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Roma, donne in corteo contro il centro di accoglienza

Roma, via Boccea. “Nessuna sicurezza, nessuna libertà”. Dietro a questo slogan, impresso su uno striscione, decine e decine di donne marciano tra la folla. Hanno il passo sicuro di chi vuole riprendere possesso delle strade. Quelle strade che, con l’apertura dell’ennesimo centro di accoglienza e l’arrivo di altri duecentocinquanta migranti, sono diventate ancora più insicure, minacciose, proibite. Alla testa del corteo di comitati e cittadini che, sabato pomeriggio, ha attraversato il quartiere Aurelio di Roma - sfidando la pioggia battente - per dire no al nuovo centro di accoglienza, alcune donne cantano a squarciagola l’inno d’Italia. Cantano per esorcizzare la paura perché “non è facile girare di notte in questo quartiere - racconta una di loro - ti senti seguita, ti senti osservata, non si è più tanto al sicuro qui”. Apprezzamenti, sguardi insistenti, pedinamenti e inconvenienti spiacevoli: per molte residenti le difficoltà quotidiane sono diventate intollerabili.

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