Wto, falliti i negoziati: è guerra tra Asia e Usa

Ennesimo fallimento per il ciclo
di negoziati lanciato a Doha nel 2001 per la liberalizzazione del
commercio internazionale. Le
sette principali potenze commerciali non sono
riuscite a raggiungere un compromesso

Ginevra - I negoziati in corso a Ginevra per raggiungere un accordo sul commercio globale nell’ambito della Wto sono stati interrotti a causa delle controversie sulle misure rivolte a tutelare gli agricoltori dei paesi poveri. Lo hanno riferito fonti diplomatiche. "Gli Stati Uniti e l’India non hanno accettato la proposta di compromesso e si è arrivati a un impasse", ha spiegato una fonte. Paesi in via di sviluppo come India e Cina sono da giorni ai ferri corti con gli Stati Uniti, soprattutto per quanto riguarda il livello delle tariffe all’importazione di cibo.

L'ennesimo fallimento Ancora un fallimento per il ciclo di negoziati lanciato a Doha nel 2001 per la liberalizzazione del commercio internazionale. Dopo nove giorni di discussioni, le sette principali potenze commerciali (Stati Uniti, Unione europea, Giappone, Brasile India, Cina e Australia) non sono riuscite a raggiungere un compromesso sul meccanismo di salvaguardia delle importazioni agricole, in particolare per le forti divergenze tra Stati Uniti e India, facendo fallire la discussione. "Gli Stati Uniti e l’India non hanno accettato le proposte di compromesso, si è arrivati a una situazione di stallo", ha detto una fonte vicina ai negoziati. Il Direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), Pascal Lamy, ha confermato il fallimento dei colloqui, spiegando che "avevamo 20 argomenti sul tavolo da regolare, ne abbiamo risolti 18, siamo caduti sul 19esimo". Tuttavia, ha aggiunto, "continuerò ad adoperarmi per un sistema commerciale mondiale migliore".

La posizione americana Il rappresentante Usa al Commercio Susan Schwab è apparsa delusa davanti alla stampa, sottolineando come l’accordo sul commercio internazionale fosse "così vicino venerdì", prima di arenarsi sulla contrapposizione tra Washington e Nuova Delhi, e gli altri grandi Paesi emergenti, sulla questione del meccanismo di salvaguardia dell’agricoltura. Un meccanismo che permette ai paesi in via di sviluppo di applicare tariffe eccezionali sui prodotti agricoli, a fronte di un forte aumento delle importazioni o a un ribasso dei prezzi, per proteggere i loro produttori. Nuova Delhi, sostenuta dagli Stati del G33 (Paesi in via di sviluppo che dipendono da alcuni prodotti agricoli) chiede che la soglia di applicazione di tale meccanismo sia abbassata, incontrando così l’opposizione di Washington, che teme che possa trasformarsi in uno strumento protezionistico. Nonostante il nuovo fallimento, per il rappresentante Usa è essenziale che i 153 paesi del Wto "continuino a fare passi avanti" nel negoziato, mentre i paesi in via di sviluppo respingono l’accusa di aver fatto naufragare il negoziato, puntando il dito contro gli Stati Uniti. "Sono stati intransigenti sul meccanismo di salvaguardia - ha dichiarato un diplomatico indiano - è una questione d’importanza vitale per noi". Secondo altri, la rigidità della posizione di Washington sulla questione serviva a scongiurare nuove pressioni nel negoziato sulle sovvenzioni al cotone, dopo la forte presa di posizione della Cina contro gli aiuti Usa. "Gli Stati Uniti non potevano permettersi di aprire varchi sul cotone e non volevano neanche discuterne - ha detto un diplomatico asiatico - rimanendo rigidi sul meccanismo di salvaguardia, sapevano che anche l’India non avrebbe mollato, facendo ricadere così su di loro la responsabilità del fallimento".

Il fronte europeo Sul fronte europeo, i negoziati a Ginevra hanno visto alcuni Paesi dell’Unione europea prendere le distanze dal Commissario del Commercio, Peter Mandelson, primo fra tutti la Francia, attuale presidente di turno dell’Unione. Ieri era nato a Ginevra un "club dei volenterosi", composto da Italia, Francia, Irlanda, Polonia, Ungheria, Grecia, Portogallo, Lituania e Cipro, con lo scopo di fare pressioni su Mandelson e ottenere tutele nell’accordo finale per le "indicazioni geografiche di provenienza" e "gli interessi industriali europei di fronte ai paesi emergenti".

L'Ue: "Fiducia minata" Un portavoce dell’Unione europea, Peter Power, ha bollato il fallimento dei negoziati sul commercio internazionale a Ginevra come "un duro colpo alla fiducia nell’economia globale". Secondo fonti negoziali, i colloqui dell’Organizzazione mondiale per il commercio (Wto) sarebbero naufragati per il mancato compromesso fra Stati Uniti, Cina e India sulla questione del meccanismo di salvaguardia delle importazioni agricole. Il ministro del Commercio neozelandese, Phil Goff, ha definito improbabile che i rappresentanti delle sette principali potenze commerciali (Stati Uniti, Unione europea, Giappone, Brasile India, Cina e Australia) riprendano il ciclo dei negoziati prima della metà del prossimo anno.