Per la prima volta il gatto supera il cane È lui l’amico dell’uomo

Piano piano, zitto zitto, con il suo passo felpato, ha camminato senza fretta, costeggiando il torrente del tempo, in attesa di vedere passare l’anima del suo atavico nemico: il cane. Ora che l’ha visto, si dirige felice verso la casa, acchiappa quel topo che la terrorizzava da giorni, fa due capriole con il gomitolo in bocca e il bimbo che piangeva nella culla si cheta e sorride. Si è guadagnato la simpatia eterna della padrona e il diritto al focolare, alla sedia e financo al letto.
Niente da fare, era una partita segnata, truccata, persa fin dall’antichità. Bastava attendere. Ma chi, come lui, è capace di disfare gli anni e i tempi e forse moltiplicarli all’infinito (M. Lasa), ha già la partita in tasca. E così, oggi nelle case degli italiani, sono gli amati felini a farla da padrone. Ce lo assicura un’indagine effettuata tramite il programma Love Pets che ha interpellato un campione di oltre mille famiglie tra Bari, Roma e Milano e ha sottoposto ad analisi le scelte sugli animali di casa. Apprendiamo così che, se il totale degli animali domestici nel nostro Paese, si aggira sui 44 milioni di unità, i gatti si attestano numericamente vicino ai 7 milioni e mezzo di esemplari, contro «appena» i 7 milioni (scarsi) dei cani.
Nella scala dei beniamini con coda, ali o pinne, troviamo gli uccelli situati molto vicino a gatti e cani, poi, diversi gradini sotto, lagomorfi (conigli nani) e roditori, per passare ai pesci e agli animali cosiddetti «esotici».
Il sondaggio non si è limitato alla conoscenza numerica degli animali, ospiti delle case italiane, ma è sceso nell’analisi del perché la tal specie abbia maggiore successo rispetto all’altra. Per quanto riguarda il gatto, ci sono ovvi vantaggi pratici, rispetto al cane che richiede normalmente un impegno superiore, sia in termini di tempo che di spazio. I mini e i monolocali in cui sempre più spesso uomini, donne e anziani (magari soli) sono costretti a vivere, i tempi compressi dovuti al lavoro, alla famiglia e alla casa, mal si adattano alle esigenze del cane che ha bisogno di essere portato fuori diverse volte al giorno, spesso soffre quando rimane solo, necessita di frequenti bagni e può diventare un problema serio se si va via per lavoro o ferie. Il gatto, al contrario, se ne può stare nella «sua» casa per tutto il giorno, sonnecchiando e sfogando le sue energie sulla malcapitata mosca di turno, ma soprattutto espletando i suoi bisogni in una comoda cassettina con due dita di sabbia. Ma sarebbe troppo limitativo ridurre l’appannaggio del gatto a un problema di mera comodità. Soprattutto per i giovani vengono scomodate addirittura motivazioni mistiche o pseudo religiose. D’altronde, non è una novità che, a seconda dei periodi storici e delle varie etnie, il gatto discenda dal paradiso o dagli inferi. Che il gatto abbia qualcosa di «sacro», di magico non è un’originale invenzione dei nostri tempi. Nell’antico Egitto si raffigurava il dio del sole Ra, con una statua a forma di gatto, le pupille modellate in modo da dilatarsi o restringersi a seconda della luce del sole e così di determinava l’ora del giorno. Il lato economico poi non è trascurabile. In tempi di magra, anche il risparmio sulle spese d’alimentazione e su quelle sanitarie incide nella scelta. Altro dato importante è l’eventuale litigiosità con il vicinato dovuta all’abbaiare del cane.
Sono infine certo che, essendo il numero di donne nettamente superiore a quello di uomini, anche questo incide: la maggiore affinità della donna verso il gatto è un fatto certo. Entrambi infatti amano graffiando.