Il volto sbagliato l’ultima commedia di Shakespeare Un mese fa l’annuncio: «Ecco l’unico dipinto col viso del bardo» Ma ora si scopre che i ritocchi hanno cambiato i suoi lineamenti

LondraCredevano di aver dato un volto al più famoso bardo del teatro moderno. Occhi scuri, ampia fronte, barba rossiccia, labbra sottili. Il viso di William Shakespeare sembrava non avere più segreti grazie alla scoperta di un quadro dipinto quando ancora il drammaturgo britannico era in vita. Ma poche settimane dopo il trionfalistico annuncio, ecco puntuale la doccia fredda: una smentita dal sapore di beffa atroce. Perché - come scrive il quotidiano The Independent - il dipinto in questione in verità sarebbe stato deturpato irrimediabilmente dai suoi stessi restauratori. Convinti di depurare la tela da ritocchi a tratteggio eseguiti fino a cento anni dopo la morte di Shakespeare, gli specialisti hanno in realtà cancellato il dipinto originale. Un errore ripetuto addirittura su due tele, in entrambi i casi eliminando per sempre il vero, e quindi ancora sconosciuto, volto del drammaturgo di Stratford-upon-Avon. Secondo le analisi condotte dalla rivista Art Newspaper, le immagini sovrimposte, scambiate erroneamente per interventi a posteriori, sarebbero state realizzate quando il bardo era ancora in vita per far risaltare lo scorrere del tempo e l’invecchiamento del poeta.
La gaffe è destinata a entrare nella storia dell’arte. In realtà, il cosiddetto ritratto Cobbe (dall’esperto d’arte Alec Cobbe) e un altro ritratto, conosciuto come dipinto Folger, sono stati sfregiati. I due dipinti sono stati ritoccati con ogni probabilità prima del (o attorno al) 1616, anno di morte di Shakespeare, sotto i consigli e le indicazioni di chi conosceva bene il drammaturgo. Nel modello Cobbe il poeta è ritratto con un’acconciatura cotonata, in quello di Folger i capelli sulla fronte sono sostituiti da un’ampia stempiatura. Due restauri (compiuti rispettivamente nel 1988 e 2002) dall’alta ambizione filologica ma che si sono rivelati addirittura nocivi. Cambiamenti in corsa giustificati - secondo gli studiosi - anche dalle esigenze dei committenti. Nel caso di Cobbe, per esempio, lo storico Stanley Wells suggerisce che l’acquirente del dipinto, il Duca di Southampton, committente anche dei sonetti erotici, avesse preteso un’immagine del poeta più attraente. Nel secondo caso, viceversa, sarebbe stato un semplice adeguamento alla vecchiaia, dato che il dipinto originale era stato realizzato sei anni prima del decesso di Shakespeare. «L’evidenza dimostra la negligenza di chi ha messo le mani su questi dipinti. I danni sono irreparabili e incalcolabili a livello di storia dell’arte», il commento di Rupert Featherstone, direttore della Hamilton Kerr Institute a Cambridge, che ha condotto gli accertamenti. A parziale consolazione resta però il ritrovamento di inizio marzo dei resti del primo teatro dell’aedo, a Shoreditch, nella zona Est di Londra, costruito nel 1576. Il volto del più famoso bardo resta dunque inaccessibile ma la sua opera e il suo teatro sopravvivono ai tempi.