Albanese si dà alla lirica: debutto alla Scala

Il comico cura la regia di un’opera buffa di Donizetti che ironizza sul melodramma. L'attore: "Spesso andare a teatro è noioso. Si dovrebbero inventare titoli più moderni"

Albanese si dà alla lirica: debutto alla Scala

Milano - Colpo di scena. L’ingenuo Epifanio, l'aggressivo Alex Drastico, il telecronista-ballerino Frengo, l’Onorevole Cetto LaQualunque e pure l’inquietante Ministro della Paura, insomma le mille anime di Antonio Albanese confessano d’essersi letteralmente appassionate all'opera lirica. Già, perché Antonio Albanese è da un anno intero, e in modo totale da settembre, che lavora alla regia di un’opera comica di Gaetano Donizetti, Le convenienze ed inconvenienze teatrali, in scena alla Scala da domenica 4 al 14 ottobre. E chissà che questo porti un po’ di scompiglio, o almeno di aria nuova, nel vecchio mondo del melodramma italiano, un mondo che proprio le Convenienze prendevano in giro già nel lontano 1827, quando la farsa in un atto di Donizetti, su libretto di Domenico Gilardoni, si presentava al pubblico per la prima volta. Di questo nuovo amore per la lirica, Albanese ne dovrebbe parlare in ottobre a Che tempo che fa, il programma di Fabio Fazio che per l’occasione non farà da spalla al comico, come nelle edizioni precedenti, ma lo intervisterà su un tema che difficilmente avremmo immaginato potesse coinvolgere Albanese. Lui, dopo questa fuga nell’opera, tornerà a teatro (al Ciak di Milano, dall’11 febbraio) anzitutto con Personaggi, uno spettacolo che mette in fila, in un colpo solo, tutti i personaggi creati da Albanese.

Non male esordire nell’opera partendo proprio dal teatro numero uno d’Italia e fra i maggiori al mondo. Ma a suo modo, anche Albanese fa la gavetta. Non si rapporta infatti ad artisti navigati, bensì ai giovani dell’Accademia della Scala, ai ragazzi di talento scelti, cresciuti e poi lanciati da questa bella bottega d’arte nata in seno al teatro milanese. Ha poi contato sulla salda collaborazione del direttore d’orchestra Marco Guidarini.

Albanese confessa di essere «eccitato dopo mesi di lavoro con questi ragazzi». E la Scala risponde chiedendogli di entrare a far parte della rosa degli insegnanti dell’Accademia. Già si tratta. Le Convenienze mettono alla berlina cantanti, librettisti, compositori, impresari. Ma quali sono i vizi e le manie dell’opera di oggi? «Mi dicono che i cantanti adulti siano più capricciosi. I giovani con cui ho lavorato esercitano una grande protezione dell'organo vocale, questo sì. S’è tanto parlato di spifferi d’aria in questi giorni», ironizza Albanese. Che reputa il mondo dell’opera, «un mondo di grande rigore. Qui alla Scala ho visto operare artisti splendidi, a partire da scenografi e costumisti». Le cose si complicano con l’Albanese spettatore che ci confessa schietto schietto che «sì, alcune volte vado a teatro, ma mi capita spesso di andarmene prima che l’opera sia finita». Noia da musica o da regia, ci chiediamo? «Non di musica di sicuro. Diciamo che trovo alcune cose un po’ vecchie, e alla fine non riesco più stare in poltrona. Ho visto gente forzarsi a stare seduta, ma perché mai. Quando non si gradisce bisogna andarsene». A suo modo, Albanese sostiene che il melodramma vada svecchiato: «Lo spazio dell'opera deve vivere. Però io sto aspettando con avidità nuove realtà, nuove opere, nuove energie, anche nuove infiltrazioni». In sintesi: aspetta nuove regie di opere di tradizione o nuovi titoli? «L’opera va rispettata. Ci vuole onestà, principio che ho rispettato anche in questa mia collaborazione scaligera. Non mi piace vedere Don Giovanni che appare in sella a una Harley Davidson. Vorrei titoli nuovi, vorrei che fossero coinvolti i compositori d’oggi. Ricordo un lavoro che feci con il compositore Luca Francesconi, fu solo una sperimentazione però era un tentativo di dire qualcosa di nuovo», chiarisce. E allarga il discorso alla prosa, «anche la drammaturgia va rinnovata. Capisco che per noi comici, che operiamo da soli e in piccoli spazi, sia tutto più semplice. Però...». Però i comici cavalcano l’attualità. Questa operazione non sembrerebbe altrettanto semplice e applicabile al mondo della classica. «Non è vero», replica Albanese. E vai con la stoccata: «Con la musica si può fare tanto. Oggi per esempio salterebbe fuori un Requiem meraviglioso». I tempi sono cambiati radicalmente dal primo Ottocento delle Convenienze di Donizetti, al punto che in nessuno degli undici ruoli in gioco nella farsa rivedremo i personaggi di Albanese, «forse ci sono tracce, qui e là, di Epifanio. Ma io sono più cattivo».