Volkswagen, via libera della Ue Porsche prenderà il controllo

Dopo due anni si chiude definitivamente il braccio di ferro tra il governo tedesco e Bruxelles

da Berlino

Nella vita della Volkswagen la giornata di ieri sarà ricordata come una giornata storica. Da ieri infatti la più grande casa automobilistica d’Europa cessa di essere un’impresa dove è la mano pubblica ad avere l’ultima parola, come è stato, seppure con modalità diverse, fin dalla sua fondazione ai tempi del Terzo Reich, e diventa un’impresa dove il potere di decisione è nelle mani degli azionisti privati.
E poiché il principale degli azionisti privati è la famiglia Porsche, che detiene il 31%, la Volkswagen entrerà a far parte delle grandi aziende controllate da gruppi familiari, come la Bmw controllata dai Quandt, la Fiat dagli Agnelli e la stessa Porsche controllata dall’omonima famiglia che da tempo ha esteso i suoi interessi alla casa di Wolfsburg.
Un cambiamento, carico di conseguenze, imposto dalla sentenza della Corte di giustizia del Lussemburgo che ha accolto il ricorso della Commissione europea contro la legge tedesca sulla golden share. Una legge fatta ad hoc nel 1960 per permettere al land della Bassa Sassonia, dove si trova Wolfsburg, di controllare la Volkswagen pur avendo solo il 20,1% del pacchetto azionario.
In base a questa legge gli azionisti privati, indipendentemente dalle loro quote, non potevano superare il 20% dei diritti di voto, la minoranza di blocco era fissata al 20% e inoltre il land della Bassa Sassonia e lo Stato tedesco avevano rispettivamente due rappresentanti nel consiglio di sorveglianza. Nel 2005 la Commissione europea invitò la Germania ad abolire la golden share considerandola una legge protezionistica e contraria alle norme comunitarie sul mercato unico.
In seguito al no secco di Berlino, iniziò un duro braccio di ferro tra Bruxelles e il governo tedesco deciso a difendere i suoi privilegi sia per impedire scalate straniere in una azienda considerata patrimonio nazionale, sia per non perdere il controllo di uno dei principali motori dell’economia tedesca.
Dopo due anni il braccio di ferro si è concluso con una sentenza definitiva che non lascia dubbi ed intima alle autorità tedesche il cambiamento della legge entro tempi rapidi. Senza tanti giri di parole l’Handelsblatt, il più autorevole quotidiano economico della Germania, scrive che da ieri la Volkswagen è stata privatizzata. Uno degli effetti automatici della sentenza è, infatti, il passaggio del timone dal land della Bassa Sassonia a Ferdinand Piech, nipote per parte materna del leggendario Ferdinand Porsche, l'inventore del maggiolino, e numero uno del gruppo Porsche.
Secondo gli analisti è molto probabile che Piech aumenti presto la sua quota in Volkswagen per rafforzare il suo controllo sebbene il suo portavoce abbia escluso che per il momento siano allo studio decisioni in questa direzione.
Ma il cambiamento più incisivo sarà nella gestione aziendale. I giornali tedeschi ricordano che il land della Bassa Sassonia ha sempre esercitato un ruolo frenante quando erano in discussione decisioni che mettevano a rischio gli interessi delle maestranze. Celebre, invece, una frase di Piech: «Se un nuovo modello non ha successo entro sei mesi, meglio toglierlo subito dal mercato senza pensare troppo alle conseguenze».