Vuoi «salvare» il pianeta? Preparati a una vita d’inferno

DEMENZIALE Televisori in miniatura, pipì nella doccia (velocissima) e lavatrice solo di notte

«Sveglia, caffè, barba e bidet», cantava Fantozzi. Ma se il ragionier Ugo fosse stato un ecologista ortodosso, col cavolo che avrebbe fatto in tempo a prendere il tram. È il fanatismo verde, dove in cambio di un’esistenza da incubo si avranno in premio - invece delle 72 vergini islamiche - 72 pannelli solari per riscaldare l’eterno riposo.
Ne stanno discutendo a Copenaghen i delegati di 192 Paesi, riuniti per decidere come ridurre le emissioni di anidride carbonica. Non modificando il «sistema», ma puntando sui singoli, chiamati a mille paranoie e fastidi, spesso paradossali e ipocriti. Regola uno: «non usare l’aereo». E chissà se i delegati a Copenaghen ci sono arrivati a remi o a dorso di mulo.
Già, perché razzolare bene è un problema. Se uno dovesse adottare lo stile di non-vita proposto dagli ultrà ambientalisti, smetterebbe di campare. Primo: demolisci casa e punta sull’energia rinnovabile. Se stai ad Asti, senza sole e senza vento, fatti tuoi: inventa un generatore che vada a Barbera. Poi: ti svegli assetato nel cuore della notte? Vietato accendere la luce. Meglio centrare tutti gli spigoli del mobilio con gli stinchi, strisciando fino alla cucina: così pulisci pure il pavimento col pigiama e risparmi sull’elettricità del Folletto. Altro comandamento: prenditi una tv a 7-8 pollici, basta col plasma da tele-onanista! Così la partita la devi guardare da una spanna di distanza e a fine campionato sei dall’ottico con tre diottrie in meno.
Gli elettrodomestici sono veleno, la guerra santa abbia inizio. La lavatrice maledetta, per esempio. Se proprio siete tanto pigri da rifiutarvi di farvi venire i geloni come le lavanderine, almeno fatela funzionare di notte. E pazienza se l’antiecologico vicino - svegliato dalla centrifuga - vi esprimerà il suo dissenso a colpi di chiave inglese. E poi: lavatrici a pieno carico e a bassa temperatura. Così per levare le macchie di vino (sempre biologico) dalla tovaglia dovrete fare una dozzina di lavaggi e consumare l’equivalente della vasca dei delfini a Gardaland. Però guai a voi se sotto la doccia cantate! Voi, ugole d’oro del risciacquo indugiante, siete dei debosciati: state lì a gorgheggiare mentre vi massaggiate la cute e intanto i litri volano via come lacrime nella pioggia. Zitti, in tre minuti fate pipì mentre vi fate lo shampoo (così non tirate lo sciacquone) e via. E tagliatevi i capelli, basta col phon! Anzi, lavatevi meno.
Il fatto è che il confine tra un comportamento sensato e l’ecodelirio è lieve. Per esempio: evitare di tenere il riscaldamento a 35° a gennaio per poi girare in bermuda mentre fuori nevica, ha senso; spegnere la caldaia e vestirsi di pelli di foca beccandosi la pleurite, è da disadattati. È un ritorno non alle radici, ma al Medioevo. Nella furia di limitare gli sprechi si boicotta il progresso. Bicicletta invece dell’auto, anche se poi devi fare la doccia quando arrivi in ufficio perché sei sudato come se avessi fatto il Pordoi; solo cibi locali e di stagione, così al tè e al caffè devi preferire il latte. Già, ma quale? In Inghilterra hanno proposto di ridurre del 90% il consumo di quello fresco, consegnato ogni giorno da camion & co. Qui le bibbie dell’ambientalismo dicono il contrario: latte fresco in bottiglie di vetro per eliminare il «packaging». E quindi? Ci mettiamo una vacca in salotto e lo «spiniamo» ogni mattina?
Senza contare che per rispettare ogni regola, dovresti rinunciare a lavorare. Troppo impegno. Compri i fiori e devi sincerarti che siano provenienti dall’Africa, che quelli di serra al nord necessitano di più emissioni. Così per una cena romantica ti serve mezza giornata di ferie per girare la città in cerca di un mazzo di rose angolane. L’olio della frittura esausto lo devi portare al consorzio, che sta a 50 km. Ci vai in bici? Altra giornata di ferie, sempre che tu sia ancora in grado di pedalare dopo esserti spaccato gli stinchi in cucina al buio. Poi prendi una laurea in chimica e ti fai il detersivo in casa, e se ricicli le bottiglie - incosciente - separa il tappo di latta dal corpo di vetro e dall’etichetta di carta.
Eccessi, controsensi, maratone di masochismo. I noccioli di albicocca ci mettono anni a degradarsi: ingoiateli! Basta con la carne rossa, basta col take away. Basta centri commerciali, andate sotto casa al negozietto dove tutto costa il triplo e risparmierete 30 centesimi di benzina. Controllate la pressione degli pneumatici ogni volta che fate il pieno e fatevi insultare dal capufficio perché siete in ritardo. Spegnete il motore al semaforo e fatevi insultare da chi vi suona il clacson. Comprate capi di qualità, che durano di più. Anzi, comprate di seconda mano. Anzi, comprate on-line. Comprate solidale, comprate coi gruppi di consumo, non chiamate due volte l’ascensore, fate le scale, arrampicatevi. Siate eco-compatibili, crocifiggetevi sull’altare del ritorno al disagio, odiate i comfort. E fate come proponeva Fulco Pratesi, di Wwf Italia: sesso come hobby a emissioni zero e «inumazione ecologica»: due palate di terra sotto una quercia o carcasse tramutate in cibo per animali. Sperando che l’inferno sia migliore di questa assurda vita da eco-pazzi.