrice del primo Gay Pride, i battimani della claque che i fischi della vita, l’esaltazione cieca che la critica lungimirante e magari pure cattivella. E ha fatto meno fatica lei a convincere i telespettatori «regular» (non gli elettori, badate bene) che gli ultras «alternative», quelli che il reality show è satana, la tv è una roba immonda e Vladi era la testa d’ariete per abbattere il sistema corrotto e corrompente. Adesso il sistema è ancora lì vivo e vegeto e Vladimir Luxuria ci sta dentro da pascià, com’è giusto che sia, con la sua identità o, meglio, con il suo identikit da persona di spettacolo che è riuscita a convincere tutti tranne i tifosi della prima ora. A loro, forse, serve non convincersi mai di nulla.