Web, i pedofili insidiano 6 bimbi su 10

Una realtà che le baby vittime non confessano neppure ai genitori. Dalla Lombardia un progetto per insegnare agli studenti come difendersi dai maniaci di internet. Ogni scuola avrà un docente-tutor <br />

Clic e orco. Il clic è quello del mouse che li collega a internet, l’orco è quello che - con un’immagine fin troppo abusata - i minori rischiano di incontrare sul web. Il 60% dei minorenni dichiara infatti di essere caduto nella trappola preparata da sconosciuti navigatori della rete; i tessitori dell’inganno, i nocchieri della menzogna sono sempre lì: pronti a tendere agguati. Nel 37% dei casi le imboscate virtuali riescono a concretizzarsi e per il 7% degli episodi i genitori dei piccoli restano all’oscuro di tutto.

Sono i dati relativi a una ricerca Msn su un campione di giovani tra i 14 e i 16 anni, presentata ieri in occasione della presentazione del progetto «Web in cattedra». Il dato, come spiegato dall’ad di Microsoft Italia, Pietro Scott Jovane, tra i promotori dell’iniziativa, dimostra quanto i giovani siano quotidianamente esposti a rischi di vario tipo durante la navigazione in rete. Per questo motivo la polizia postale di Milano coinvolgerà oltre 800 insegnanti lombardi in una serie di corsi formativi che partiranno il prossimo primo marzo.
Lo scopo, ha spiegato ieri il questore del capoluogo lombardo, Alessandro Marangoni, è quello di inserire in ogni istituto, tra cui i milanesi «Molinari» e «Gentileschi», un docente istruttore con il compito, a sua volta, di trasferire ai colleghi le conoscenze acquisite durante il corso. In questo modo si potranno sensibilizzare oltre 140mila studenti lombardi e inserire le tematiche della sicurezza sul web nei programmi didattici. Il progetto coinvolgerà anche alcune scuole di Brescia, Lecco, Pavia e Varese.

Secondo il direttore generale dell’ufficio regionale scolastico per la Lombardia, Giuseppe Colosio, a capo di un sistema che comprende 1.500 scuole, 140mila docenti e un milione e mezzo di studenti, «il formato digitale rappresenta un grande deposito del sapere». «Siamo consapevoli di questo strumento imprescindibile - ha spiegato - e dato questo presupposto abbiamo l’obbligo di proteggere i nostri giovani».

E dagli orchi del web passiamo agli orchi che si nascondono tra le pareti domestiche. Sono 400 mila i minori che in Italia sono vittime della cosiddetta «violenza assistita di genere», cioè di violenze, maltrattamenti fisici, psicologici ed economici perpetrati sulle loro madri il più dalle volte dai mariti e partner, all’interno delle mura domestiche e di cui i bambini sono stati «vulnerabili spettatori». È questo il dato emerso dalla presentazione, avvenuto ieri a Roma, del rapporto di Save the Children e del Garante Infanzia Lazio sulle conseguenze che le violenze sulle madri, hanno sui bambini che le assistono. Nel convegno, dal titolo «Spettatori e Vittime: i bambini e le bambine che assistono ad un atto di violenza lo subiscono», è stato inoltre illustrato anche un approfondimento sulle regioni del Piemonte, Lazio e Calabria.

«È ormai dimostrato che un bambino che assiste a una violenza su una persona per lui fondamentale come la madre vive un trauma e avrà delle conseguenze uguali a quelle di un bambino che abbia subito direttamente maltrattamento e violenza», ha spiegato Raffaela Milano, responsabile programmi Italia-Europa di Save the Children.
«È molto importante - ha sottolineato - che questa consapevolezza raggiunga tutti i settori della società. Intorno a questi bambini è necessario accrescere l’attenzione e rafforzare le reti e i servizi di protezione, cura, tutela, sia a livello nazionale che al livello di interventi regionali». Senza dimenticare il ruolo-chiave delle famiglie, ovviamente.