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Nadia: "Sogno la fine dell'Isis ​e dei suoi orrori"

"Sogno che i paesi del mondo si uniscano per combattere l'Isis", dice Nadia Murad Basee Taha, 21enne yazida sfuggita agli orrori del Califfato dopo tre mesi di prigionia a Mosul. A lei è stato assegnato il premio internazionale "La Donna dell’Anno", promosso dal consiglio regionale della Valle d’Aosta, per essersi distinta come "motore del cambiamento nel mondo, attraverso la sua instancabile azione di condanna di tutti i crimini commessi in nome dell’Islam".

Da quando è riuscita a raggiungere la Germania, dove vive, e a raccontare la sua storia, le sue parole hanno commosso il mondo intero. E lei continua a ripetere ogni dettaglio dell'attacco al suo villaggio nel nord dell'Iraq, dello sterminio di cinquemila tra uomini e anziani, e del rapimento di ragazze e bambini. Non si ferma nonostante le faccia male ricordare quei mesi di prigionia, tra violenze e torture, in cui è stata comprata e venduta come schiava del sesso, perché la sua sofferenza, dice, "non è nulla di fronte al dolore della mia comunità e dell’intera regione dell’Iraq e della Siria afflitta dalla guerra".

Traendo la forza dalla terribile esperienza vissuta, Nadia ha scelto di fare della difesa del suo popolo la sua missione di vita, "per muovere il mondo occidentale" che non sta facendo abbastanza contro il Daesh.