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"I nostri figli, disabili di serie B"

"Un lavoratore con partita iva, genitore di un bambino disabile, non ha diritti". Renata B., 61 anni e un marito lavoratore autonomo che ancora non sa quando andrà in pensione per riuscire ad aiutarla con la figlia Marta, che dalla nascita presenta un ritardo cognitivo e motorio di natura sconosciuta, definito pure come una forma non conclamata di autismo.

Nell'intervista non vuole mostrare il volto, per "un senso di pudore nei confronti dei miei figli". Ma le sue parole risuonano forti e chiare. Il marito probabilmente andrà in pensione con l'Ape sociale, dopo quarant'anni di lavoro e contributi versati. "Le partite iva sono in aumento - sottolinea -, conosco molti giovani costretti ad aprirne una per lavorare. Anche per loro bisogna parlare. Se hanno un problema, un figlio disabile, un genitore malato, devono poter usufruire dei benefici della Legge 104 come gli altri lavoratori dipendenti. Le mamme devono avere diritto alla maternità. Un governo civile deve fare qualcosa anche per loro. Non è necessario sopportare una sofferenza per capire cosa significhi. È una questione di civiltà".

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