Dopo il voto la «fase 2». Ipotesi vice per Letta

SCENARI Tremonti soddisfatto per la «cabina di regia economica» Scajola verso la guida del Pdl, Mauro Masi forse al governo

Roma - Promozione o rimozione? Manco comincia a ruotare, che la giostra del possibile incarico di vicepremier a Gianni Letta già è fatta segno da fuoco amico e nemico. Chi lo vuole lasciare il posto di sottosegretario per far largo a Galan o a qualche ministro in discussione. Chi lo vede co-timoniere per frenare le voglie tremontiane, chi crede sia il prezzo che la Lega deve pagare per ottenere le candidature a governatore in Piemonte e Veneto e chi, all’opposto, pensa si tratti solo di pensionamento anticipato secondo la vecchia regola del promoveatur ut amoveatur, visto che potrebbe perdere alcune deleghe che ora ha ma che domani si troverebbe costretto a cedere.

La storia in realtà sembra più semplice di quel che appare oggi un rebus. Già nell’aprile del 2008, dopo il voto, Berlusconi voleva il fedelissimo Letta come vicepremier. La Lega chiese allora la par condicio per Calderoli. Furon baruffe e furono sorrisi dopo un incontro in via Bellerio. Fuori due. Niente vice. Ma Berlusconi è intenzionato a tornare alla carica. Troppe le incombenze che si deve sobbarcare nella guida della macchina governativa. Troppe le liti che si trova a dover dirimere senza averne né la voglia, né il tempo. E così, complici i dialoghi intessuti con i suoi e gli alleati, ha rimesso mano alla pratica: con le Regionali, rimpasto di governo. Anche perché non è detto che Zaia resti al suo posto, al pari di Scajola (che potrebbe guidare il Pdl) e di qualche altro ancora.

Sarà quella l’occasione di fare Letta vicepremier (a meno che qualche nuova turbativa non anticipi la nomina) secondo quanto fanno riservatamente trapelare da palazzo Chigi. «Niente di più che un assestamento, dopo due anni di buon governo...», ammette uno stretto confidente di Berlusconi. Il quale non tralascia di mettere in rilievo un altro elemento su cui conta il premier: la necessità di avere chi lo sostituisca nei Consigli dei ministri che spessissimo si rivelano appuntamenti di routine. La regola vuole che in assenza del presidente, a guidare la compagnia sia il ministro più anziano, nel caso, Matteoli, come è successo in due-tre occasioni negli ultimi mesi. Letta andrebbe senz’altro meglio al Cavaliere: attento alla mediazione, buon conoscitore della macchina. La sua nomina tra l’altro potrebbe permettere un inserimento di Mauro Masi nel ruolo di sottosegretario alla presidenza, ideuzza che Berlusconi aveva già accarezzato ma poi deposto per il nyet leghista a Letta dell’aprile 2008.

Secondo alcuni, proprio per evitare il concretizzarsi della supplenza a Letta, Tremonti sarebbe sceso in campo qualche giorno fa invocando per sé la nomina, e motivando la richiesta con la necessità di resistere alle pressioni che fin troppi ministri gli vanno facendo per allargare i cordoni della sua borsa. Ma dagli uffici del dicastero dell’Economia smentiscono, rilevando invece come con la creazione della cabina di regia economica si sia risolto il problema che rischiava di portare ad una progressiva crescita dei malumori a causa dei tagli effettuati per tenere sotto controllo il deficit il più possibile.

Sia come sia, l’operazione-Letta pare pronta al decollo. Un co-premier più che un vice, capace di sostituire al meglio il presidente del Consiglio che intende dedicare i prossimi mesi alla creazione di un progetto che gli permetta di riprendere quota. Berlusconi sa perfettamente che i sondaggi lo vedono ancora largamente in testa. Crede di aver sfruttato al meglio i 18 mesi che ha trascorso a palazzo Chigi, ma ritiene anche sia ora di lanciarsi in progetti di più ampio respiro. Che lascino un segno. Riforme autentiche, insomma. Chi allora meglio di Gianni Letta per sondare le opposizioni, per preparare un possibile (anche se in realtà complesso) dialogo con Pd e Udc? E a chi affidare la macchinosa responsabilità dell’amministrazione dello Stato che porta via un sacco di tempo e di forze se non a chi lo segue da anni come un’ombra e ne conosce perfettamente voglie e velleità? Certo: tutto sta nel tipo di delega che alla fine Berlusconi gli affiderà. Ma molto porta a credere che sarà ampia. Anzi, parecchio ampia.